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Crisi e Sconvolgimenti in Germania: Analisi dell’Apocalisse Tedesca del 2023

Roma, 30 gennaio 2026 – Quattro donne di spicco nel mondo cattolico tedesco – la teologa morale Katharina Westerhorstmann, la teologa Marianne Schlosser, la filosofa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz e la giornalista Dorothea Schmidt – hanno acceso un nuovo dibattito nella Chiesa tedesca. Il 6 novembre scorso hanno inviato una lettera aperta ai vescovi della Conferenza Episcopale Tedesca, un passo che arriva dopo mesi di discussioni intense sul tema della riforma ecclesiale e del ruolo delle donne, soprattutto in relazione ai risultati del Cammino sinodale tedesco.

Lettera aperta: allarme sulle riforme in corso

La lettera, firmata e spedita da Friburgo nelle prime ore del mattino, esprime una forte preoccupazione per quella che viene definita una “pressione crescente” sulla Chiesa tedesca per adottare riforme considerate in netto contrasto con la tradizione cattolica. Al centro della polemica ci sono il dibattito sul diaconato femminile e la possibilità di rivedere dottrine riguardanti la morale sessuale e l’organizzazione della Chiesa. “Siamo chiamate a segnalare deviazioni che, secondo noi, rischiano di spezzare l’unità con Roma”, ha spiegato Westerhorstmann, docente all’Università di Bonn, in un’intervista telefonica con alanews.it. Un chiaro riferimento alle decisioni prese durante il Cammino sinodale, che nelle settimane precedenti aveva aperto su diversi fronti.

Tra dottrina e unità: le ragioni dell’allarme

Nella lettera si sottolinea come alcune richieste emerse dalle assemblee sinodali tedesche – in particolare quella sull’apertura al diaconato femminile – mettano a rischio “la comunione con la Chiesa universale”. Marianne Schlosser, ex membro della Commissione Teologica Internazionale, ha ribadito: “Non è solo questione di regole interne. Qui si toccano punti essenziali della fede cattolica”. E nel testo c’è anche un appello chiaro ai vescovi: “Guardatevi dalle tentazioni di cambiamenti facili. Potrebbe essere una strada senza ritorno”.

Germania tra spinte riformiste e richiami da Roma

Negli ultimi anni la Chiesa cattolica in Germania è diventata un campo caldo per chi chiede cambiamenti profondi. Il Cammino sinodale, iniziato nel 2019 e terminato nella primavera del 2023 a Francoforte, ha visto coinvolti circa 230 delegati – tra vescovi, laici e rappresentanti delle associazioni ecclesiali più importanti – chiamati a discutere temi scottanti come il potere, la sessualità, il ruolo delle donne e gli abusi. Non sono mancati momenti difficili: diversi vescovi hanno manifestato dubbi sulle decisioni giudicate troppo radicali rispetto alla linea della Santa Sede. Nel marzo 2023 Papa Francesco aveva ricordato chiaramente che “la Chiesa non è un laboratorio di cambiamenti continui”, frase che è stata spesso richiamata nel dibattito tedesco.

Reazioni contrastanti dentro e fuori la Germania

La presa di posizione delle quattro intellettuali ha subito acceso reazioni varie. Fonti vicine alla Conferenza Episcopale parlano di un’accoglienza fatta “con rispetto ma anche con prudenza”. Sul fronte progressista sinodale invece si è parlato apertamente di “passo indietro” rispetto alla spinta verso una Chiesa più aperta. Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, filosofa premiata con il Ratzinger Prize nel 2021, ha commentato: “Sapevamo che avremmo incontrato critiche. Ma difendere una visione coerente della fede è fondamentale”. Sulla stampa tedesca il confronto si è fatto rovente: il quotidiano Die Zeit ha raccolto pareri molto diversi anche tra i fedeli. In alcune parrocchie del Nord Reno-Westfalia sono stati organizzati incontri serali per discutere proprio i contenuti della lettera.

L’eco internazionale del dibattito tedesco

Il dibattito non è rimasto confinato oltreconfine. Osservatori vaticani hanno notato come il documento abbia rilanciato interrogativi simili in altri Paesi europei: in Francia e Austria circolano traduzioni non ufficiali tra gruppi laici e movimenti ecclesiali. Il teologo italiano Massimo Faggioli ha scritto su Twitter che “la discussione tedesca mette a nudo uno scontro ormai inevitabile tra le identità locali e l’universalità della Chiesa”. In Vaticano, secondo fonti riservate, il testo è stato letto con molta attenzione dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Cosa succederà adesso?

A quasi tre mesi dalla pubblicazione della lettera, il clima resta piuttosto acceso. Nei prossimi giorni è attesa a Bonn una nuova riunione plenaria dei vescovi tedeschi: al centro ci saranno i rapporti con Roma e l’attuazione delle decisioni sinodali. Westerhorstmann ha spiegato chiaramente: “Non vogliamo bloccare il confronto, ma spingerlo a essere più serio e responsabile”. Al momento non sono arrivate risposte ufficiali dalla Conferenza Episcopale; tuttavia alcune fonti raccolte a Colonia non escludono possibili prese di posizione nelle settimane a venire. Intanto nelle comunità cristiane si continua a discutere: tra chi chiede coraggio e chi invita alla cautela, il dibattito resta apertissimo.

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