La percezione del tempo che accelera con l’età è un fenomeno reale, confermato da numerosi studi che ne indagano le radici.
La cronobiologia, disciplina che esplora i ritmi biologici e il loro impatto sulla percezione temporale e sulla salute umana, contribuisce a spiegare perché l’infanzia sembra durare all’infinito mentre gli anni dell’età adulta sembrano volare via in un lampo.
Secondo la cronobiologia, non esiste un’unica dimensione temporale, ma due: il tempo fisico, misurabile, e il tempo soggettivo, che dipende dall’esperienza personale. Con l’avanzare dell’età, la percezione soggettiva del tempo tende ad accelerare perché il cervello adulto registra meno novità e differenziazioni tra i giorni. Gli studi più recenti confermano che mentre nell’infanzia ogni esperienza è nuova e stimola intensamente i sistemi di memoria e attenzione, nell’età adulta la routine e la ripetitività attenuano l’emozione e la memorizzazione degli eventi, comprimendo così il senso del tempo vissuto.
La novità come chiave per “allungare” la percezione del tempo
Il meccanismo alla base di questa percezione è strettamente legato alla quantità di ricordi distinti che il cervello riesce a immagazzinare. Nel periodo infantile, dove tutto è scoperta, il cervello accumula dettagli e ricordi densi, facendo sembrare quel tempo “lungo”. Al contrario, la vita adulta caratterizzata da routine spesso monotone produce un’esperienza temporale più breve, perché le giornate sembrano somigliarsi e non lasciano tracce profonde nella memoria. Per questo motivo, esperienze eccezionali come viaggi, cambi di ambiente o nuove attività, possono temporaneamente rallentare la percezione del passare del tempo, rendendo le giornate più “piene” e memorabili.
Memoria e routine: i pilastri dell’illusione dei giorni che volano
La memoria recente è cruciale in questo processo. Molti adulti ricordano vividamente episodi dell’infanzia ma faticano a rievocare con precisione gli eventi della settimana appena trascorsa. La ripetitività delle attività quotidiane fa sì che i giorni si fondano in un’unica esperienza indistinta, contribuendo alla sensazione che il tempo scorra più velocemente. In questo senso, spezzare la monotonia con attività creative o momenti di piena consapevolezza può aiutare a creare nuovi “marcatori” temporali, rallentando la percezione soggettiva del tempo.

Come allenare il cervello a rallentare il tempo percepito (www.medjugorje-news.it)
Fortunatamente, la percezione del tempo non è immutabile. La cronobiologia suggerisce alcune strategie per “allungare” la percezione del tempo vissuto. Introdurre novità nella routine quotidiana, come cambiare percorso, imparare nuove abilità o dedicarsi a hobby creativi (scrittura, disegno, musica) stimola l’attenzione e la memoria. Anche l’attenzione consapevole al presente, ad esempio mangiare senza distrazioni o osservare attentamente l’ambiente circostante, favorisce una registrazione più ricca dell’esperienza.
L’immersione nella natura, osservando il cielo stellato o il movimento degli animali, rappresenta un altro potente strumento per rallentare la sensazione di accelerazione del tempo. In questo senso, dormire all’aperto almeno una volta nella vita è un’esperienza raccomandata dagli esperti: il ritorno a condizioni naturali e lontane dalla luce artificiale favorisce un ricordo intenso e duraturo nella memoria, contribuendo a dilatare la percezione soggettiva del tempo.
Cronobiologia: il ritmo biologico e la salute
La cronobiologia studia l’adattamento degli organismi viventi ai ritmi naturali, come quelli solari e lunari, e i cosiddetti ritmi circadiani, che regolano i processi biologici in cicli di circa 24 ore. Questa disciplina ha profonde implicazioni anche per la salute umana: il ritmo sonno-veglia, la regolazione degli ormoni e altre funzioni fisiologiche sono strettamente sincronizzate con il ciclo naturale giorno-notte.
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha evidenziato come la desincronizzazione di questi ritmi, ad esempio a causa del lavoro su turni o dell’esposizione prolungata alla luce artificiale notturna, possa aumentare il rischio di patologie cardiovascolari, metaboliche e persino oncologiche.
Il cervello adulto e la percezione del tempo (www.medjugorje-news.it) 




