Ambra Angiolini, figura simbolo della televisione italiana degli anni Novanta, torna a raccontare con franchezza la sua esperienza nel mondo di Mediaset e in particolare nel celebre programma Non è la Rai.
Intervistata nel podcast “Tintoria” condotto da Daniele Tinti e Stefano Rapone, l’attrice smentisce con fermezza i miti e le dicerie legate a quel periodo, compresi i presunti legami con l’uso di sostanze stupefacenti e le critiche legate alla sessualizzazione del programma.
Ambra Angiolini si sofferma subito su uno dei luoghi comuni più diffusi riguardo al mondo di Mediaset negli anni Novanta, ovvero la presunta diffusione di droghe tra le giovani protagoniste dei programmi televisivi.
Mediaset anni Novanta: un ambiente sotto controllo
L’attrice chiarisce senza mezzi termini: “Non c’era nulla di tutto questo, lì non ho mai visto niente. Eravamo super controllati”. La sua testimonianza è supportata dall’età delle ragazze coinvolte, minorenni in larga parte, e da un sistema di vigilanza rigoroso che coinvolgeva anche il tribunale dei minori.
Aggiunge inoltre che molte delle storie e delle leggende che circolavano sul dietro le quinte erano molto più interessanti di quanto poi la realtà confermasse: “Anche io ero più interessante nelle chiacchiere degli altri di quanto ero in realtà nella vita: una persona disagiata come tanti”.
Durante l’intervista è emersa anche la sua personale avversione verso la marijuana, che le provoca attacchi di panico: “Io non ce l’ho, ho attacchi di panico solo a respirarla”. Questo particolare chiarisce ulteriormente come sia distante dalle dinamiche di uso di stupefacenti ipotizzate nello show Mediaset.
Ambra racconta anche gli inizi della sua carriera, iniziata come ballerina giovanissima. Il primo provino, per un programma estivo, rischiò di andare male a causa di un errore di scrittura del suo numero di telefono. Fu grazie all’intuito e all’intervento della sua maestra di danza che la situazione si risolse.

La Chiesa pensava fosse posseduta – www.medjugorje-news.it
Il salto di qualità arrivò con la selezione per il programma “Bulli e Pupe” e, successivamente, con il passaggio a “Non è la Rai”. Qui Ambra si fece notare dal regista e ideatore Gianni Boncompagni, che, colpito dai suoi capelli ricci, le affidò un ruolo più centrale, il cosiddetto “gioco dello zainetto”. Nonostante qualche difficoltà iniziale di pronuncia, superata con esercizi mirati, l’attrice conquistò il suo posto nel format.
Le critiche a ‘Non è la Rai’ e la censura della Chiesa
Non sono mancate le polemiche sull’immagine del programma, spesso accusato di essere eccessivamente sessualizzato e al centro di controversie. Ambra rigetta queste critiche, sottolineando come “il programma in sé… era un programma di ragazzini che ballavano sul palco” e che la sessualizzazione era più frutto di percezioni esterne che di reali contenuti del format.
Tra le difficoltà incontrate, l’attrice ricorda un momento particolarmente doloroso: un richiamo ufficiale dalla Chiesa che la accusava di essere “posseduta dal demonio” e che minacciava addirittura la scomunica se avesse continuato la sua partecipazione al programma. “Ho pianto tanto lì”, confessa Ambra, ricordando quanto quelle critiche fossero dure e ingiuste.
Il racconto di Ambra Angiolini offre così uno sguardo diretto e sincero su un’epoca della televisione italiana spesso mitizzata e fraintesa, restituendo umanità e verità a un’esperienza che ha segnato profondamente il panorama mediatico degli anni Novanta.
Ambra Angiolini: la confessione che non ti aspetti - www.medjugorje-news.it (photo: Instagram/ambraofficial)




