L’orfanotrofio di suor Cornelia a Medjugorje: accoglienza e speranza per i più fragili

Dagli orfanotrofi storici alle case-famiglia e all’affido: l’Italia ha rivoluzionato l’accoglienza dei minori, puntando su tutela affettiva e sviluppo equilibrato

Nel panorama delle politiche sociali italiane, il tema dell’orfanotrofio e delle forme di accoglienza per minori privi di una famiglia di origine continua a essere di grande attualità, seppure con modalità profondamente mutate rispetto al passato. Oggi, grazie a un sistema di tutela più evoluto, gli orfanotrofi tradizionali sono stati superati da un modello basato su case-famiglia e affido familiare, più attento alle esigenze affettive e psicologiche dei bambini.

La storia degli orfanotrofi in Italia: dalle origini al superamento

L’istituzione dell’orfanotrofio affonda le sue radici nel Medioevo, quando confraternite religiose e ordini cattolici si facevano carico dell’accoglienza di bambini abbandonati o orfani, spesso nei cosiddetti “ruotini” posti presso conventi o ospedali. Fra le prime strutture nate in Italia si annoverano la Real Casa dell’Annunziata di Napoli (1343), il Pio Ospedale della Pietà a Venezia (1346) e lo Spedale degli Innocenti di Firenze (1445), che rappresentarono un modello di assistenza e cura per minori privi di tutela familiare.

Con l’Unità d’Italia, l’assistenza all’infanzia divenne competenza pubblica e gli orfanotrofi si strutturarono come grandi istituzioni, spesso rigidamente organizzate e focalizzate sulla disciplina e la sopravvivenza materiale. Tuttavia, a partire dagli anni Settanta, la comunità scientifica e pedagogica iniziò a evidenziare i limiti di queste strutture, sottolineando come la mancanza di relazioni affettive stabili potesse compromettere lo sviluppo emotivo e identitario dei bambini.

Questa crescente consapevolezza portò a una riforma normativa fondamentale: la Legge n. 149 del 28 marzo 2001. La legge sancì la chiusura definitiva degli orfanotrofi entro il 31 dicembre 2006, favorendo l’adozione di modelli alternativi di accoglienza più umani e personalizzati.

La realtà attuale: case-famiglia e affido familiare

Oggi, in Italia, gli orfanotrofi come istituzioni tradizionali non esistono più. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 2023, sono oltre 30.000 i minori accolti fuori dalla famiglia di origine, fra comunità educative e affido familiare, con un numero complessivo che supera i 42.000 includendo i minori stranieri non accompagnati. Le regioni con il maggior numero di bambini fuori famiglia sono Lombardia, Sicilia, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio, Puglia e Campania.

Il sistema di accoglienza si basa su due pilastri principali:

  • Affidamento familiare: il minore viene temporaneamente accolto da una famiglia affidataria, scelta e seguita dai servizi sociali. L’obiettivo è garantire stabilità affettiva e cura, favorendo ove possibile il reinserimento nella famiglia originale.
  • Case-famiglia e comunità educative: strutture di piccole dimensioni (tipicamente da 4 a 10 minori), gestite da educatori professionali o coppie residenziali. Questi ambienti cercano di ricreare un clima familiare, con attenzione alle esigenze emotive e psicologiche del bambino.

Entrambi i modelli sono seguiti da equipe multidisciplinari composte da assistenti sociali, psicologi ed educatori, per assicurare un supporto completo e personalizzato.

Orfanotrofio: un termine che resta nel lessico, ma non più nella pratica

Nonostante la scomparsa degli orfanotrofi tradizionali, nel linguaggio comune la parola rimane molto diffusa e ricercata, evocando immagini di grandi istituzioni spesso fredde e impersonali. La realtà attuale è però molto diversa: il sistema di tutela minorile italiano punta a restituire ai bambini un ambiente che più somigli a una famiglia, evitando l’isolamento affettivo e promuovendo relazioni stabili e significative.

Questa trasformazione non è stata solo normativa ma anche culturale e pedagogica, segnando un cambiamento profondo nel modo di concepire la protezione dell’infanzia. Il superamento degli orfanotrofi rappresenta infatti il riconoscimento del diritto di ogni bambino a crescere in un contesto affettivo sicuro e stimolante, elemento essenziale per il suo sviluppo equilibrato e per il futuro inserimento sociale.


Parallelamente, a livello storico-artistico, il termine “Veggenti” richiama alla memoria i celebri affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina (1508-1512), dove profeti e sibille sono rappresentati con una forza monumentale che incarna la rivelazione divina e la profezia della venuta di Cristo. Queste figure, disposte su troni architettonici e accompagnate da putti reggitarga, simboleggiano la connessione tra mondo pagano e cristiano, un tema caro alla teologia rinascimentale.

Mentre da un lato la storia dell’orfanotrofio racconta l’evoluzione sociale e umanitaria, dall’altro l’arte dei Veggenti di Michelangelo rappresenta un patrimonio culturale che continua a ispirare riflessioni sul destino umano e la ricerca del divino. Entrambi i temi, pur distanti, testimoniano la complessità dell’esperienza umana e il bisogno di protezione, speranza e futuro.

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Redazione