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Medjugorje. Testimonianza di Padre Leonid, esorcista ucraino

Medjugorje. Testimonianza di Padre Leonid, esorcista ucraino: ‘Io pregavo e Satana rideva’

Il mio primo pellegrinaggio a Medjugorje è stato legato ai miei compiti e ad un interesse nella mia vocazione sacerdotale. 

Il Sacerdote Leonid, della Provincia ucraina dell’Ordine dei Redentoristi, ha partecipato al 15° Seminario Internazionale per i Sacerdoti a Medjugorje ed ha dato, prima ai partecipanti al seminario e poi anche ai giornalisti di Radio “Mir” Medjugorje, una testimonianza non comune. 

Nel 2005 cioè la Chiesa locale mi ha affidato una grande responsabilità ed il compito di portare una croce pesante: cioè il ministero di esorcista. I primi mesi ed i primi anni sono stati riempiti dall’amore e dalla grazia di Dio, ma naturalmente anche di grandi difficoltà.

Tuttavia, la vera grande difficoltà capito durante un, per dirla così, “grande esorcismo” su un posseduto. Con voce molto rozza, piena di orrore, quella voce si rivolse a me con queste parole: `Io sono orribile, io sono forte ed io ti distruggerò. Distruggerò il tuo sacerdozio, il tuo stato religioso e tutta la tua vita`. Fu molto terribile, tuttavia non presi tutto troppo seriamente, poiché credo totalmente in Dio e non ho motivi per cui non credere a Dio. E so che la paura di fronte a satana è già una perdita. Ma Dio permise quella situazione, che vi racconterò, perché sperimentassi quanto è grande e forte Sua Madre. E perché sperimentassi quanto Medjugorje sia una terra santa.

Quando ero in grandi dolori, prove e tentazioni tentavo di pregare, ma non potevo pregare. Andavo a confessarmi ogni giorno, ma satana mi tentava. Le prove furono così forti che persi completamente la pace nell’anima. E non solo questo. Sentivo nell’anima di aver perso il sacerdozio e lo stato religioso. Sentivo una completa rovina e fallimento. In quella difficile realtà, mentre non capivo cosa mi stava succedendo, qualcuno mi offrì un viaggio a Medjugorje. Sono venuto. Ero con un gruppo di Sacerdoti. Essi pregavano, ma io non potevo. Semplicemente non potevo pregare.

In quel pellegrinaggio incontrai anche un anziano Sacerdote, P. Ambrogio dalla Slovacchia. Lui ha sacrificato totalmente la sua vita e la sua vocazione nel lavoro con gli Ucraini nella Regione dei Carpazi. Era venuto allora dopo aver superato un infarto ed aveva anche il diabete. Lui era stato già cinque volte a Medjugorje. Mi entusiasmò per il suo sacrificio e la sua umiltà. Lui è un religioso francescano. Diventammo amici nel viaggio. Io lo aiutavo, lo guidavo per mano, in quanto era un uomo anziano. Sembrava che io lo aiutassi, ma in verità è lui che ha aiutato me. Siamo saliti insieme sul Podbrdo. Ci era stato detto che sulla collina ci sarebbe stata l’apparizione ad uno dei veggenti. C’era molta gente, Sacerdoti.

E’ questa è stata semplicemente la prima sorpresa a Medjugorje. Ero seduto accanto a P. Ambrogio e con le spalle ero girato verso il luogo delle apparizioni. Sentivo di non essere degno di essere lì. Ma durante la preghiera del Rosario mi nacque il desiderio di guardare ciò che accadeva nel luogo delle apparizioni. Contemporaneamente a questo desiderio, sentii un’altra voce che mi diceva: “Non devi guardare là. Tu sei perduto e finirai all’inferno”. Terribile.

Tuttavia, quei primi sentimenti positivi mi indirizzarono verso il luogo delle apparizioni. Cominciai a guardare e cercare. Forse avrei visto qualcosa. Pian piano nasceva in me la speranza, ma crescevano anche nuovi argomenti per i quali la mia umiliazione non sarebbe cambiata. In quel momento decisivo credetti. Per un momento. Come risposta a tutte le domande sentii, sperimentai la Gospa che scendeva dal Cielo. Allora è stato terribile. Una forte percezione, il profumo di qualche altro mondo che ho avevo vissuto fino ad allora. Poi mi ha tranquillizzato una tenerezza, una facilità, come un vento tenero della presenza della Gospa. Lei si avvicinò a me. E quanto più lei era vicino, la forza del male se ne andava. Sperimentai nel cuore una nuova scoperta.

Sperimentai quanto è forte la Gospa e la Sua umiltà. Allora compresi che Lei non scaccia gli spiriti maligni, poiché essi stessi fuggono! Fuggono perché non possono sopportare la purezza e la bellezza della Sua presenza. Lei non li umilia, non li scaccia. Lei semplicemente ama, ma essi non possono sopportarlo. E allora avvenne il cambiamento degli spiriti in me! Lo spirito di satana, che distrugge, sparì con la sua depressione, con tutte le paure. Egli è semplicemente sparito e al suo posto è sceso lo Spirito della Gospa. Sentii una voce nel cuore: `Non temere, io sono tua madre! Io sono la garanzia per te che non ti perderai!”. Tutto cambiò!

Questa esperienza della presenza della Purissima Vergine Maria è divenuta per la mia chiamata, per la mia vocazione sacerdotale e religiosa, per il mio servizio al miracolo d’amore che mi salva! Sento la presenza della Gospa in ogni esorcismo che compio. Solo un piccolo esempio, perché ne ho tanti. I nostri Sacerdoti avevano una ragazza indemoniata che venne a confessarsi. La confessò un Sacerdote che era appena tornato dagli studi a Roma. E, mentre pronunciava la formula dell’assoluzione, questa persona colpì così fortemente il Sacerdote, cioè satana attraverso di lei, che egli stramazzò in un momento. Cadde. Poi quella persona con una qualche voce chiamò un altro sacerdote.

Egli si spaventò e mi chiamò: “P. Leonid, vieni in fretta, abbiamo una situazione insolita…”. Dopo quel dialogo, la ragazza venne dove ero io. Quando iniziai il rito dell’esorcismo, accertai subito la diagnosi. Compresi che era posseduta, che satana operava molto fortemente attraverso di lei. Chiesi addirittura a cinque devoti parrocchiani di pregare durante il mio rito di esorcismo su quella persona. E mentre io leggevo le consuete, tradizionali preghiere di esorcismo, satana rideva. Parlava in inglese. Mi umiliava, mi prendeva in giro. Allora iniziai una preghiera alla Gospa. Ero esausto. Divenni nervoso. Sentivo che dovevo finire la preghiera, ma egli non usciva. Era uno spirito di suicidio. Iniziai a invocare la Gospa con tutto il cuore. Come quando un figlio chiama la madre.

Ed allora iniziarono le vere urla: `Io non posso più, perché è arrivata la Gospa! Io non lo sopporterò, poiché è arrivata la Gospa, io devo andare fuori`. E se ne andò. Questo è stato solo un caso, ma ne ho molti simili. In questi cinque anni in cui mi è stato affidato il ministero di compiere esorcismi, ho grandi tentazioni. Le avevo anche prima, so che le avrò ancora. Ma la Madre di Dio mi protegge nel Suo Cuore. Io non posso più vivere senza Medjugorje e Gerusalemme. Ogni anno devo andare a Medjugorje ed a Gerusalemme. Perché questo è per me la fede. Qui ho la fede, la benedizione e la grazia”.

Poi agli ascoltatori di Radio “Mir” Medjugorje ha detto che è grato a Dio di poter testimoniare anche in questo modo la grazia della Gospa ed ha aggiunto: “Auguro a tutti gli ascoltatori la gioia. Vorrei che ciascuno di noi desiderasse amare di più la Santissima Madre di Dio, perché Lei è nostra Madre. Lei ama i suoi figli. E’ pronta a fare tutto per noi, se glielo chiediamo. Sento che, se non ci fosse la Madre di Dio, ci perderemmo. Perciò viviamo con Lei ogni secondo della nostra vita. Personalmente sento la chiamata ad aiutare anch’io perché le persone vengano a Medjugorje. Di portare qui le persone che soffrono spiritualmente in maniera terribile!”. Al termine, P. Leonid ha benedetto tutti gli ascoltatori.

Fonte: signoresorprendimi.blogspot

Di Roberto Lauri già apparso su Papaboys.org

Con i petali di rose portati da Medjugorje, avviene un miracolo.

Con i petali di rose portati da Medjugorje, avviene un miracolo.

 

La Gospa in Galilea! Nel piccolo villaggio di Abeline dove è nata Santa Maryam di Betlemme, la famiglia Hahouad si lamentava. La loro figlia di 3 anni, Eleonora, nata handicappata, era condannata a non camminare mai. Un mese fa, un amico israeliano e cattolico è andato a visitare questa famiglia molto provata. Vedendo la piccola, ebbe l’idea di darle dei petali di rose che aveva portato con sé da Medjugorje e che erano stati benedetti dalla Vergine durante un’apparizione.

La Gospa benedice gli oggetti religiosi che Le sono presentati, rosari, icone, crocifissi, medaglie, ma anche i petali di rosa. I pellegrini se li portano a casa e li danno a coloro che non possono andare a Medjugorje, soprattutto ai malati, come segno che la Vergine li raggiunge con la sua benedizione di Madre. Attraverso questi semplici segni ricevuti in fede e nella preghiera, Maria Santissima compie quello che vuole alla persona che soffre e dona le grazie che giudica necessarie.

Mosso da compassione davanti alla piccola Eleonora, il nostro amico comincia a sperare l’impossibile. Spiega alla famiglia la provenienza di questi petali e glieli lascia dopo aver pregato con loro. Alla sera, la nonna dice alla madre: “Hai messo i petali sulle gambe di tua figlia?”, “No, risponde la madre!”, “Ma cosa aspetti?” La madre depone i petali sulle gambe inerti della figlia e, dopo avere pregato molte Ave Maria, va a dormire ma piange tutta la notte, per il pesante dolore che prova. Al mattino seguente, il padre, semplice operaio edile, domanda a sua moglie: “Perché non vai a vedere se la Madonna ha fatto qualcosa per Eleonora?”. La madre va dalla figlia e cerca di metterla in piedi, ma – sorpresa – la piccola si alza da sola, ed eccola a suo agio sui suoi due piedi e si mette a camminare davanti a tutti! Esce in cortile e ne fa il giro più volte, sbalordita di essere finalmente in grado di camminare! Da allora Eleonora cammina sempre meglio e tutta la famiglia benedice Dio per il miracolo. I documenti medici attestano una guarigione inspiegabile per la scienza. La Gospa di Medjugorje ha visitato quella famiglia angosciata. Come non esultare di gioia!

I primi passi di Eleonora sono stati filmati per un minuto:
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Fonte: © Enfants de Medjugorje 2018
www.enfantsdemedjugorje.fr
E-mail : gospa.italia@gmail.com

Di Roberto Lauri già apparso su Papaboys.org

Messaggio di Medjugorje del 2 novembre 2018 a Mirjana

Messaggio di Medjugorje del 2 novembre 2018 a Mirjana

Cari figli, il mio cuore materno soffre mentre guardo i miei figli che non amano la verità e che la nascondono, mentre guardo i miei figli che non pregano con i sentimenti e con le opere. Sono molto triste mentre parlo a mio Figlio di tanti miei figli che non hanno più la fede e che non conoscono Lui, mio Figlio. Ecco perché invito voi, apostoli del mio amore: cercate di guardare fino nel profondo del cuore umano e là sicuramente troverete un piccolo tesoro nascosto. Guardare in questo modo è la misericordia del Padre Celeste. Cercare il bene anche dove domina il male, cercare di comprendere gli uni e gli altri e non giudicare. Questo è ciò che mio Figlio vi chiede ed io, come madre, vi invito di ascoltarLo. Figli miei, lo spirito è più potente del corpo e portato con amore e con le opere, supera tutti gli ostacoli. Non dimenticate: mio Figlio vi ha amato e vi ama. Il Suo amore è con voi e in voi quando siete una cosa con Lui. Lui è la luce del mondo e nessuno e nulla riuscirà a fermarLo nella gloria finale. Perciò apostoli del mio amore, non abbiate paura di testimoniare la verità. Testimoniatela con entusiasmo, con le opere, con l’amore, con il vostro sacrificio e sopratutto con umiltà. Testimoniate la verità a tutti coloro che non hanno conosciuto mio Figlio, io sarò accanto a voi, io vi incoraggerò. Testimoniate l’amore che non passa mai, perché proviene dal Padre Celeste che è eterno e che offre l’eternità a tutti i miei figli. Lo spirito di mio Figlio sarà accanto a voi. Nuovamente vi invito, figli miei, a pregare per i vostri pastori. Pregate affinché possano essere guidati dall’amore per mio Figlio. Vi ringrazio.

Quando Padre Jozo, fu tortutato dalla polizia.

Quando Padre Jozo,  fu tortutato dalla polizia.

 

Padre Jozo, proprio in questi giorni di fine agosto di 37 anni fa, veniva torturato, affinché obbligasse i veggenti a ritrattare tutto quanto avevano riferito delle apparizioni della Madonna. Riportiamo il racconto di un testimone: Mladen Bulic, dal libro: “Cari figli, grazie…”, di Don Pietro Zorza:

«A metà agosto 1981 ero ricoverato all’ospedale per dei problemi alla gola. Il 25 agosto, per passare un po’ il tempo, guardavo dalla finestra dell’ospedale. Ad un certo punto vedo parcheggiare, davanti all’ingresso, una macchina della Milicia, dalla quale scesero due poliziotti e fra loro un uomo malridotto che barcollava e perdeva sangue da ogni parte. Feci fatica a riconoscere quel poveretto, ma dopo un po’ capii che era il mio parroco di Medjugorje: Fra Jozo. Fui tradito nel riconoscerlo per il fatto che era con abiti civile, mentre ero abituato a vederlo con il suo saio francescano. Così mi affrettai per andargli incontro e lo incrociai lungo le scale. Padre Jozo perdeva sangue dalle orecchie, dalla bocca e dal naso e zoppicava non reggendosi in piedi da solo. Lui mi riconobbe e mi fece un sorriso forzato e vidi che era rimasto senza denti.

Mi avvicinai per abbracciarlo, ma un poliziotto mi fermò. “Se non ti scansi, pestiamo anche te!”, mi disse. Non so cosa sia scattato dentro di me, ma mi venne un coraggio da leone misto a rabbia. “Tu non puoi farmi niente perché non sono un tuo prigioniero, ma un ammalato ricoverato” gli dissi. Lo portarono dal medico e quando uscì, P Jozo mi chiese come andavano le cose a Medjugorje. Gli risposi che non doveva preoccuparsi perché a Medjugorje andava tutto bene. Intervenne il poliziotto: “Non preoccuparti, perché questa notte gli taglieremo la gola”. P. Jozo mi fece cenno con gli occhi di stare tranquillo e così se ne andò. In seguito venni a sapere che dieci giorni dopo quell’incontro, quel povero poliziotto morì d’infarto».

La storia della Croce Blu. Tutto iniziò nell’estate del 1981.

La storia della Croce Blu. Tutto iniziò nell’estate del 1981.

La Croce blu si trova ai piedi della collina delle apparizioni, dove è stato creato un angolo per la preghiera, è così chiamato in quanto è presente una croce di legno verniciata con colore azzurro.

Essendo facile da raggiungere, è un luogo di preghiera ideale per coloro che, a causa del proprio stato fisico, non possono salire fin sopra la collina. Anche qui, come negli altri luoghi di preghiera, si prega il rosario in silenzio. È un luogo adatto alla riflessione e alla preghiera personale. La veggente Marija racconta: “Per quanto riguarda la croce blu, tutto è cominciato nell’estate del 1981, quando la milizia ha proibito alla gente di salire sulla collina. Inseguiti dalla milizia, noi veggenti stavamo correndo di là quando, all’improvviso e inaspettatamente, è apparsa la Madonna. Allora abbiamo cominciato a pregare e a cantare. In quel momento sono sopraggiunti i miliziani, sono passati vicino a noi ma erano come accecati, non riuscivano a vederci mentre noi a un metro da loro cantavamo, e così continuarono ad avanzare. Eravamo diventati invisibili ai loro occhi. Da quel giorno in poi la Madonna ci è apparsa molto spesso lassù e la milizia non ci ha mai trovati: era un po’ come il nostro rifugio”.

La storia delle apparizioni di Medjugorje

 

In quel punto è nato anche il gruppo di preghiera di Ivan nel 1982. In quel periodo, infatti, ogni sera un gruppo di giovani si univa ad uno o più veggenti per pregare insieme. Il 4 luglio 1982 avevano deciso di salire sulla collina, ma quando avevano appena iniziato la salita la Madonna apparve all’improvviso ad Ivan e disse di non proseguire poiché in cima c’era la polizia ad attenderli. Quell’apparizione avvenne, appunto, dove oggi è la Croce blu. La Vergine pregò con loro, li benedì e fissò il giorno e l’ora dei loro futuri incontri, sempre in quel luogo. All’inizio il martedì e il venerdì, poi le apparizioni ci furono nei giorni di lunedì e venerdì.

Quando Ivan è a Medjugorje, il lunedì e il venerdì, continua ad andare alla Croce Blu dove ha le apparizioni, generalmente alle ore 21 (alle 22 o alle 23 d’estate) dove si reca col suo gruppo di preghiera.

Queste apparizioni serali del lunedì e del venerdì non sono da definirsi straordinarie, in quanto sono regolari fin dal 4 luglio 1982. La straordinarietà, o meglio, la particolarità di queste apparizioni è che spesso la Gospa desidera anche la presenza dei pellegrini. Solitamente la Madonna in queste apparizioni dà, attraverso Ivan, messaggi che riguardano la famiglia.

La storia della Croce Blu è particolare, infatti, Ivan, insieme a Nedjo Brecic, membro del suo gruppo di preghiera, decisero di contrassegnare il luogo con una croce. Il padre di Ivan, Stanko, proprio quel giorno stava pitturando qualcosa con della vernice blu. Ivan e Nedjo ne approfittarono e dipinsero la croce di quello stesso colore.

I membri del gruppo di preghiera decisero poi di erigere in quel luogo una seconda Croce blu in ricordo di Nedjo, deceduto il 4 luglio 1999 subito dopo l’apparizione, proprio nell’anniversario del giorno della nascita del gruppo stesso. In questo luogo, da qualche tempo a questa parte, avvengono anche gli incontri della veggente Mirjana con la Vergine il 2 del mese, alla presenza di migliaia di pellegrini.

Presso la croce blu si sono verificate molte guarigioni fisiche miracolose, mentre non si contano quelle spirituali di cui potrebbero testimoniare migliaia di pellegrini.

Di Roberto Lauri già apparso su Papaboys.org

Padre Slavko Barbaric il parroco più amato di Medjugorje

Padre Slavko Barbaric il parroco più amato di Medjugorje

Slavko Barbaric è andato alla casa del Padre  il 24 novembre 2000. Dopo aver completato il rito della Via Crucis, che come ogni venerdì eseguiva insieme ai pellegrini ed ai parrocchiani, aveva iniziato ad avvertire dolori. Si era seduto su un masso, si è rapidamente accasciato, ha perso conoscenza ed ha reso l’anima al Signore.

Nel luogo dove è morto, è stata posta una lapide dopo la 15° stazione della Via Crucis.   Slavko Barbaric era nato l’11 marzo 1946 da Marko e Luca Stojic a Dragicina (parrocchia di Cerin). Aveva frequentato i primi otto anni di scola a Cerin ed il ginnasio a Dubrovnik.

Era entrato nell’ordine francescano a Humac il 14 luglio 1965. Aveva preso i voti il 17 settembre 1971 ed era stato ordinato sacerdote il 19 dicembre 1971. Aveva studiato a Sarajevo, Graz e Friburgo. Aveva portato a termine gli studi a Graz (in Austria) conseguendo il magistero. Dopo cinque anni di attività pastorale nella provincia dell’Erzegovina, nella parrocchia di Capljina, nel 1978 aveva deciso di proseguire gli studi a Friburgo e qui, nel 1982, aveva ottenuto il dottorato in pedagogia religiosa, conseguendo il titolo di psicoterapeuta.

Aveva lavorato a Capljina come sacerdote – francescano dal 1973 al 1978. Dalla primavera del 1982 fino al settembre 1984 aveva lavorato a Mostar come catechista degli studenti, aveva condotto seminari di preghiera presso il convento delle suore a Bijelo Polje presso Mostar. Grazie alla sua opera fruttuosa con i giovani ed ai corsi di preghiera accolti entusiasticamente dagli studenti, il regime comunista dell’epoca inizib a perseguitare P. Slavko. In quei momenti difficili il Cardinale Franjo Kuharic difese P. Slavko Barbaric e la sua opera.

Grazie alla sua conoscenza delle principali lingue europee ed agli impegni nelle parrocchie in cui aveva operato, P. Slavko lavorò instancabilmente con i pellegrini a Medjugorje, sin dal momento in cui portò a termine gli studi nel 1982. Egli fu trasferito ufficialmente a Medjugorje nel 1983. Su richiesta del vescovo Zanic, nel 1985 fu assegnato alla parrocchia di Blagaj, nel 1988 a Humac, dove ricopri l’incarico di cappellano ed aiuto insegnante dei novizi.

All’inizio della guerra in Bosnia – Erzegovina, quando tutti i frati più anziani andarono a Tucepi come esuli, P. Slavko rimase a Medjugorje, con l’approvazione verbale di P. Drago Tolj, provinciale dell’epoca.

Sin dall’inizio della sua attività a Medjugorje, egli si era dedicato alla scrittura di libri di contenuto spirituale: “Pregate col cuore”, “Dammi il tuo cuore ferito”, “Celebrate la Messa con il cuore”, “Alla scuola dell’amore”, “Adorate mio Figlio con il cuore” “Con Gesù e Maria sul Golgota verso la Resurrezione”, “Pregate insieme con cuore gioioso”, “Madre, guidaci alla pace”, “Seguimi col cuore”, “Colloqui” e “Digiunate con il cuore”, che sta per essere pubblicato proprio in questi giorni.

I libri di P. Slavko Barbaric sono stati tradotti in venti lingue, con oltre 20 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Oltre ai libri, egli ha pubblicato articoli di argomento vario. Aveva creato il Bollettino di San Francesco a Capljina, aveva collaborato con “Kršni zavicaj”, “Glas mira” e con la stazione radio “Mir” Medjugorje. Oltre a scrivere, egli dialogava incessantemente con i pellegrini, guidava le celebrazioni eucaristiche, le preghiere sotto la croce, il Rosario a Podbrdo e la Via Crucis sul Krizevac, dove si e conclusa la sua vita terrena.

Ogni anno organizzava incontri speciali con i sacerdoti ed i giovani e, presso la casa di preghiera della provincia “Domus pacis”, teneva seminari di digiuno e preghiera. In seguito alle enormi sofferenze del periodo della guerra, aveva fondato e guidava l’associazione di istruzione e formazione “Majcino selo”, presso la quale vivono attualmente piu di 60 persone (orfani di guerra, bambini di famiglie separate, ragazze-madri, persone anziane sole e bambini malati).Se qualcuno sapeva amare i bambini, questi era proprio P. Slavko ed anche i bambini lo amavano: gli stavano sempre intorno e lui sapeva sempre come fare per raccoglierli intorno a sé, proprio come Gesù!

La sua formazione ed istruzione da psicoterapeuta gli aveva permesso di lavorare insieme ai tossicodipendenti presso la comunità “Cenacolo”, fondata da suor Elvira, soprattutto presso la casa di Medjugorje “Campo della Vita”. Si era impegnato per utilizzare l’aiuto dei benefattori di tutto il mondo per istituire anche due fondi: il “Fondo dei figli dei difensori della patria morti nella guerra” ed il “Fondo amici dei talenti”, per aiutare i giovani studenti.

E’ difficile evidenziare qualcosa in particolare nella vita di questo uomo grande ed unico, ma se dovessimo farlo sarebbe sicuramente il periodo della sua vita trascorso a Medjugorje. P. Slavko Barbaric aveva girato tutto il mondo diffondendo il messaggio di pace e riconciliazione della Madonna. Egli era l’anima ed il cuore del movimento di pace nato a Medjugorje diciannove anni e mezzo fa. Aveva delle caratteristiche uniche: la conoscenza delle lingue, la facilità di comunicazione con le persone, la sua cultura, la semplicità, la cura e l’interessamento per i bisognosi, l’inesauribile energia che era impossibile credere che un solo uomo potesse avere, la diligenza ma, al di sopra di tutto, la devozione, l’umiltà e l’amore.

Pregava e digiunava molto ed amava la Vergine con amore filiale. Era proprio questo il fulcro della sua vita: con la preghiera ed il digiuno l’anima degli uomini giunge a Dio, per mezzo di Maria, Regina della Pace.Vivere accanto a lui era talvolta irreale: egli cioè era qui, in questo mondo, ma al tempo stesso anche al di fuori di esso. Vicino a lui le parole di Gesù, le parole di un grande sacerdote, si trasformavano in realtà: “…Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, così anch’io li ho mandati nel mondo. E per loro consacro me stesso, affinché siano anch’essi consacrati nella verità…” (Gv 17, 16-19). E’ sepolto sepolto presso il cimitero “Kovacica” di Medjugorje,

Di Roberto Lauri  già apparso su Papaboys.org

 

Messaggio del 2 ottobre 2018 a Mirjana

Messaggio del 2 ottobre 2018 a Mirjana.

 

Cari figli
vi invito ad essere coraggiosi. Non rinunciate, perché il bene più piccolo ed il più piccolo segno d’amore, vincono sul male sempre più visibile. Figli miei, ascoltatemi, affinché il bene possa vincere, affinché possiate conoscere l’amore di mio Figlio, che è la fortuna più grande. Le mani di mio Figlio vi abbracciano, Lui che ama l’anima, Lui che si è dato per voi e sempre e nuovamente si dona nell’Eucarestia, Lui che ha le parole della vita eterna. Conoscere il Suo amore, seguire le Sue orme, significa avere la ricchezza spirituale. Questa è la ricchezza che da buoni sentimenti e vede l’amore e la bellezza ovunque. Apostoli del mio amore, figli miei, siate come raggi del sole che portano il calore dell’amore di mio Figlio e riscaldano tutto intorno a sé. Figli miei, il mondo ha bisogno degli apostoli dell’amore, il mondo ha bisogno di molte preghiere ma di quelle fatte con il cuore e con l’anima e non solo di quelle pronunciate con le labbra. Figli miei, aspirate alla santità, ma in umiltà, quella che permette a mio Figlio di fare, attraverso voi, ciò che Lui desidera. Figli miei, le vostre preghiere, le vostre parole, i pensieri e le opere, aprono o chiudono la porta del Regno Celeste. Mio Figlio, vi ha mostrato la via e vi ha dato la speranza. Io vi consolo e vi incoraggio perché, figli miei, io ho conosciuto il dolore però ho avuto la fede e la speranza. Adesso ho il premio della vita nel regno di mio Figlio, perciò ascoltatemi abbiate coraggio, non rinunciate. Vi ringrazio

Apparizione straordinaria di Ivan nella Cattedrale di Vienna.

Apparizione straordinaria del veggente di Medjugorje Ivan nella Cattedrale di Vienna!

 

Il veggente Ivan ha avuto l’apparizione di fronte al Cardinale Schönborn e all’arcivescovo Hoser.

Numerose volte il veggente di Medjugorje Ivan Dragicevic, ha pregato per la pace,  nella cattedrale di Vienna.

Ivan di Medjugorje cattedrale di Vienna
Il veggente Ivan di Medjugorje nella cattedrale cattedrale di Vienna

Era già accaduto, in anni recenti,  nel 2008 e nel 2012, come in quelle altre occasioni, anche questa volta, ha avuto la quotidiana apparizione della Vergine, alla consueta ora. Come nelle altre volte, alla presenza del cardinale Schönborn e di migliaia di persone.

Un evento che però è sicuramente particolare.

E’ accaduto il 20 settembre 2018, nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna,  alla presenza di migliaia di persone, in occasione della preghiera per la pace universale. Durante la preghiera del Rosario, il veggente Ivan Dragicevic  ha avuto l’apparizione della Madonna.

Il veggente Ivan di Medjugorie durante l'apparizione a Vienna

“E’ stato un momento meraviglioso –  ha detto un fedele presente – siamo rimasti in completo silenzio, durante il tempo, che Ivan pregava e parlava con la Madonna”. Dopo l’apparizione il veggente ha riferito che la Madonna era molto felice e che ha pregato in maniera particolare  per tutti  i sacerdoti presenti;  richiamando inoltre, le famiglie  a vivere in santità.


Dopo la fine del Rosario, la celebrazione e proseguita con la Santa Messa, concelebrata dal  cardinale Schönborn e dal rappresentante speciale della santa Sede per Medjugorje, l’arcivescovo Hoser. L’arcivescovo Hoser, ha speso delle parole in favore di Medjugorje, riportando la sua esperienza in terra Bosniaca.

Il cardinale Schönborn e l'arcivescovo Hoser
Il cardinale Schönborn e l’arcivescovo Hoser durante la Celebrazione

Ricordando come a Medjugorje si dia molta importanza alla confessione, alla preghiera, al digiuno. La Santa Messa è stata allietata con i tipici canti e le musiche, che vengono eseguiti nella chiesa di San Giacomo a Medjugorje.

Alla fine della celebrazione,  il cardinale Schönborn ha portato in processione il Santissimo, benedicendo i presenti.

Di Roberto Lauri già apparso su Papaboys.org

Il 3 Settembre è stato il compleanno di Vicka, la Madonna l’ha baciata!

Nel suo  bollettino del 15 settembre 2018, Suor Emmanuel riferisce che:

Vicka ha festeggiato i suoi 54 anni il 3 settembre scorso, nella stretta intimità della sua famiglia. E’ bello vedere la sua gioia dopo che la Madonna l’ha abbracciata, baciandola sulle 2 guance con tenerezza, come fanno le madri di questo mondo.

Vicka ha detto che quel bacio è per lei un momento celestiale! Lei ci si prepara un mese prima contando i giorni che mancano! Durante l’apparizione, Maria rende grazie a Dio per la vita di Vicka, e Vicka ringrazia la Madonna per tutte le grazie ricevute da Lei, elencandole con una gioia straripante. Come mi ha spesso detto Vicka, anche se lei è stata scelta come veggente, non era “affatto speciale ma uguale agli altri”. Sono allora convinta che il giorno del nostro compleanno, la nostra Madre Celeste viene ad abbracciare in maniera analoga tutti coloro che si aprono alla sua venuta al momento dell’apparizione. Vicka me lo ha confermato; pro-memoria agli amatori dei baci celesti!

 

Fonte:Children of Medjugorje, INC,  Box 8, Medjugorje, 88266 Bosnia and Herzegovina

Viaggio nell’aldilà: Jakov portato dalla Madonna in Paradiso

Il racconto del più giovane dei veggenti di Medjugorje che dal 1981, vede e parla con la Madonna che appare in quello sperduto villaggio della Bosnia Erzegovina. Un racconto incredibile raccolto durante un’intervista con Padre Livio di Radio Maria. Ecco la trascrizione:

PADRE LIVIO: Vorrei però prima osservare che mai era successo, in due millenni di cristianesimo, che due persone fossero state portate nell’aldilà col loro corpo e poi riportate fra di noi, affinché ci riferissero quanto avevano visto. Indubbiamente la Madonna ha voluto dare un forte richiamo all’uomo moderno, che spesso pensa che con la vita finisce tutto. Questa testimonianza sull’aldilà è indubbiamente una delle più forti che Dio ci abbia mai rivolto, ed è da ritenere a mio giudizio un atto di grande misericordia nei confronti della nostra generazione.
Vorrei sottolineare il fatto che qui ci troviamo di fronte a una grazia straordinaria che avete ricevuto e che a noi credenti non è lecito sottovalutare. Infatti, lo stesso apostolo Paolo, quando vuole ricordare ai suoi denigratori i carismi che ha ricevuto da Dio, menziona proprio il fatto di essere stato trasportato in Paradiso; non sa dire però se col corpo o senza corpo. Si tratta indubbiamente di un dono rarissimo e straordinario, dato da Dio a voi, ma soprattutto a noi. Ora chiediamo a Jakov di raccontarci questa incredibile esperienza nel modo più completo possibile. Quando è avvenuto? Quanti anni avevi allora? 

JAKOV: Avevo undici anni.

PADRE LIVIO: Ti ricordi che anno era?
JAKOV: Era il 1982.

PADRE LIVIO: Non ti ricordi in che mese?
JAKOV: Non mi ricordo.

PADRE LIVIO: Neanche Vicka si ricorda il mese. Forse era Novembre?
JAKOV: Non posso dirlo.

PADRE LIVIO: Comunque eravamo nel 1982?
JAKOV: Sì.

PADRE LIVIO: Il secondo anno delle apparizioni, dunque.
JAKOV: Io e Vicka eravamo nella mia casa vecchia.

PADRE LIVIO: Sì, mi ricordo di averla vista. Ma c’è ancora adesso?
JAKOV: No, non c’è più adesso. C’era mia mamma dentro. La mamma è uscita fuori un attimo, mentre io e Vicka abbiamo parlato e scherzato.

PADRE LIVIO: Dove eravate stati prima? Ho sentito dire che eravate andati a Citluk.

JAKOV: Sì.. Penso che gli altri erano rimasti là, mentre noi siamo tornati a casa. Non mi ricordo bene adesso.

PADRE LIVIO: Dunque voi due eravate nella casa vecchia, mentre tua mamma era uscita un momento.
JAKOV: Vicka ed io abbiamo parlato e scherzato.

PADRE LIVIO: Che ore erano più o meno?
JAKOV: Era pomeriggio. Ci giriamo e vediamo in mezzo alla casa la Madonna e subito ci inginocchiamo. Lei ci saluta come sempre e dice…

PADRE LIVIO: Come saluta la Madonna?
JAKOV: Saluta dicendo “Sia lodato Gesù Cristo Poi subito ci ha detto: “Adesso vi porto con me “. Ma immediatamente ho risposto di no.

PADRE LIVIO: “Vi porto con me” … Dove?
JAKOV: A farci vedere il Paradiso, l’inferno e il Purgatorio.

PADRE LIVIO: Vi ha detto: “Adesso vi porto con me a farvi vedere il Paradiso, l’inferno e il Purgatorio”, e tu ti sei spaventato?
JAKOV: Le ho detto: “No, io non vado”. Ho pensato, infatti, che avevo già accettato la Madonna, le sue apparizioni e i suoi messaggi. Ma adesso che dice: “Ti porto a vedere il Paradiso, il Purgatorio e l’inferno”, per me è già un’altra cosa…

PADRE LIVIO: Un’esperienza troppo grande?
JAKOV: Si e le ho detto: “No, Madonna, no. Tu portati Vicka. Loro sono otto, mentre io sono figlio unico. Anche se di loro ne rimane uno in meno

PADRE LIVIO: Tu pensavi che…
JAKOV: Che non sarei tornato più giù. Ma la Madonna ha detto: “Non dovete avere paura di niente. Io sono con voi”
Questo “no’, di Jakov alla Madonna rende tutta la narrazione altamente credibile. Jakov era un bambino di undici anni, ma nonostante ciò si rende conto che l’esperienza che sta per affrontare è troppo grande per lui. Già aveva dovuto aprirsi a realtà incredibili e straordinarie, che avevano radicalmente cambiato la sua vita. Ora è normale che la natura umana tremi di fronte a un orizzonte sconosciuto e in un certo senso temibile come l’aldilà. È la grazia della presenza di Maria che aiuta i due ragazzi ad affrontare questo mondo ignoto, oltre i limiti della nostra esperienza.

 

 PADRE LIVIO: Certo che la presenza della Madonna dà grande sicurezza e serenità.
“JAKOV: Ci ha preso per mano.. è durato proprio…

PADRE LIVIO: Senti Jakov; vorrei una precisazione. Ti ha preso per la mano destra o per quella sinistra?
JAKOV: Non mi ricordo.

PADRE LIVIO: Sai perché te lo chiedo? Vicka dice sempre che la Madonna ha preso lei per la mano destra.
JAKOV: E allora ha preso me per la mano sinistra.

PADRE LIVIO: E poi che cosa è successo?
JAKOV: Dopo è proprio durato pochissimo… Abbiamo visto subito il cielo…

PADRE LIVIO: Senti, ma come avete fatto ad uscire di casa?
JAKOV: La Madonna ci ha preso e si è aperto tutto.

PADRE LIVIO: Si è aperto il tetto?
JAKOV: Sì, tutto. Poi siamo subito arrivati in Paradiso.

PADRE LIVIO: In un istante?
JAKOV: In un istante.

PADRE LIVIO: Mentre andavate su in Paradiso, guardavate giù?
JAKOV: No.

PADRE LIVIO: Tu non hai guardato giù?
JAKOV: No.

Vicka, più grande e più osservatrice di Jakov, racconta di aver guardato in basso e di aver visto la terra molto piccola. Ambedue concordano nel dire che sono arrivati in Paradiso in un attimo. Per comprendere correttamente questa straordinaria testimonianza, occorre tener conto della pedagogia divina, che mostra l’aldilà così come la nostra natura umana di pellegrini sulla terra lo può comprendere e recepire. D’altra parte non bisogna dimenticare che in Paradiso, in Purgatorio e all’inferno ci sono le anime senza i corpi, i quali risusciteranno alla fine del mondo. Di questa testimonianza a mio parere occorre cogliere l’esattezza teologica, in quanto la descrizione della sostanza dell’aldilà corrisponde in tutto alla fede della Chiesa. Bisogna anche sottolineare l’estremo realismo, quasi a voler sottolineare la concretezza di queste verità riguardanti il nostro destino ultimo.

PADRE LIVIO: Non hai visto niente mentre salivate in alto?
JAKOV: No, no, no. Entriamo in questo spazio immenso…

PADRE LIVIO: Un momento. Ho sentito dire che prima siete passati da una porta. C’era una porta o non c’era?
JAKOV: Sì, c’era. Vicka dice che lei ha visto anche…, come si dice…

PADRE LIVIO: San Pietro.
JAKOV: Si, San Pietro.

PADRE LIVIO: Tu, l’hai visto?
JAKOV: No, non ho guardato. Ero così spaventato in quel momento che nella mia testa non so cosa… 
 Jakov fin dall’inizio aveva mostrato la sua riluttanza a fare questa esperienza e ha bisogno di tempo per ritrovare la calma. Ciò avverrà fra poco, quando gusterà la gioia del Paradiso che lui ha descritto in un modo insuperabile, con pochi profondissimi accenni.

PADRE LIVIO: Vicka invece guardava tutto. Per la verità lei vede sempre tutto, anche su questa terra.
JAKOV: Lei era più coraggiosa.

PADRE LIVIO: Lei dice di aver guardato giù e di aver visto la terra piccola, e dice anche che, prima di entrare in Paradiso, c’era una porta chiusa. Era chiusa?
JAKOV: Sì, e dopo man mano si è aperta e siamo entrati.

PADRE LIVIO: Ma chi l’ha aperta?
JAKOV: Non so. Da sola…

PADRE LIVIO: Si è aperta da sola?
JAKOV: Sì, sì.

PADRE LIVIO: Sì è aperta davanti alla Madonna?
JAKOV: Sì, si, proprio così. Entriamo in questo spazio…  

Mi sono permesso di insistere su questo particolare della porta che si apre davanti alla Madonna, perché forse qui è simboleggiata la bellissima invocazione con la quale chiamiamo Maria “Porta del cielo”.

PADRE LIVIO: Senti, camminavate su qualcosa di solido?
JAKOV: Cosa? No, non sentivo niente.

PADRE LIVIO: Eri proprio preso da una grande paura.
JAKOV: Eh, non sentivo proprio né i miei piedi, né le mie mani, niente in quel momento.

PADRE LIVIO: Vi ha tenuto per mano la Madonna?
JAKOV: No, dopo non mi ha più tenuto per mano.

 La Madonna aveva preso per mano Jakov e Vicka, in precedenza, quando dalla casa li aveva portati in Paradiso.

PADRE LIVIO: Lei vi precedeva e voi la seguivate.
JAKOV: Sì.

PADRE LIVIO: È ovvio che fosse lei a precedervi in quel regno misterioso.
JAKOV: Entriamo in questo spazio…

PADRE LIVIO: Anche se c’era la Madonna, avevi lo stesso paura?
JAKOV: Oh!

PADRE LIVIO: Incredibile, avevi paura!
JAKOV: Perché, come ho detto prima, pensi…

PADRE LIVIO: Si trattava di un’esperienza tutta nuova.
JAKOV: Tutta nuova, perché non avevo mai pensato… Lo sapevo, perché ce lo hanno insegnato fin da bambini, che c’è il Paradiso, come pure l’inferno. Ma sai, quando a un bambino parlano di queste cose, ha una paura grandissima.

PADRE LIVIO: Non dobbiamo dimenticarci che Vicka aveva sedici anni e Jakov soltanto undici. Una diversità di età importante.
JAKOV: Eh, infatti.

PADRE LIVIO: Certo, è perfettamente comprensibile.
JAKOV: E quando dici a un bambino: “Adesso ti porto a vedere quelle cose là”, penso si spaventi.

PADRE LIVIO: (rivolto ai presenti): “C’è un bambino qui di dieci anni? Eccolo. Guardate com’è piccolo. Portatelo nell’aldilà e vedrete se non si spaventa”.
JAKOV: (rivolto al bambino): Non te lo auguro.

PADRE LIVIO: Hai provato, dunque, un’ emozione grandissima?
JAKOV: Sicuramente.
La gioia del Paradiso

PADRE LIVIO: Che cosa hai visto in Paradiso?
JAKOV: Entriamo in questo spazio immenso.

PADRE LIVIO: Uno spazio immenso?
JAKOV: Sì, una luce bellissima nella quale si può vedere dentro… Gente, tanta gente.

PADRE LIVIO: È affollato il Paradiso?
JAKOV: Si, c’è tanta gente.

PADRE LIVIO: Per fortuna sì.
JAKOV: Gente che era vestita con vesti lunghe.

PADRE LIVIO: Vesti, nel senso di tuniche lunghe?
JAKOV: Si La gente cantava.

PADRE LIVIO: Cosa cantava?
JAKOV: Cantava delle canzoni, ma non abbiamo capito che cosa.

PADRE LIVIO: Immagino che cantassero bene.
JAKOV: Si, si. Le voci erano bellissime.

PADRE LIVIO: Voci bellissime?
JAKOV: Sì, voci bellissime. Però la cosa che più mi ha colpito è stata proprio quella gioia che vedevi sul viso di quella gente.

PADRE LIVIO: Si vedeva la gioia sul volto delle persone?
JAKOV: Si, sul viso della gente. Ed è quella gioia che senti dentro, perché finora abbiamo parlato della paura, ma quando siamo entrati in Paradiso, in quel momento si sentiva solo la gioia e la pace che si possono sentire nel Paradiso.

PADRE LIVIO: Anche tu nel tuo cuore la sentivi?
JAKOV: Anch’io nel mio cuore.

PADRE LIVIO: E quindi hai in un certo senso gustato un po’ di Paradiso.
JAKOV: Ho gustato quella gioia e quella pace che si sentono in Paradiso. Per questo tutte le volte che mi chiedono com’è il Paradiso, non mi piace molto parlarne.

PADRE LIVIO: Non è esprimibile.
JAKOV: Perché ritengo che il Paradiso non è quello che noi vediamo veramente con i nostri occhi.

PADRE LIVIO: Interessante quello che stai dicendo..
JAKOV: Il Paradiso è quello che vediamo e che sentiamo nel nostro cuore.
Jakov è perfettamente consapevole che la Madonna ha fatto vedere il Paradiso, e successivamente il Purgatorio e l’inferno, nel modo in cui a noi, che siamo ancora nella fragilità della carne, è possibile capire e vedere. Le immagini non sono necessariamente da prendere alla lettera, ma piuttosto da interpretare nel loro valore simbolico. Lo spazio immenso sta a indicare che siamo oltre i limiti della finitezza e siamo entrati nel mondo dell’infinito. La luce richiama la divina presenza che ci avvolge. lì grande numero dei salvati ricorda la moltitudine immensa di cui parla l’Apocalisse. lì canto esprime la preghiera e la lode di Dio, che si contrappone alle bestemmie dell’inferno. La pace e la gioia sui volti rendono molto bene il concetto di beatitudine eterna che è data come ricompensa ai giusti. Jakov non sotto valuta affatto ciò che la Madonna ha fatto vedere, però la vera misura di ciò che è il Paradiso l’ha avuta non dai suoi occhi, ma dal suo cuore. È col cuore che ha pregustato qualcosa di quella gioia divina del Paradiso, di cui però anche qui sulla terra ci viene data la caparra, se ci apriamo alla grazia di Dio.

PADRE LIVIO: Questa testimonianza mi pare eccezionale e molto profonda. Infatti Dio deve adattarsi alla debolezza dei nostri occhi di carne, mentre è nel cuore che può comunicarci le realtà più sublimi del mondo soprannaturale.

JAKOV: È quello che si sente dentro la cosa più importante. Per questo, anche se volessi descrivere quello che ho sentito in Paradiso, non potrei mai, perché non è esprimibile ciò che ha sentito il mio cuore.

PADRE LIVIO: Il Paradiso quindi non era tanto quello che hai visto quanto quello che per grazia hai sentito dentro dite.
JAKOV: Quello che ho sentito, sicuramente.

PADRE LIVIO: E che cosa hai sentito?
JAKOV: Una gioia immensa, una pace, una voglia di rimanere, di stare sempre lì. E uno stato in cui non pensi a niente e a nessun altro. Ti senti rilassato in tutti i modi, una esperienza incredibile.

 Qui Jakov cerca di descrivere lo stato esistenziale in cui una persona è liberata da ogni paura, preoccupazione e angoscia. L’Apocalisse descrive la medesima realtà con le celebri espressioni: “Non vi sarà più la morte, nè lutto, nè lacrima, nè lamento, perché le cose di prima sono passate” (22,4). Nei suoi messaggi la Madonna ha accennato più volte al Paradiso, senza descriverlo, ma dicendo che “Nel cielo c’è la gioia”; che noi possiamo già sperimentare in anticipo, nel pellegrinaggio della vita, quando camminiamo sulla via della salvezza.

PADRE LIVIO: Eppure eri un bambino.
JAKOV: Ero un bambino, sì.

PADRE LIVIO: Ma sentivi tutto questo?
JAKOV: Sì, sì.

PADRE LIVIO: E che cosa ha detto la Madonna?
JAKOV: La Madonna ha detto che in Paradiso va la gente che è rimasta fedele a Dio. È per questo che, quando parliamo del Paradiso, ora possiamo richiamare questo messaggio della Madonna che dice: “Io sono venuta qui per salvarvi tutti e portarvi tutti un giorno da mio Figlio”. Così tutti potremo conoscere quella gioia e quella pace che si sentono dentro. Quella pace e tutto ciò che Dio ci può dare si sperimentano in Paradiso.

 A Jakov non sfugge il motivo per cui la Madonna lo ha portato col corpo in Paradiso insieme a Vicka. Si tratta di ricordare a noi uomini che cosa Dio ha preparato per coloro che si aprono a lui. Si dischiude così ai nostri occhi lo sbocco dell’eterna gioia, verso cui la nostra vita è diretta, quando persevera sulla via di Dio. Oggi gli uomini hanno perso queste prospettive e la Madonna è ricorsa a una esperienza così forte e unica nel suo genere per richiamarci all’essenziale. L’obiettivo di salvare tutte le anime e portarle in Paradiso è anche la ragione addotta dalla Madonna per spiegare la sua lunga permanenza in mezzo a noi.

PADRE LIVIO: Senti Jakov: in Paradiso avete forse visto Dio?
JAKOV: No, no, no.

PADRE LIVIO: Avete solo gustato la sua gioia e la sua pace?
JAKOV: Sicuramente.

PADRE LIVIO: La gioia e la pace che Dio dà in Paradiso?
JAKOV: Sicuramente. E dopo questo…

PADRE LIVIO: C’erano anche gli angeli?
JAKOV: Io non li ho visti.

PADRE LIVIO: Tu non li hai visti, ma Vicka dice che in alto c’erano dei piccoli angeli che volavano. Osservazione assolutamente giusta, visto che in Paradiso ci sono anche gli angeli. Solo che tu non guardi troppo ai particolari e vai sempre all’essenziale. Sei più attento alle esperienze interiori che alle realtà esteriori. Quando hai descritto la Madonna, non hai fatto tanto riferimento ai tratti esterni, ma hai subito colto il suo atteggiamento di madre. Allo stesso modo per quanto riguarda il Paradiso, la tua testimonianza riguarda in primo luogo la grande pace, l’immensa gioia e il desiderio di restare li che si provano.
JAKOV: Sicuramente.

PADRE LIVIO: Ecco, che altro puoi dire del Paradiso, Jakov?
JAKOV: Nient’altro del Paradiso.

PADRE LIVIO: Senti, Jakov; quando tu vedi la Madonna non senti già un po’ di Paradiso nel cuore?
JAKOV: Sì, ma è diverso.

PADRE LIVIO: Ah sì? E qual è la diversità?
JAKOV: Come abbiamo detto prima, la Madonna è Madre. Nel Paradiso non senti quel tipo di gioia, ma un’altra.

PADRE LIVIO: Vuoi dire una gioia diversa?
JAKOV: Si sente un’altra gioia, diversa da quella che si prova quando si vede la Madonna.

PADRE LIVIO: Quando si vede la Madonna che gioia si prova?
JAKOV: Una gioia di madre.

PADRE LIVIO: Invece in Paradiso com’è la gioia: maggiore, minore o uguale?
JAKOV: Per me è una gioia più grande.

PADRE LIVIO: Quella del Paradiso è più grande?
JAKOV: Più grande. Perché penso che il Paradiso è il massimo che si possa avere. Però anche la Madonna ti dà tantissima gioia. Sono due gioie diverse.  

 Dobbiamo essere grati a Jakov che, per grazia della Madonna, con questa descrizione, semplice ma unica nel suo genere, ha fatto pregustare a tutti coloro che lo ascoltavano un po’ di quella gioia che Dio ci ha preparato in Paradiso. Nessuno può raccontare queste cose se non le ha sperimentate. Nulla come questo tipo di testimonianze rende credibili le apparizioni. Infatti, queste cose si possono riferire solo se la bocca parla col cuore pieno e traboccante. A mia conoscenza è la prima volta che Jakov ha dato pubblicamente una testimonianza di questo genere sull’aldilà.

PADRE LIVIO: Si tratta di due gioie diverse, ma quella del Paradiso è proprio una gioia divina, che nasce dalla contemplazione di Dio faccia a faccia. A voi ne è stato dato un anticipo, nella misura in cui potevate sostenerlo. Personalmente posso dire che, nei molteplici testi mistici che ho letto durante la mia vita, non ho mai sentito descrivere il Paradiso in termini cosi sublimi e coinvolgenti, anche se improntati alla più grande semplicità e veramente comprensibili da tutti.

PADRE LIVIO: Bravo, Jakov! Adesso andiamo a vedere il Purgatorio. Dunque siete usciti dal Paradiso… Come è avvenuto? La Madonna vi ha condotto fuori?
JAKOV: Si, si. E ci siamo trovati…

PADRE LIVIO: Scusami, ma ho ancora una domanda: il Paradiso secondo te è un luogo?
JAKOV: Sì, è un luogo.

PADRE LIVIO: Un luogo, ma non come ce ne sono sulla terra.
JAKOV: No, no, un luogo senza fine, ma non è come un nostro luogo qui. È un’altra cosa. Tutta un’altra cosa.

Viaggio nell’aldilà: Jakov portato dalla Madonna al Purgatorio

La sofferenza del Purgatorio

 

Il racconto del più giovane dei veggenti di Medjugorje, che dal 1981  vede e parla con la Madonna che appare in quello sperduto villaggio della Bosnia Erzegovina. Un racconto incredibile raccolto durante un’intervista con Padre Livio di Radio Maria. Ecco la trascrizione, della seconda parte:

 JAKOV: Poi ci siamo trovati in uno spazio pieno di nebbia. Non posso dire altro per descriverlo se non dicendo che era una specie di nebbia. Lì dentro abbiamo visto solo dei movimenti, ma la gente, le persone, non le abbiamo viste. La Madonna ci ha detto che dobbiamo pregare tanto per le anime del Purgatorio, perché hanno veramente bisogno delle nostre preghiere.

PADRE LIVIO: Senti un po’: ma uscendo dal Paradiso è scomparsa anche quella gioia?
JAKOV: Sì, ma non è scomparsa del tutto. Quando però entri nel Purgatorio non senti più ciò che hai sentito prima. PADRE LIVIO: No? Che cosa si sente?
JAKOV: Si sente… Quando vedi questi movimenti dentro la nebbia, subito pensi che sono le anime della gente e anche tu senti fastidio. Senti fastidio, ma anche pena per loro.

PADRE LIVIO: Senti anche la pena per loro?
JAKOV: Ti dispiace per loro perché sono finiti lì e perché un attimo prima eri in quella gioia immensa e in quella pace e vedevi la gente che era proprio contenta. Poi vedi queste anime che soffrono e subito provi pena per loro.

PADRE LIVIO: Certo, e quindi dobbiamo pregare per loro.

JAKOV: La Madonna ha raccomandato tanto di pregare per le anime del Purgatorio, perché hanno bisogno delle nostre preghiere.

PADRE LIVIO: In questo modo il Purgatorio viene abbreviato?
JAKOV: Sì. Oggi tante volte affermiamo, e anch’io spesso l’ho sentito, che un nostro caro, che è morto, è andato sicuramente in Paradiso. Solo Dio sa dove sono i nostri morti.

 Osservazione piena di saggezza, ed impressiona il fatto che sia un ragazzo a farla. Anche noi sacerdoti, quando celebriamo i funerali, siamo molti facili ad assegnare il Paradiso a chiunque. Sarebbe molto più giusto e più utile invece invitare i fedeli alla preghiera incessante per le anime dei nostri cari morti e per tutte le anime più abbandonate del Purgatorio. 

PADRE LIVIO: Secondo te allora in che modo possiamo aiutarli?
JAKOV: Possiamo pregare per i nostri morti. Offrire sante Messe per loro.

PADRE LIVIO: Molto giusto…
JAKOV: È per questo che la Madonna si rivolge a noi.

 La descrizione che Jakov fa del Purgatorio rispecchia fedelmente gli insegnamenti della fede. Si tratta infatti di un luogo di sofferenza, ma non senza speranza. La stessa nebbia, che si contrappone alla luce del Paradiso, sta a indicare che non siamo in una oscurità senza sbocchi. È nel medesimo tempo un luogo di purificazione, la quale può essere abbreviata dalle nostre preghiere. L’invito della Madonna a pregare per le anime del Purgatorio pare essere uno dei motivi che l’hanno spinta a portarvi due ragazzi. Si tratta di una forma squisita di carità, che corrisponde alla grande tradizione della Chiesa, ma che deve essere riscoperta in tutto il suo valore dai fedeli. La Madonna anche nei messaggi rivolti tramite la veggente Marija ha invitato a pregare per le anime del Purgatorio, sottolineando che esse a loro volta ci aiutano a comprendere che le cose della terra non sono cosi importanti per noi e che il Cielo è la sola meta a cui dobbiamo tendere.

La storia della grande croce del Krizevac a Medjugorje

Il Križevac, insieme al Podbrdo ed alla chiesa parrocchiale dedicata a san Giacomo, è uno dei tre punti fondamentali di devozione per ogni cattolico che si rechi in pellegrinaggio a Međugorje. Sulla cima del colle è stata costruita una Croce monumentale, alta 8.5 metri e larga 3.5, in onore dell’Anno Santo della Redenzione 1933-’34, ad opera dei parrocchiani di Međugorje.

La costruzione della croce è iniziata nel 1933 ed è stata completata nel 1934, e da quell’anno il monte Šipovac è stato chiamato appunto monte Križevac, monte della Croce. Pare che uno dei motivi che spinse la popolazione ad erigere la croce furono delle piogge abbondanti che minacciavano i raccolti, per le quali il parroco di allora, Bernardin Smoljan, spinse i parrocchiani, nonostante la loro povertà, a costruire la croce a memoria dei 1900 anni dalla morte di Cristo.Non c’erano sentieri ben predisposti che conducevano fino alla cima di quel monte ricoperto di arbusti e di alberelli di melograno selvatico. Pochi erano gli uomini che vi lavorarono, perché la maggior parte erano emigrati all’estero per lavoro. Eppure, la popolazione, di ogni età, si dette da fare per innalzarla. Lo fecero per fede e speranza. Speravano nel Signore, che proteggesse le loro povere terre dalla miseria, dalla siccità e dalla grandine. Erano tutti cristiani, avevano fede nel Signore, e volevano che fin da lontano le persone potessero rivolgere lo sguardo alla croce, segno di salvezza.
Alcune reliquie della vera Croce di Gesù, ricevute da Roma per l’occasione, sono state inserite nell’asta della croce stessa.
Il 16 marzo 1934 fu celebrata la prima santa Messa ai piedi della croce. Nel settembre del 1935, il vescovo Alojzije Mišić ordinò che a Međugorje la Festa della Esaltazione della Santa Croce venisse celebrata ogni anno la prima domenica dopo la Festa della Natività di Maria, e che la messa fosse celebrata sul Križevac. Infatti, il 14 Settembre, la Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della Croce, cioè il ritrovamento avvenuto, secondo la tradizione, nell’anno 320. In quel preciso giorno il vescovo di Gerusalemme esaltò, alzò, la croce sopra il popolo che si era riunito in preghiera, affinché tutti venerassero quel legno dove Gesù era stato inchiodato, dove aveva versato il suo sangue e vi era morto.

A Medjugorje, quindi, nella domenica seguente la Natività di Maria, si celebra la festa dell’Esaltazione. E se un tempo quella era la festa della gente del luogo, da quando sono cominciate le apparizioni è diventata una festa anche per i pellegrini. Si sale lassù, e ci si raduna per stare con Cristo e tra di noi, popolo cristiano.