101 anni di fede: il vescovo che ha attraversato 8 Papi racconta la sua vita

A cento e uno anni, l’arcivescovo Gaetano Bonicelli, il più longevo vescovo d’Italia, continua a vivere con energia e spirito missionario.

Nato nel 1924 a Vilminore di Scalve, in alta Val Seriana, ha da poco celebrato il suo 101° Natale presso la Casa del Pellegrino al santuario della Madonna dei Campi a Stezzano, vicino a Bergamo.

Qui, tra le mura che lo ospitano, ripercorre una vita segnata da un impegno ecclesiastico profondo, ma anche da un legame forte con la storia della Chiesa italiana del Novecento.

Un percorso di fede e impegno sociale

L’infanzia di don Gaetano è radicata nelle montagne bergamasche, dove nacque da una famiglia modesta di emigranti: suo padre lavorava nelle miniere del Ghana. Entrato in seminario nel 1937 a Clusone, la sua formazione fu segnata dalla difficile contingenza della guerra, vivendo quegli anni come “anni di fame e di guerra”, fino all’arrivo degli Alleati che vide con un cannocchiale dalla sua Bergamo Alta. Ordinato sacerdote nel 1948, iniziò il suo ministero come curato ad Almenno San Salvatore, dove la sua energia pastorale si espresse soprattutto nel lavoro con i giovani e nell’Azione cattolica.

La sua carriera accademica e pastorale si sviluppò poi tra la Università Cattolica di Milano, dove studiò Scienze Politiche insieme a personalità come Ciriaco De Mita, e Parigi, all’École des Hautes Études, dove approfondì la sociologia, esperienza che gli fu preziosa nel suo lungo incarico al Centro Orientamento Pastorale. Il suo ruolo si ampliò ulteriormente a Roma, nelle Acli e nell’Ufficio centrale per l’emigrazione italiana, in un periodo cruciale per la Chiesa, coincidente con l’elezione di Papa Giovanni XXIII e l’avvio del Concilio Vaticano II. Bonicelli stesso partecipò all’organizzazione di eventi significativi di quegli anni, come la fiaccolata del 1962, simbolo di un rinnovamento che lui difese con convinzione, definendo il Concilio una “grazia” e un punto di svolta per la società contemporanea.

Nel 1972 entrò nella Conferenza Episcopale Italiana come segretario aggiunto, divenendo poi direttore delle comunicazioni sociali. Nel 1975 fu consacrato vescovo da Paolo VI, ricevendo l’incarico di ausiliare nella diocesi di Albano. Due anni dopo divenne vescovo di quella diocesi, in un contesto di espansione economica e sociale legata alla Cassa del Mezzogiorno. Proprio a Castel Gandolfo ebbe modo di frequentare da vicino i pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, con quest’ultimo instaurando un rapporto di vicinanza durato fino alla morte del Papa polacco.

Monsignor Bonicelli: la sua vita con Dio – www.medjugorje-news.it

Nel 1981 arrivò una svolta inattesa: Bonicelli fu nominato ordinario militare, incarico che accettò con umiltà nonostante non avesse mai svolto il servizio di leva. Per nove anni girò tra caserme, celebrando Messe e conferendo Cresime a soldati italiani, anche in missioni all’estero, come in Libano, dove visse momenti difficili come le celebrazioni in mezzo ai bombardamenti. Queste esperienze lo hanno segnato profondamente, rafforzando la sua vocazione pastorale anche in ambiti non tradizionali.

Gli ultimi incarichi e il dialogo con i Papi contemporanei

Nel 1990 divenne arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, dove si confrontò con amministratori locali di orientamento politico diverso, come il sindaco comunista Pierluigi Piccini, mantenendo sempre rapporti di stima reciproca. Durante la sua guida si celebrò il Congresso Eucaristico Nazionale del 1994. Pur dimettendosi all’età canonica di 75 anni, gli fu concesso di restare in carica per altri due anni, fino a quando nel 2001 si ritirò nella sua attuale residenza bergamasca.

Nel corso della sua lunga vita, don Gaetano ha incontrato e collaborato con otto papi, approfondendo rapporti particolari soprattutto con Benedetto XVI, che gli affidò delicate questioni durante il suo ministero alla Congregazione per la Dottrina della Fede, e con Giovanni Paolo II, con cui condivise una lunga amicizia. Con Papa Francesco, invece, Bonicelli ha avuto contatti più sporadici ma riconosce come la solidarietà sia tornata al centro dell’agenda ecclesiale. Recentemente ha anche incontrato Leone XIV, con cui ha condiviso riflessioni sulla storia della Chiesa italiana.

Nonostante l’età avanzata, l’arcivescovo mantiene viva la sua curiosità e il suo spirito, come testimonia la sua attenzione ai dettagli quotidiani, come la necessità di rinnovare l’abbonamento ai quotidiani, segno di una mente ancora attiva e curiosa del mondo che lo circonda.

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Rosalia Gigliano