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La mia vocazione è nata a Medjugorje

Grande sorpresa ha destato nel mondo economico austriaco la rinuncia a un’eredità miliardaria da parte di un giovane figlio di nobile famiglia. Georg Mayr Melnhof, di Salisburgo, 27 anni, nono di dieci figli, laureato a Vienna, dopo aver assunto la guida dell’azienda paterna all’inizio del 1995, ha deciso in settembre di entrare in seminario. “Le cose sono andate così -riferiamo succintamente un’intervista del giovane-.

Mi ero recato a Medjugorje più volte dal 1982, ma solo nel 1987 ho avuto la mia vera conversione. Guarito dopo mesi di malattia, in cui ho avuto modo di riflettere sul messaggio, nonostante la mia paura a stare con la gente, sono stato chiamato a guidare a Medjugorje un gruppo di giovani nella Pasqua di quell’anno. Un tuffo nel vuoto, ma lì è iniziata la mia nuova vita. In un mattino del 6 settembre dello stesso anno, di nuovo pellegrino a Medjugorje, sono stato colpito da un passo della Bibbia: Nessuno potrà mai essere mio discepolo se non rinuncerà a tutti i suoi beni (Lc 14,33). E nella Messa ascoltata subito dopo in lingua tedesca, una voce intensissima mi diceva di seguire quella chiamata. Tornato a casa, comunicai a mia madre il desiderio di diventare sacerdote ed ella mi disse:”Preghiamo un anno per questa questa tua decisione”; e così la mia vocazione venne trascurata e vissi per sei anni ancora la mia vecchia vita: studiai economia e non mi pento di averlo fatto. Ma quest’anno a luglio ho capito con chiarezza che a Medjugorje nell’89 ero stato veramente chiamato. La mia vocazione era nata da Maria.

Come ha reagito la famiglia?

Mia madre non si meravigliò, perché da tempo era convinta della mia chiamata. E quando lo scorso anno decisi di prendere in mano l’azienda di famiglia, rimase stupita. Questo me lo ha detto soltanto in un secondo momento. Accettò questa decisione nel silenzio e accompagnandola con le sue preghiere. Poi ebbe la conferma di quello che aveva sempre capito. Mio padre invece ebbe difficoltà ad accettare la mia decisione, soprattutto perché ero l’unico dei figli maschi a cui poter affidare l’azienda. Ma sento ora che egli percepisce sempre di più la benedizione di questa mia scelta ed egli non desidera altro che i figli seguano la loro strada per essere soddisfatti e felici.

Come si trova ora in seminario?

Sono molto entusiasta dell’atmosfera che si respira nel seminario di Salisburgo. Qui parte dei giovani conosce molto bene Medjugorje Per noi il Rosario è qualcosa di naturale ed anche l’adorazione eucaristica. Cerchiamo di vivere i messaggi di Maria. Non devo difendere Medjugorje nel seminario! Quest’anno ad esempio andiamo per fine anno a Medjugorje e per me non è stato difficile metter fuori un avviso e invitare anche gli altri seminaristi a partecipare al pellegrinaggio. Non ho incontrato nessuno che abbia detto: per amor del cielo! Ora abbiamo anche qualcuno che è entusiasta di Medjugorje Constato che le persone riconoscono i frutti positivi che ne derivano e che entrano anche in seminario. E’ una grande benedizione. Purtroppo non è così in tutti i seminari austriaci.

Quali sono i suoi piani in futuro?

Terminare gli studi al più presto possibile, ma anche soddisfare la volontà di Dio e fare molto di più. Tante persone legate a Medjugorje mi chiedono di dare degli impulsi sotto forma di relazioni e serate di preghiera…Vi sono pochi sacerdoti che sostengono pienamente i messaggi di Medjugorje C’è ancora paura e molti aspettano che Medjugorje venga approvata dalla Chiesa. Per me una cosa è chiara: Medjugorje cambia profondamente le persone…

Lei ritiene che i sacerdoti mariani siano importanti oggi?

Maria afferma: i sacerdoti sono i miei amati figli. Capisco ora perché Maria esorta tutti a pregare per i sacerdoti, perché essi vengono oggigiorno attaccati violentemente. Molti sacerdoti hanno difficoltà notevoli con Maria, ma poi penso: cos’è un sacerdote senza Maria? senza quel profondo legame con Lei? Anche la scelta di una vita in cui vige il celibato, sarà per me più facile grazie al mio profondo legame con Maria. E riguardo al futuro della Chiesa? Nutro grandi speranze. I tempi più difficili nella storia della Chiesa sono stati sempre i momenti di maggior gloria e benedizione. Questo lo vediamo quando apriamo gli occhi al bene. Riconosciamo che il Signore nei momenti difficili interviene come mai in altri tempi, sia attraverso Medjugorje, sia attraverso movimenti di rinnovamento.

Pensiamo solo a ciò che accade in Francia con le giovani comunità: si tratta veramente di una grande gioia ed è per questo che nutro grandi speranze per il futuro della Chiesa, perché essa poggia sulla roccia e la parola di Dio dura in eterno. Il Signore dice: non preoccupatevi, anche riguardo alla Chiesa. Vi sono tante cose da fare, tante cose belle; ed è veramente un peccato pensare solo alle cose brutte.

Don Mario Lukes: a Medjugorje ho riconosciuto la mia vocazione

Don Mario Lukes: “È a Medjugorje che ho riconosciuto la mia vocazione, ed è grazie alla Madonna e a questo luogo che ho potuto accoglierla”

Don Mario Lukes è attualmente cappellano nella Diocesi di Fulda in Germania, e precisamente nella città di Hanau. È nato a Žepča ma vive in Germania dal 1995. Don Mario viene a Medjugorje ogni anno fin dal 2000 e, nel corso di una trasmissione di Radio “Mir” Medjugorje, ha detto quanto segue:

“È la prima volta che vengo al Festival dei Giovani da sacerdote. Ho portato qui un gruppo di tredici ragazzi impegnati a seguire i giovani e i ministranti della mia Diocesi. Sono rimasti entusiasti delle catechesi di P. Jacques Philippe della Comunità delle Beatitudini e delle testimonianze della Comunità Cenacolo. Sono stati particolarmente toccati da quella di suor Jennifer. Tutto questo sta portando a un cambiamento delle loro vite, a una conversione provocata dalla grazia di Dio, che qui è all’opera”. Don Marco ci ha poi testimoniato che la sua vocazione sacerdotale è un frutto di Medjugorje:

“Sono legato a Medjugorje. Tempo fa ci venivo anche con la Comunità “Totus Tuus”, che è molto conosciuta qui. La mia prima volta, però, risale al 1994, quando sono venuto qui accompagnato dai miei genitori. Anche la mia vocazione è legata a questo luogo. Conseguita la Maturità, sono venuto qui per alcuni anni con la Comunità “Totus tuus”. Ed è in quel periodo che ho scoperto la mia vocazione, che mi son chiesto cosa Dio volesse da me. Grazie alla riflessione, alla preghiera ed ai vari pellegrinaggi, ho poi scoperto le tracce di Dio nella mia vita e ho riconosciuto che egli mi stava chiamando a diventare sacerdote. La decisione definitiva l’ho presa in uno di quegli anni, pregando il Rosario sul Podbrdo durante un pellegrinaggio. Due anni fa sono stato ordinato sacerdote nella Diocesi di Fulda, ed ho celebrato una Prima Messa anche a Žepče, il mio paese natale.

Diffondiamo la pace e l’amore a cui ci invita la Madonna. Il modo migliore per farlo è attraverso il Sacramento della Riconciliazione. Per questo Medjugorje è il confessionale del mondo, perché è da qui che questo messaggio di pace e di amore viene diffuso. Ed i segni di tale diffusione sono riconoscibili in tutto il mondo. In Germania incontro spesso persone che sono venute a Medjugorje, si sono convertite qui e stanno portando avanti questo messaggio nel mondo. Medjugorje opera. È un grande dono di Dio per questo mondo ed un segno che l’amore trionferà”

Testimonianza di Silvia

Mi chiamo Silvia, ho 21 anni e sono di Padova. Il 4 ottobre 2004 all’età di 16 anni mi sono ritrovata, nel giro di pochi giorni, a non poter camminare più e ad esserecostretta a rimanere in carrozzina. Tutti gli esiti degli esami clinici erano negativi, ma nessuno sapeva quando e se avrei ripreso a camminare. Sono figlia unica, avevo una vita normale, nessuno si aspettava di dover passare momenti così duri e dolorosi. I miei genitori hanno sempre pregato e chiesto l’aiuto della Madonna affinché non ci lasciasse soli in questa dolorosa prova.Nei mesi successivi però sono peggiorata, ho perso peso e sono iniziate delle crisi simil-epilettiche. Verso gennaio mia madre ha contattato un sacerdote che seguiva un gruppo di preghiera molto devoto alla Madonna, e ogni venerdì andavamo tutti e tre al Rosario, Messa e Adorazione. Una sera poco prima di Pasqua, finita la funzione, si è avvicinata una signora e mi ha messo tra le mani una medaglietta della Madonna, dicendomi che era stata benedetta durante l’apparizione a Medjugorje, ne aveva solo una, ma in quel momento riteneva che io ne avessi più bisogno di lei. L’ho presa e appena sono tornata a casa l’ho messa al collo. Passate le vacanze ho telefonato al preside della mia scuola e mi sono fatta dare i programmi della classe che frequentavo, la terza liceo scientifico e nei mesi di aprile e maggio ho studiato. Nel mese di maggio, intanto, i miei genitori, hanno iniziato a portarmi ogni giorno al Rosario e alla S.Messa. All’inizio lo sentivo come un obbligo, ma poi ho iniziato a desiderare anch’io di andarci perché quando ero li e pregavo trovavo un po’ di conforto alla tensione provocata dal fatto di non poter fare le cose come gli altri miei coetanei.

Nella prima metà di giugno ho sostenuto degli esami a scuola, li ho passati e lunedì 20 giugno quando la fisiatra mi ha detto che doveva accompagnare sua madre a Medjugorje, d’istinto le ho chiesto se poteva portarmi con lei! Mi ha risposto che si sarebbe informata e dopo tre giorni ero già sul pullman verso Medjugorje con mio padre! Sono arrivata la mattina di venerdì 24 giugno 2005; durante la giornata abbiamo seguito tutte le funzioni e abbiamo avuto l’incontro con il veggente Ivan, lo stesso che più tardi avrebbe avuto l’apparizione sul monte Podbrodo. Alla sera quando mi è stato chiesto se volevo andare anch’io sul monte, ho rifiutato spiegando che la carrozzina su un monte non può salire e non volevo disturbare gli altri pellegrini. Mi hanno detto che non c’erano problemi e che avrebbero fatto a turno, cosìabbiamo lasciato la carrozzina ai piedi del monte e mi hanno preso in braccio per portarmi fino in cima. Era pieno di gente, ma siamo riusciti a passare.

Arrivati vicino alla statua della Madonna, mi hanno fatto sedere e ho iniziato a pregare. Ricordo che non pregavo per me, non ho mai chiesto la grazia di poter camminare perché mi sembrava una cosa impossibile. Pregavo per gli altri, per le persone che in quel momento si trovavano nel dolore. Ricordo che quelle due ore di preghiera sono volate via; preghiera che ho fatto veramente con il cuore. Poco prima dell’apparizione, il mio capogruppo seduto di fianco a me mi ha detto di chiedere tutto ciò che volevo alla Madonna, Lei sarebbe scesa dal Cielo sulla terra, sarebbe stata li, davanti a noi e avrebbe ascoltato tutti in modo uguale. Ho chiesto allora di avere la forza per poter accettare la carrozzina, avevo 17 anni e un futuro in carrozzina mi ha sempre spaventato tantissimo. Prima delle 22.00 ci sono stati dieci minuti di silenzio, e io mentre pregavo ero attratta da una chiazza di luce che vedevo alla mia sinistra. Era una luce bella, riposante, tenue; a differenza dei flash e torce che si accendevano e spegnevano in continuazione. Intorno a me c’erano tante altre persone, ma in quei momenti era tutto buio, c’era solo quella luce, che quasi mi intimoriva e più di una volta ho tolto lo sguardo, ma poi con la coda dell’occhio mi era inevitabile vedere. Finita l’apparizione al veggente Ivan, la luce svanì. Dopo la traduzione in italiano del messaggio della Madonna, due persone del mio gruppo mi hanno preso per portarmi giù e sono caduta all’indietro, come svenuta. Sono caduta sbattendo la testa, il collo e la schiena su quelle pietre e non mi sono fatta il minimo graffio. Ricordo che era come se fossi stata su un materasso morbido, accogliente, non su quelle pietre dure e spigolose.Sentivo una voce dolcissima che mi tranquillizzava, mi calmava come coccolandomi. Subito hanno iniziato a gettarmi dell’acqua e mi hanno riferito che si sono fermati delle persone e alcuni medici che hanno provato a sentirmi il polso e il respiro, ma niente, non c’erano cenni di vita. Dopo cinque – dieci minuti ho aperto gli occhi, ho visto mio padre piangere, però per la prima volta dopo 9 mesi ho sentito le mie gambe e così scoppiando in un pianto ho detto tremando: “Sono guarita , cammino!” Mi sono alzata come se fosse la cosa più naturale; subito mi hanno aiutato per scendere dal monte perché ero agitatissima e temevano che mi facessi male, ma arrivata ai piedi del Podbrodo quando mi hanno avvicinato la carrozzina, l’ho rifiutata e da quel momento ho iniziato a camminare. Alle 5.00 del mattino seguente stavo scalando il Krizevac da sola con le mie gambe.

I primi giorni che camminavo avevo i muscoli delle gambe indeboliti e atrofizzati dalla paralisi, ma non avevo paura di cadere perché mi sentivo sorretta da fili invisibili alle spalle. Non ero andata a Medugorje in carrozzina pensando di poter tornare con le mie gambe. Era la prima volta che ci andavo, è stato bellissimo non solo per la Grazia che ho ricevuto, ma per l’atmosfera di pace, calma, serenità e grandissima gioia che lì si respira. All’inizio non facevo mai testimonianze perché ero molto più timida di adesso e poi avevo numerose crisi simil-epilettiche durante la giornata, tanto che a settembre 2005 non avevo potuto riprendere a frequentare la quarta liceo. A fine febbraio 2006 era venuto padre Ljubo a tenere un incontro di preghiera a Piossasco (TO) e mi avevano chiesto di andare a fare testimonianza. Ho un po’ tentennato, ma alla fine sono andata; ho reso testimonianza e ho pregato il S.Rosario. Prima che andassi via padre Ljubo mi ha benedetto e ha pregato qualche istante sopra di me; da lì a pochi giorni sono completamente scomparse tutte le crisi. La mia vita ora è cambiata e non soltanto perché sono fisicamente guarita. Per me la Grazia più grande è stata quella di scoprire la Fede e sapere quanto amore Gesù e la Madonna hanno per ciascuno di noi. Con la conversione è come se Dio mi avesse acceso un fuoco dentro che va costantemente alimentato con la preghiera e l’Eucarestia. Qualche vento poi potrà soffiarci ma se è ben alimentato, questo fuoco non si spegne e ringrazio infinitamente Dio per questo immenso dono! Ora nella mia famiglia ogni problema lo affrontiamo con la forza del Rosario che preghiamo ogni giorno tutti e tre insieme. In casa siamo più sereni, felici perché sappiamo che ogni cosa è secondo la volontà di Dio, del quale abbiamo piena fiducia e siamo estremamente contenti che Lui e la Madonna ci guidino. Con questa testimonianza io voglio rendere grazie e lode alla Madonna e Gesù anche per la conversione spirituale avvenuta nella mia famiglia e per il senso di pace e gioia che Loro ci donano. Vi auguro di cuore che ognuno di voi senta l’amore della Madonna e di Gesù perché per me è la cosa più bella e importante della vita.

Testimonianza di Mariano Fernando Polimeno

Ho vissuto un’esperienza indimenticabile toccando con lo spirito l’amore immenso di Maria e di nostro Signore. Da credente, poco praticante, da peccatore comune, ho fortemente voluto toccare il suolo sacro di Medjugore. Volevo farlo da tempo, esattamente dalla fine del 2012, un anno da dimenticare che ha cambiato la mia vita perchè sono stato operato alle corde vocali presso il san Raffaele….un intervento delicato ma grazie a Dio riuscito nonostante la mia voce sia cambiata….e così la mia vita nel suo essere.

Continuo ancora ad insegnare grazie alla mia forza di volontà e alla passione per l’insegnamento. Ma in quei momenti l’immagine di Gesù misericordioso e della Madonna mi sono state di conforto e sostegno.
Dopo l’intervento è scattato quel gran desiderio di Medjugorie…..sentivo di doverlo fare. Tre anni ho atteso….poi l’occasione buona e ci sono stato con degli  amici che ci vanno ormai da anni. Non ho chiesto nulla a Maria, solo il mio grazie.

Sentivo che era giunta l’ora di compiere questo viaggio. Non mi pentirò mai di averlo portato a termine. Benedetto sia il Signore e la sua grande Madre per quello che mi hanno fatto vivere e sentire in questi giorni di permanenza. Un benessere sin da subito, un senso di protezione mai provato prima, una pace interiore devastante. Non è semplice neanche per uno che con il lessico ci marcia tutti i giorni trovare le parole giuste per meglio far capire a voi, amici, quanto provato in termini di pace e amore. Nessuno mi parlava o era lì a condizionarmi su chissà quali storie….tutto accadeva da sé, spontaneamente nel silenzio della contemplazione. Sensazioni bellissime provate già al primo contatto con la statua della Madonna posta nella chiesa di san Giacomo, una Madonna incantevole, trascinante. Ti ponevi accanto a Lei e ne sentivi l’abbraccio….Lei ci chiama e Lei ci accoglie abbracciandoci e spogliandoci di ogni timore e paura. Poi le grandi camminate, per niente semplici da portare a termine ma fattibili con la forza della fede e con il sostegno della grande Madre….La camminata a piedi nudi che mi ha portato in cima alla collina delle apparizioni dove imperava la Vergine bianca che con grande amore accoglieva i suoi figli. E che dire dell’emozione provata aggrappandomi ai piedi del Cristo in croce, proprio lì a due passi dalla Madre. Lì non ho compreso più nulla, un abbraccio in totale silenzio, ad occhi chiusi………..

Ero aggrappato ai piedi del mio Gesù, Quello che spesso si dimentica di onorare nel rincorrere mete vane e inutili. Lì no, lì qualcosa mi chiamava a Lui, lì tolta ogni remora e paura me lo sono abbracciato stretto stretto sentendone tutta la protezione possibile. Sarei rimasto li aggrappato se non fosse che occorreva dare spazio anche agli altri figli. Credetemi amici miei una sensazione da provare. Poi la salita al monte della Croce, interminabile….e tanta meditazione, davvero tanta, inevitabile e spontanea. 

La farfalla poggiata sul mio piede, ha creato un bel pò di emozione. Eravamo giunti sulla collina ed eravamo impegnati nella recita del Rosario….quando questa farfalla ha cominciato a volteggiarmi attorno sino a posarsi sul piede, sostando per quasi tutto il Rosario….Ho visto dell’emozione attorno a me…..senonchè dopo ho chiesto la motivazione….e mi è stato detto che la farfalla in quel luogo sacro è la persona più cara scomparsa che trovandoti in uno stato di grazia viene a trovarti. Premetto che la sera prima sul sagrato della Chiesa di san Giacomo avevo superato un peso che da tempo mi portavo addosso, ossia la confessione. Questo sacramento che da oltre 40 avevo abbandonato…

 E voglio chiudere questa mia riflessione con la grande gioia di vivere tutto con migliaia di giovani provenienti da ogni dove, giovani che pregavano, cantavano e ballavano. I giovani che sanno divertirsi anche senza ricorrere a false chimere, che non necessitano di alcool o droghe, i giovani che sanno tendere la mano e sanno sorridere. E’ stato stupendo vivere tutto questo ed è inutile negare che si ritorna cambiati, di certo gioiosi e positivi ma anche con la consapevolezza che il difficile comincia ora perché ci si sente pronti alla battaglia per aiutare tutti coloro che da Dio si sono allontanati.

Un cuore triste non può vedere Dio, né sentire l’ala protettiva della Madonna….Bisogna reagire, combattere, pregare affinchè il male non prenda il sopravvento e bisogna farlo con la Preghiera, quotidianamente, occorre riportare il sorriso nei cuori di tutti perché solo in questo modo il mondo può tornare a sorridere. A distanza di giorni, tornato nella mia Gallipoli, in Puglia, continuo ad avvertire quella sensazione meravigliosa di abbraccio materno disceso dall’alto e il mio cuore ancora gioioso, una gioia incomparabile che mi fa quasi camminare sollevato da terra. Ci si sente sereni, vogliosi di dare amore, trasmettere positività e chiunque mi incontri vede nei miei occhi una luce nuova e rimane attratto dal mio dire. Sono andato a Medjugorie non per chiedere miracoli o chissà che ma solo per ringraziare e ricevere forza, rinvigorire la mia fede e ne sono uscito piacevolmente sconvolto con tanta voglia di ritornare. Cosa aggiungere se non la preghiera che Iddio e la Mamma di tutti ci aiuti in questo cammino terreno.

Ho visto due volte la Madonna e poi sono guarita

Che il progetto “Sardegna Terra di Pace” fosse una cosa straordinaria, era divenuto chiaro a tutti i soggetti coinvolti: il Parroco, il Sindaco ed il gruppo “Amici di Medjugorje in Sardegna”. Il 28 di Agosto 2012, il Consiglio Comunale di San Nicolò d’Arcidano approva all’unanimità l’intitolazione a “Piazza Regina della Pace” dell’area dei giardini di via Lazio. Subito viene fatto l’appalto per la sistemazione della piazza e rapidamente si concludono i lavori.

Frutto della generosità dei fedeli, la statua della Madonna, identica a quella che si trova a Medjugorje, è già pronta. In meno di due mesi tutto è completato per procedere all’inaugurazione. I tempi rapidi, considerando il coinvolgimento dell’Amministrazione Pubblica, hanno del prodigioso. Era chiaro il segno: la Regina della Pace aveva fretta di prendere il suo posto nella piazza.

Il giorno dell’inaugurazione c’era un vento non forte, abbastanza gradevole data la buona temperatura. Abbiamo ricordato un messaggio della Regina della Pace: Il vento è il mio segno. Io verrò nel vento. Quando il vento soffia sappiate che io sono con voi… Sono con voi nel vento. Non abbiate paura. [15 Febbraio 1984]

Prima della benedizione, mentre i fedeli recitavano il rosario, il vento è riuscito a sollevare il velo e a scoprire una parte del viso della statua tra l’emozione e la commozione generale; sembrava che la Madonna avesse urgenza di manifestarsi nel suo splendore, di essere realmente quello che la statua rappresenta: una presenza, la presenza della Regina della Pace accanto a noi, con noi, a dispensare le sue grazie sulla Sardegna e a quanti a Lei si rivolgono. Che questo sia vero, lo dimostra la straordinaria storia raccontata da Anna.

“Sono stata a Medjugorje a Settembre per la festa dell’Esaltazione della Croce. Il primo giorno attraversando il corridoio dell’albergo, giunta in prossimità di alcuni gradini, pur essendo sola, ho sentito una mano che mi ha spinto con forza. Sono caduta rovinosamente facendomi molto male a una gamba per cui non ho potuto fare le salite alla Collina e al Krizevac come desideravo e come ho sempre fatto. È stato un pellegrinaggio molto sofferto per l’impossibiltà di camminare e per il dolore. La gamba era gonfia, piena di lividi e le prime cure non avevano sortito alcun effetto. Rientrata in Sardegna ad Oristano le cose sono andate gradualmente peggiorando nonostante le cure nella clinica. I medici praticavano nella gamba le aspirazioni degli stravasi ematici con grosse siringhe senza che si verificasse alcun miglioramento. Mi guardavo la gamba sempre gonfia piena di liquidi con lividi diffusi e i segni delle incisioni per le aspirazioni, con un dolore che diventava insopportabile e mi domandavo se mai sarei guarita, se mai avrei ripreso l’attività di prima. Ero molto demoralizzata e i medici stabilirono che lunedì 22 ottobre, dopo la terapia avrebbero deciso sull’intervento. Domenica 21 ottobre era prevista a San Nicolò d’Arcidano l’inaugurazione della “Piazza Regina della Pace” e la benedizione della statua della Madonna. Non potevo e non volevo mancare. Sconsigliata da tutti, sono andata alla cerimonia accompagnata da alcune amiche.”

La testimonianza prosegue col racconto di quanto accaduto nella Piazza Regina della Pace.

“Mi hanno accompagnato sorreggendomi fino al centro della Piazza. I posti erano tutti occupati, ma c’è stato chi mi ha lasciato la sedia, in piedi non avrei proprio retto. Così mi sono trovata alla sinistra della Madonna dal lato in cui tende la mano. Potevo vedere bene la statua e il palco con l’altare.”

Inizia la cerimonia con la proclamazione del nome della Piazza, segue la processione con le confraternite, le ragazze nei costumi tradizionali, i chierichetti, il vescovo con i sacerdoti, il prefetto con i sindaci. C’è lo svelamento della statua della Regina della Pace che appare ai numerosi fedeli in tutto il suo splendore. Segue il rito di benedizione: il vescovo asperge la statua con l’acqua benedetta, segue il momento emozionante dell’incensazione della Madonna.

“Sentivo un forte dolore alla gamba, non sapevo se ce l’avrei fatta a resistere per tutta la cerimonia. Forse aveva ragione chi mi aveva sconsigliato dal venire. Mentre per il dolore mi angustiavo in questi pensieri, ho visto la Madonna vicinissima a me. Non riuscivo a capacitarmi, emozionata e confusa stringevo gli occhi. All’amica che mi stava vicina ho detto che oltre al male della gamba mi stava venendo una malattia agli occhi oppure la Madonna mi stava guarendo dalla miopia. Lei, la Regina della Pace era lì, vicinissima, non era una statua perché era viva, bellissima e mi guardava sorridendo. Nel corso della cerimonia poi, la Madonna si è avvicinata una seconda volta con lo stesso sguardo, lo stesso sorriso. Ero in gran confusione con il cuore in tumulto, piena di gioia e di spavento insieme. Cosa voleva dire tutto questo? Mi è accaduta poi un’altra cosa singolare. Ero molto preoccupata al momento della comunione dei fedeli: il dolore alla gamba si faceva sempre più forte, insopportabile. Non ero in condizioni di stare in piedi e tantomeno di avvicinarmi al sacerdote che era distante tra la folla dei fedeli. Nell’alzare lo sguardo, con sorpresa vedo dei sottili pali che partivano da dove ero seduta e a breve distanza l’uno dall’altro si succedevano in mezzo alla folla fino al punto in cui il sacerdote distribuiva la comunione. Ho sentito un’energia che mi ha fatto alzare e sostenendomi ai pali che io vedevo, afferrandoli alternativamente con una mano e poi con l’altra, sono arrivata dal sacerdote che mi dato l’eucarestia, era il sacerdote con cui ero stata l’ultima volta in pellegrinaggio. Allo stesso modo, afferrandomi ai pali sono tornata al mio posto. Mi sono poi resa conto che quei pali li vedevo solo io, mentre gli altri vedevano una signora che con le mani faceva dei gesti di afferrare l’aria procedendo in una maniera stramba. Chi sa che cosa avranno pensato nel vedermi muovere in quel modo.”

In effetti, alcuni hanno fatto presente il comportamento soprendentemente insolito di Anna, conosciuta come persona di grande compostezza, riservata, equilibrata, avulsa dall’attirare l’attenzione con gesti o particolari atteggiamenti. (A proposito dei sottili pali, un sacerdote, ascoltata la testimonianza, dirà di non meravigliarsi e di essere a conoscenza di altri casi, uno nel Lazio, in cui sono comparsi questi sostegni per chi aveva difficoltà a camminare. Sono i “bastoni della Madonna”).

La solenne cerimonia è giunta poi alla conclusione tra l’emozione e la gioia generale, mentre si accendeva la bellissima illuminazione notturna e i fedeli si affollano intorno alla statua della Madonna per contemplarla da vicino, sostando in preghiera. I cantori facevano risuonare le melodie medjugorjane e molti si avviavano verso la palestra, dove veniva offerta una consumazione per tutti. Anche per Anna era arrivato il momento di alzarsi.
“Le amiche hanno cercato di aiutarmi, ma io mi sono alzata da sola e abbiamo iniziato a camminare. Mi hanno fatto notare che camminavo senza zoppicare e ho risposto loro che in effetti sentivo la gamba più leggera. Volevano che ci fermassimo a prendere qualcosa, data l’ora, ma io desideravo solo rientrare a casa. Durante il viaggio di rientro sentivo nella gamba un calore fortissimo, bruciante. Giunta a casa, la prima cosa che ho fatto è stata quella di togliermi la scarpa e la calza per guardarmi bene la gamba. Non credevo ai miei occhi: la gamba era asciutta, sottile, scomparso ogni gonfiore, senza i lividi e senza i segni delle incisioni per le aspirazioni, la vedevo sana come se mai avessi avuto alcun problema, completamente guarita. L’emozione è stata grandissima , non ho dormito , ho pregato, pianto e ringraziato la Madonna tutta la notte. L’indomani lunedì 22 ottobre era il giorno fissato per la terapia in clinica e per la decisione dell’intervento. Mi sono presentata tutta gioiosa e sorridente. La dottoressa che era già pronta con una grossa siringa per le aspirazioni e al vedermi ha esclamato: “C’è poco da stare allegri, non lo sai che ti devo fare molto male?” e nel visitarmi, notando la scomparsa delle incisioni fatte, con grande meraviglia: “Che cosa è successo? La gamba non ha più niente, non c’è più bisogno di cure, è completamente guarita!”. Ho raccontato alla dottoressa che il giorno prima, pur stando molto male, ero stata a San Nicolò d’Arcidano per l’inaugurazione della Piazza e la benedizione della Statua della Regina della Pace e che lì avevo vissuto una straordinaria esperienza della speciale presenza della Madonna in quel luogo, tornando a casa con la gamba guarita”. Mentre parlavo è entrato il medico con cui si doveva decidere dell’intervento alla gamba e all’udire queste cose, con ironia mi ha detto: “Si vede che l’ha baciata la Madonna!”. Senza esitare, guardandolo con fermezza gli ho risposto: “Dottore, io sono certa che è stata la Madonna a guarirmi! Mi son fatta male cadendo a Medjugorje e la stessa Madonna di Medjugorje mi ha guarito nella sua Piazza a San Nicolò d’Arcidano.”

I medici non hanno potuto fare altro che constatare l’improvvisa guarigione. Anna, in seguito ha evitato di prendere l’ascensore ed è salita a piedi fino al quinto piano a casa di un’amica. È proprio guarita.

Giovedì 8 novembre, Anna si reca di nuovo a S.N. d’Arcidano nella Piazza Regina della Pace per ringraziare la Madonna e donare come segno di riconoscenza una bellissima rosa d’argento che è custodita nella Parrocchia. Il 12 novembre ha fatto la testimonianza della sua guarigione nell’incontro di preghiera degli “Amici di Medjugorje in Sardegna” nella cappella del seminario arcivescovile di Cagliari e sabato 1 dicembre nell’incontro di preghiera nella chiesa parrocchiale di San Nicolò d’Arcidano. Ha testimoniato poi davanti all’arcivescovo di Oristano e a diversi sacerdoti. E’ tornata poi diverse volte a pregare la Madonna nella Piazza Regina della Pace. La documentazione medica è stata completata e verrà consegnata al vescovo di Oristano e al Parroco di San Nicolò d’Arcidano.

Lode alla Regina della Pace che con le sue meraviglie fa sentire la sua materna presenza in mezzo a noi.

Fonte: sardegnaterradipace.com

Testimonianza di una mamma

Riceviamo una testimonianza e pubblichiamo:

Ciò che voglio testimoniarvi oggi,è un abbraccio vivo che come famiglia abbiamo ricevuto,è un raggio di luce che ti trapassa il cuore,è un amore divino che va ben oltre ogni nostra più piccola aspettativa;è un incontro speciale,in un luogo altrettanto speciale: Medjugorje. In questo celeste angolo di cielo,già da parecchi anni,andiamo a ricaricare le nostre vite, là andiamo a nutrirci della presenza viva della Vergine, là andiamo ad accoccolarci al Suo Cuore, perché in quei momenti, la gioia ti squarcia il cuore e neppure la morte fa più paura. Ogni pellegrinaggio,ti lascia qualcosa di nuovo, di unico, ti regala un flash di vita che fa parte di un opera che Dio sta pensando per te. Ecco,questo proprio questo è ciò che abbiamo ricevuto in special modo nel nostro ultimo pellegrinaggio in questa terra speciale. Erano i primi giorni di novembre. Avevamo abbracciato Medjugorje solo due mesi prima, però ahimè, quando il Cielo chiama, non si può dir di no, perché nella grazia di Dio,c’è la vita,e la vita la cosa più bella e meravigliosa che esista. Si a volte i disegni di Dio ti prendono in contropiede, sconvolgono i nostri progetti umani ma, sono la nostra realtà ,basta che ci fidiamo di Dio. Vi assicuro che, guardare a Dio a cuore sobrio non è stato subito semplice, però poi…. Ero già sposa e madre di tre creature, doni grandi dell’Altissimo… ci sentivamo già appagati, ma il buon Dio non la pensava come noi… In tanti modi, come singoli e come sposi, lui ci dava segni che da noi, lui desiderava ancora un “sì” per la vita… Lui,re dell’ universo, che con infinito amore cercava proprio noi,rispettando le nostra libertà e il nostro cuore. Un giorno,in preghiera gli dissi… Signore come assecondarti ,tu sai come è difficile completare ogni mese,tu conosci tutto ,un altra creatura da crescere,non è pensabile, come facciamo. Dammi un segno, fammi capire.”Ed è qui che Medjugorje si fa per noi grazia..una sera,ci contatta un’amica,e ci inviata a ripartire per Medjugorje..è bastato uno sguardo tra me e mio marito,e lui mi ha detto..”Se la Madonna ci vuole andiamo,la provvidenza ci aiuterà”…e cosi è stato…provate a pensare ad una famiglia di 5 persone che parte..non è così economico,ma,vi garantisco,la provvidenza di Dio ha pensato anche a questo, perché’ i disegni di Dio,non sono composti a metà…..e cosi partiamo. Medjugorje ci attendeva con un cielo meravigliosamente azzurro,il sole splendente,e tanta tanta pace. Sentivamo nel cuore,che non eravamo partiti per caso. Finché arriva la notte prima dell’apparizione di Mirijana. Quella notte la stanchezza era tanta,ma non riuscivo a dormire perché sentivo dentro a cuore qualcosa che non avevo mai provato in vita mia; mi sentivo ardere dentro,era un qualcosa di grandioso, quella gioia era qualcosa che va oltre la nostra gioia….Sul far del mattino,mi raccolgo in preghiera e quella gioia continua ad accompagnarmi. Dopo qualche ora,ci avviamo verso la collina delle apparizioni,e,diversamente da tutte le altre volte,ho desiderio di salire un po’ per essere più vicina alla Croce blu. Troviamo un posticino in un cortile privato, lì si stava bene,ma ahimè qualcosa dentro mi diceva che dovevo vedere il sole,e il quel cortile,ero all’ombra di un garage. Uniti in preghiera,viviamo l apparizione e al termine,prima che la folla si muova, scendiamo la collina per trovare un raggio di sole da vedere nel cielo. Mentre scendiamo,troviamo una signora,un po’ anziana,che ci fa un sacco di complimenti,per la nostra famiglia,e li fa più volte. Il che mi ha lasciato stupita, perché, fra tanta gente con bambini, quella marea di complimenti cadeva gioiosamente su di noi. Comunque sia,scendiamo di qualche metro e,qualcosa ha voluto che fotografassi il sole. Feci quella foto con una mano, perché con l altra reggevo la piccola che dormiva….al primo scatto,mi accorsi che si vedeva un calice,con l’Ostia sopra. bellissima,luminosa,e colma di luce. Immensa fu per me la commozione,qualcosa che le parole nn possono descrivere a pieno. In quel preciso istante,sentii qualcosa in me che mi disse:” Fai la mia volontà al resto ci penso io”.Guardai mio marito,e gli riferii questa cosa…mi fece un sorriso e mi disse…ok,sia fatta la tua volontà,e,nello stesso momento,anche io donai il mio “si” al Signore…Ecco la chiamata a Medjugorje, ecco l amore di Dio che si faceva parola e vita…..

Esattamente 23 giorni dopo,ancor prima dell’ arrivo del nuovo ciclo,il test ci annunciò che la volontà di Dio aveva preso dimora del mio grembo,stava arrivando GIOSUÈ MARIA. Consacrai sin da subito il mio grembo a Maria e a Gesù e a loro,ogni giorni affidavo quel dono. Sono certa,che prima di conoscere me,il mio piccolino ha conosciuto il volto di Gesù e quello della sua Mamma , Maria. Fu una gravidanza tortuosa,ogni giorno si aggiungeva una prova,ma la preghiera di tante tante persone,e il mio fragile ma continuo affidamento,ci hanno portato alla vita,al trionfo della vita,perché siamo salvi entrambi per amore di Dio.

Primo pellegrinaggio a Medjugorje di una guardia svizzera

Dal 2006 al 2011, ossia durante il Pontificato di Benedetto XVI, Valerio Caprino ha fatto parte delle Guardie Svizzere. In questi giorni è venuto per la prima volta in pellegrinaggio a Medjugorje, insieme a sua moglie. “Vengo dalla Svizzera e ho trentun anni. Mia moglie ed io ci siamo varie volte trovati a parlare con diversi amici che erano stati a Medjugorje. Loro ci dicevano che dovevamo venire qui in visita e che questo luogo è meraviglioso. Così abbiamo viaggiato in macchina per tredici o quattordici ore, siamo arrivati qui ed abbiamo lasciato che questo luogo ci sorprendesse per i suoi aspetti particolari, di cui tutti parlano. A Medjugorje ho provato pace. Qui si incontrano pellegrini di tutto il mondo, che si capiscono nonostante parlino lingue diverse. Qui si vede veramente che la Chiesa è una ed unica. Questo è un luogo di pellegrinaggio in cui ho sperimentato cose stupende e ho sentito le testimonianze della Comunità “Cenacolo”. Qui realmente si vede che la preghiera fa miracoli. Come hanno detto in molti, la preghiera del Rosario è l’arma più forte che dobbiamo utilizzare, perché fa davvero miracoli, noi però dobbiamo credere. Voglio tornare nuovamente a Medjugorje”.

 

Su come fosse entrato a far parte delle Guardie Svizzere, Valerio ci ha raccontato quanto segue: “Con mio padre, da ragazzo, seguivo spesso in televisione le Messe del Papa, quando era ancora Pontefice san Giovanni Paolo II. Allora ho pensato a come sarebbe stato bello se anch’io fossi entrato tra le Guardie Svizzere, potendo così stare accanto al Santo Padre. Così ho preso contatto con loro, ho inviato loro tutti i documenti, il tutto è divenuto una realtà e sono diventato membro delle Guardie Svizzere. Si tratta di un grande privilegio degli svizzeri, che sono i soli a poter far parte di quel Corpo. E’ così fin da Papa Giulio II, ossia dal 1500. Dal momento che lui per primo era svizzero, volle che anche le sue Guardie venissero esclusivamente dal suo paese. E’ inoltre richiesto che l’aspirante membro sia cattolico e celibe. La leva militare è una buona preparazione a questo servizio, e così pure lo è il mese in cui acquisiamo conoscenze sui vari luoghi del Vaticano e riguardo ai dettagli del nostro servizio, oltre a imparare l’italiano. Dopo quel mese, che è veramente molto intenso, il giovane in questione decide se vuole rimanere oppure no. Capita anche che qualcuno si renda conto di non essere in grado di fare quella vita, poiché in realtà si tratta di una vocazione e non solo di un servizio. La devozione verso la Chiesa e la fede è davvero molto importante. Le Guardie Svizzere sono come una famiglia”.

Un pastore anglicano: a Medjugorje ha trovato Maria

Sebbene Medjugorje sia riconosciuta nel mondo come centro spirituale dei cattolici che venerano la Regina della Pace, negli ultimi anni si incammina verso Medj. un numero sempre maggiore di cristiani non cattolici per pregare con fiducia la Madonna e per chiedere la Sua materna intercessione presso Dio. Fra gli altri il pastore di una chiesa anglicana di Londra,il signor Robert Llewelyn, che qui ha sostato e pregato recentemente: piuttosto anziano, e tuttavia ancora tutto freschezza e spirito, di profonda spiritualità. Da ogni sua parola irradiano pace e gioia che si trasfondono in chi conversa con lui. Ecco la sua testimonianza:

D. Vorrebbe incominciare col dirci qualche cosa di lei?
La mia nascita è lontana nel tempo», nell 1909, ma la mia salute, grazie a Dio, è buona. Da giovane mi entusiasmav la matematica ed ho studiato a Cambridge, dove sono nato. Per un po’ ho lavorato nelle scuole d’Inghilterra, poi per venticinque anni in India. Mi interessavano molto le scienze naturali, ed insieme ero ben attaccato alla mia fede cristiana. Mi sono dedicato privatamente allo studio della teologia anglìcana e nel 1938 sono stato ordinato pastore. Da 13 anni sono cappellano del santuario di Santa Giuliana.
Quando sento delle devastazioni delle chiese, degli altri luoghi di preghiera e della ‘pulizia etnica’, mi tornano alla mente i lunghi decenni e secoli di scontri tra anglicani e cattolici. Anche allora un gran numero di chiese e conventi cattolici vennero abbattuti, tanta gente fu uccisa in quelle nostre ‘pulizie etniche’. Non si può capire quanto odio ci fosse contro la Chiesa cattolica: i sacerdoti cattolici furono paurosamente perseguitati, ma particolarmente violento fu l’odio e l’attacco contro la Madonna, la Madre di Gesù. Avvenne anche che una statua della Vergine fu legata alla coda di un cavallo, trascinata per le strade finchè non andò a pezzi. Perciò ancora ogi negli incontri e nel dialogo interconfessionale c’è grande difficolta quando il discorso verte sulla Madonna.

D. Quanti sono gli anglicani che frequentano i servizi religiosi?
R. Noi anglicani siamo 40 milioni. La frequenza alla chiesa è debolissima. E’ certo che dobbiamo intraprendere qualcosa perchè la gente ritorni a Dio: di Lui tutti hanno bisogno.

D. Come si potrebbe raggiungere tanto?
R. E’ ormai la terza volta che vengo a Medjugorje, per quanto ormai io abbia 83 anni. Semplicemente Medjugorje è per me un luogo di preghiera; qui, per esempio, posso pregare molto meglio che a Londra.
La mia esperienza mi dice che noi anglicani dobbiamo riportare Maria nel nostro ambiente spirituale, dandoLe il posto che Le si addice nella nostra Chiesa e nella nostra pietà. Ella è nostra Madre, e ci si impoverisce davvero a non permetterLe di essere con noi. E mi sembra che proprio da questo debba prendere inizio il nostro rinnovamento spirituale. In questo senso ho dato inizio a una comunità di preghiera che dice il rosario con me. Questo gruppo è uno dei pochi, forse il primo nella nostra Chiesa, vicinissimo all eredità e alla preghiera cattolica. Ai miei fedeli parlo di Maria, e raccomando a loro di pregarla.
Quel che la Madonna dice qui a Medjugorje è quanto dice Gesu, e quanto Gesù dice è la volontà del Padre, Qui, in questa vostra terra, Maria è l’ispirazione stessa: in chiesa c’è una autentica atmosfera cristiana; molte vostre famiglie irradiano vera devozione a Maria; i veggenti diffondono gioia, pace e semplicità.
Nel rinnovamento della mia comunità quindi io introduco nuove componenti mariane di pietà cristiana, e la gente le fa sue. All’inizio di questo cambiamento sta il mio nuovo rapporto filiale verso la Madre Maria, ed esso è incominciato proprio a Medjugorje. Vivo nella limpida speranza che se questo è avvenuto con me, può avvenire anche con gli altri: il rinnovamento è necessario a tutti.

D. Vuoi dirci ancora qualcosa del significato del rosario per voi?
R. La corona è una,preghiera di meditazione; essa ci avvicina a Gesù. E poichè Maria sta all inizio e al termine della corona, che cos’altro mi potrebbe accadere se non di amare Maria, e di convincermi che anche noi anglicani dobbiamo riportarLa nella nostra vita di preghiera? Ella è nostra madre. Senza di Lei siamo dei poveri orfani.
Grazie al mio amore per il rosario ho avuto l’onore in incontri con cattolici di esortarli a questa preghiera, perchè so che anche molti vostri fedeli l’hanno dimenticata o la recitano superficialmente.

D. Vorrebbe richiamare la nostra attenzione su qualche suo particolare pensiero spirituale?
R. Permettete a Maria di istruirvi. Il mondo guarda a voi, non stancatevi! Mediante Maria rinnoverete il mondo e aiuterete anche noi anglicani ad accoglierLa. Saremo fratelli. Da quando vi ho incontrati prego per tutti voi, per i frati, per i veggenti, per l’intera parrocchia. Restate spiritualmente uno, come vuole Maria. Soltanto così potrete presentare luminosamente al mondo il Suo volto, e per questa via mostrare la strada verso Dio. Pregate anche voi per noi, perchè sappiamo alla fine superare anche li ostacoli e perchè ci si sappia riconoscere fratelli e sorelle nella carità quanto prima. Dio, per l’ intercessione di Maria, vi protegga e vi guardi in questi tempi difficili. Egli, per intercessione della Regina della Pace, vi doni la pace.

Fonte: Eco di Medjugorje (riduz. da “Nasa Ognjista”— dic. ‘92, traduz. D.Remigio Carletti)

Storia di Suor Rita Marie Sofka, USA

Nel 1991 mio padre mi chiese di vedere un video su Medjugorje dopo aver cenato a casa dei miei genitori. Io ho sempre amato la nostra Madre Benedetta. Era affascinante sentire che stava apparendo in questo paese ed io dissi a mio padre: Come è possibile? Dieci anni ed io non ho mai sentito un Sacerdote parlare di questo in una Chiesa! Mio padre mi disse che la cassetta era stata realizzata da un protestante. Quella sera c’era un forte temporale e non potevo guidare per tornare a casa mia, così trascorsi la notte a casa dei miei genitori. Durante la notte sentii realmente la presenza della Madonna nella camera. Non mi era mai successo nulla del genere. Da una parte, ero eccitata, dall’altra nervosa, ma sentivo pace. Accadde qualcosa quella notte. Lei mi toccò. Questo mi è sempre rimasto in mente. Quando sentivo la parola Medjugorje, mi affascinava. Nel 1993, dopo 26 anni di lavoro, fui licenziata dalla compagnia. Mi diedero come liquidazione il salario di un anno. Quella Domenica andai a Messa ed il Sacerdote aveva bisogno di aiuto. Gli dissi che mi offrivo come volontaria. Avevo un anno libero. Il mattino seguente, il Sacerdote mi disse di andare a Messa ogni giorno. Non l’avevo mai fatto prima. Andavo solo la Domenica. Così cominciai ad andare a Messa ogni giorno. Poi mi disse: vieni con me a visitare i malati. Saremmo andati nelle case di cura. Mi nominò Ministro straordinario della Comunione. Provavo molta gioia ad andare due volte alla settimana con lui a visitare i malati. Alcuni dei più anziani mi chiamavano “sorella” perché a volte indossavo una giacca di colore blu scuro. Provavo molta gioia per questo. Pensavo: prima avevo un buon stipendio, una casa con tre camere da letto, molti vestiti, automobili sempre nuove, viaggiavo sempre, ero stata sposata due volte, mentre ora avevo in me tanta gioia e non guadagnavo nulla! La seconda cosa che il Sacerdote mi chiese di fare fu di insegnare alla Scuola Domenicale in una classe di cresimandi. Lo feci. La cosa successiva che mi venne chiesta fu di essere coordinatrice dell’Adorazione. Mi iscrissi per la mia ora, ma poi cominciai a restare per due, tre, quattro ore.  I miei amici pensavano: Cosa ci fa lei qui? Il Signore mi attirava veramente.  Poi, all’inizio del 1994, un mio amico mi invitò ad andare in pellegrinaggio a Betania, in Venezuela dove appariva la Madonna. Li mi accaddero ogni tipo di cose straordinarie. Poi mi unii a due Cenacoli del Rosario: uno era un gruppo di preghiera di Medjugorje, l’altro era di Don Gobbi, ma anche li leggevamo ogni 25 del mese i messaggi della Madonna da Medjugorje. Ho sempre avuto il desiderio di venire a Medjugorje. Nel corso di quell’anno mi accaddero molte cose spirituali. Comunque iniziai a lavorare per una compagnia di assicurazione, ma per me la carriera non era più importante. Andavo a Conferenze Spirituali, Messe di guarigione, Cenacoli, le mie letture erano cambiate, tutta la mia vita era cambiata. L’unica cosa mondana di cui ancora mi occupavo era la danza, andavo a ballare con gli amici perché amavo ballare. Non volevamo incontrare ragazzi, ma parlavamo loro di Gesù e di Maria, li abbiamo davvero evangelizzati!  Nel Gennaio 1997, 12 amici spirituali sono venuti a cena da me. Abbiamo iniziato a vedere dei film su San Francesco di Assisi e film sulle apparizioni della Madonna. Quando tutti se ne andarono, io lavai i piatti e pensai: se morissi domani come renderei conto della mia vita? Cosa veramente Dio mi chiamava a fare? Da Gennaio ad Agosto ebbi così tanti segni a favore di una vocazione religiosa che all’inizio ero molto arrabbiata: ero troppo vecchia per essere una religiosa. Avevo 49 anni e andavo per i 50! La maggior parte delle Comunità Religiose non accolgono candidate di età superiore ai 30-35 anni. Tuttavia i segni erano talmente forti che mi sono detta: da qualche parte ci deve essere un posto per me! Il giorno del mio cinquantesimo compleanno, andai all’Adorazione. Erano le tre del pomeriggio e dissi a Gesù: Bene, già da un anno mi perseguiti con questa vocazione religiosa. Io penso veramente di essere troppo vecchia, ma se davvero vuoi questo lo farò, ma dammi ancora un segno. Quella sera gli amici mi portarono fuori a cena per il mio cinquantesimo compleanno. Una amica che non vedevo da un anno e che non sapeva cosa mi accadeva, mi regalò qualcosa: una rivista “New Woman”, una rivista secolare in cui c’era un articolo su una donna matura entrata in convento, tre storie di donne di quaranta ed una di cinquanta anni che sono entrate in convento. La mia amica non aveva idea.  Erano le nove di sera. Quella notte dissi a Gesù che davvero non aveva perso tempo! Appena alcune ore prima gli avevo chiesto ancora un segno. Due settimane dopo aver detto il mio “sì” a Gesù, gli amici mi telefonarono e mi dissero: “Abbiamo comprato un biglietto per un Sacerdote indiano, un biglietto per Medjugorje, ma lui ha alcune difficoltà col Visto, teme di non poter più tornare negli USA. Sappiamo che vuoi andare là, puoi? Dissi che questo significava che dovevo chiedere due settimane libere! La mia ditta era molto severa, non mi avrebbero dato mai due settimane libere! Il mio capo era protestante. Andai da lei e le raccontai la mia storia. Disse OK. Mi restavano nove giorni liberi dal permesso. Lavoravo in contabilità. Ero responsabile di 450 conti. Lei mi disse di trovare chi avrebbe preso la mia parte di lavoro. Sapevo che erano tutti occupatissimi, non sarebbe stato possibil.  tuttavia chiesi a cinque persone. Tutti dissero di sì! Non ci potevo credere! E così mi ritrovai sull’aereo con trenta persone sconosciute per un viaggio di due settimane a Medjugorje. E’ stato un puro dono della Madonna perché pregassi per la mia vocazione. Le dissi: Guidami! Non sapevo cosa fare. Sapevo che Dio mi chiamava, ma come rispondere? Un giorno mi imbattei in Fra Slavko Barbarić. Gli amici mi dissero di parlare con lui. Gli dissi: “Penso che Dio mi chiami veramente alla vita religiosa, ma ho già 50 anni!“. Lui mi disse: “Fai attenzione. Se conoscessi tre uomini e dovessi decidere con quale di essi sposarti, cosa faresti?“. Io gli dissi: „Passerei del tempo con ciascuno di loro per vedere se andiamo d’accordo“. Lui mi disse: “Così è anche per la vita religiosa. Esistono tre tipi di comunità: totalmente apostoliche, che operano nel mondo; totalmente contemplative, che pregano continuamente; e la combinazione di queste due. Dove pensi che andresti?“. Gli dissi: “In quest’ultima. Amo le persone ed amo Dio“. Lui mi disse: “ Allora torna a casa, visita le comunità che sono contemplative ed apostoliche. Quando le visiterai vedrai se hai qualcosa in comune a livello spirituale, vedrai se hai quel carisma. Lo saprai. Quando giungerai nel posto giusto, la pace ti invaderà“. Lo ringraziai e me ne andai. Pensavo che mi aveva detto delle cose interessanti. Durante tutto il tempo che trascorsi a Medjugorje, dovunque andassi, qualche suora era seduta vicino a me. C’era così tanta gente, era settembre, e sempre una suora veniva a sedersi vicino a me! E si cantava quel canto „Here I am, Lord” (“Eccomi, Signore”). Pregavo e mi sentivo bene. Al ritorno negli USA una mia amica mi chiamò e mi disse che le Sorelle della Presentazione di Maria organizzava un gruppo di sostegno femminile. Ci andai. Era il settembre 1998. La maggioranza delle donne erano più giovani di me. Tutte le comunità che avevo visitato erano molto piccole. Molte sorelle oggi vivono nelle case, hanno molti vestiti belli, ma io sapevo che il Signore desiderava che mi sbarazzassi di tutto questo. Sapevo che desideravo portare un abito, pregare il Rosario, fare adorazione, seguire il Papa, ma quelle sorelle che che avevo visitato non erano così. Propendevano per la New Age, portavano blu jeans, non avevano vita comunitaria. Fui molto delusa. Allora un Sacerdote cinquantenne venne nella nostra parrocchia. Prima di diventare Sacerdote era stato vicepresidente di un’azienda, era stato sposato ed il suo matrimonio fu annullato. Lui divenne il mio Padre Spirituale. Mi disse: “Scrivi tutto ciò che desideri nella comunità. Visti i segni che mi hai riferito sono sicuro che Dio opera nella tua vita. Ora è necessario discernere come e dove andare”. Andò a New York per gli esercizi spirituali e lì parlò di me a P. Benedict Rochelle che gli diede una lista di varie comunità a New York. Nella lista c’erano anche le „Sisters of Life”, ma esse avevano un limite di età per l’accoglienza di 35 anni. Nell’estate del 1998 le sorelle mi invitarono a visitarle. Successe proprio come mi aveva detto Fra Slavko: nel momento in cui mi fermai davanti alla porta la pace mi invase.  Avevo con me una statua della Madonna di Medjugorje, viaggiavo sempre con lei, anche verso i conventi. Una notte sentii come se il male tentasse di scoraggiarmi, e sentii che la Madonna mi copriva col suo manto. In seguito le sorelle mi invitarono agli esercizi spirituali per il discernimento che furono predicati dal Cardinale O’Connor, fondatore di quella comunità. Egli mi disse: “Cercavi l’amore, penso che hai trovato il vero amore”. La mia vocazione è un dono. La Madonna ha seminato il seme, mi ha davvero guidata alla vera vocazione. Quando fui lasciata dal mio ultimo ragazzo, mi sentii molto triste. Ancora una volta il mio cuore era stato spezzato! Presi il mio Rosario per dimenticarlo, per trovare pace. Così iniziai a pregare il Rosario ogni giorno. Perciò so che la mia vocazione è una pura grazia della Madonna. Da quando sono diventata suora, prego sempre per poter venire di nuovo a Medjugorje per ringraziare la Madonna. Dieci anni fa venni qui a pregare per la mia vocazione. Ora che mi preparo ai voti perpetui, sono di nuovo qui. La vita religiosa è un tale dono, una tale libertà!  La mia comunità ha un quarto voto: proteggere la vita dal concepimento alla morte naturale. Il Cardinale O’Connor voleva realmente questo, in particolare oggi quando pensiamo solo all’aborto, all’eutanasia, alla clonazione.  Noi preghiamo ogni giorno quattro ore e mezza. Col nostro digiuno ed i nostri sacrifici possiamo salvare i bambini. Ho sempre desiderato essere madre, avere figli. Nella nostra comunità ci prendiamo cura delle donne incinte e delle madri, così che abbiamo sempre bambini intorno a noi! Questa è la maternità spirituale. Ognuno ha la propria vocazione. Il Matrimonio è meraviglioso, ma io ho trovato la mia felicità come religiosa!

Fonte:  Centro “Mir” Medjugorje ( www.medjugorje.hr)

Donna Invalida Guarita a Medjugorje

Donna Invalida Guarita a Medjugorje

Dopo 18 anni con le stampelle, Linda Christy dal Canada è arrivata a Medjugorje su una sedia a rotelle. I medici non sono in grado di spiegare come abbia potuto lasciarla e camminare sulla collina delle apparizioni. Perché la sua colonna vertebrale è ancora deformata, e anche altri test medici sembrano uguali a com’erano prima che guarisse.

La scienza medica non può spiegare come Linda Christy dal Canada abbia lasciato la sua sedia a rotelle nel giugno 2010 a Medjugorje, dopo 18 anni con una lesione paralizzante della colonna vertebrale. “Ho sperimentato un miracolo. Sono arrivata su una sedia a rotelle, e ora cammino, come si può vedere. La Beata Vergine Maria mi ha guarito sulla Collina delle Apparizioni” dice Linda Christy a Radio Medjugorje.
Lo scorso anno, nel secondo anniversario della sua guarigione, ha consegnato i suoi documenti medici all’ufficio parrocchiale di Medjugorje. Essi testimoniano di un doppio miracolo: non solo Linda Christy iniziare a camminare, ma la sua condizione fisica-medica rimane anche la stessa di prima.
“Ho portato tutti gli accertamenti medici che hanno confermato la mia condizione, e non c’è una spiegazione scientifica del perché sto camminando. La mia colonna vertebrale è talmente in un cattivo stato tale che ci sono punti in cui non è affatto coerente, un polmone si è spostato sei centimetri, e ho ancora tutte le malattie e le deformità della colonna vertebrale”, dice.
“Dopo che il miracolo è avvenuto alla mia spina dorsale, essa è ancora nella stessa povera condizione in cui era, e quindi non vi è alcuna spiegazione medica sul perché posso stare in piedi da sola e camminare dopo che ho camminato con le stampelle per 18 anni, e ha trascorso un anno su una sedia a rotelle”.

Fonte: http://madonnadimedjugorje.org

Testimonianza di Benjamin Berger, Giugno 2005

Testimonianza di Benjamin Berger, Medjugorje Giugno 2005

La mia famiglia è stata sterminata ad Auschwitz e io non credevo più…
“Provengo da una famiglia ebrea religiosa, non ultra ortodossa, ma ortodossa. I miei genitori erano dei sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti. Mio padre tedesco e mia madre austriaca erano riusciti ad emigrare in America, mentre la maggior parte della mia famiglia era stata sterminata a Auschwitz. Mio fratello ed io eravamo stati educati da ebrei osservanti. Eravamo solo in due. Nella prima parte della mia vita ero stato molto religioso, ma col passare degli anni, nel mio cuore si erano affacciati molti dubbi, in particolare sulla storia del popolo ebreo e su quello che ci era capitato. Mi chiedevo: ‘Come può Dio aver permesso una cosa così terribile?’ Poi quando studiavo all’università decisi di lasciare tutto e di diventare…non posso dire proprio ateo, ma quasi ateo. Pensavo: ‘Non posso credere che esista veramente un Dio che abbia permesso una cosa simile, ed inoltre non avevo mai veramente fatto esperienza di Dio’. Da quel momento ho abbandonato tutto e sono diventato completamente ateo.
Un po’ di tempo dopo sono venuto a lavorare in Europa, nello studio di un architetto in Danimarca. Ma sentivo un grande vuoto nel cuore. Qualcosa mi mancava e nulla sembrava potesse riempire questo vuoto. L’arte e l’architettura mi interessavano molto, mi appassionavano, ma questo non bastava. Sono arrivato al punto di rassegnarmi e mi sono detto: ‘Non so se troverò mai quello che cerco!’ Non sapevo cosa cercare, ma sapevo che questo aveva rapporto con la verità. Sono rimasto in questa situazione per molto tempo.
Nella primavera del 1967, un giorno, rientrato dal lavoro, mentre stavo leggendo come al solito il giornale, ho cominciato ad rimuginare i soliti pensieri sulla fede e mi sono detto: ‘Sono arrivato ad un punto della mia vita in cui non credo più a nulla! Non è normale, devo credere in qualche cosa!’. Questo pensiero mi ha molto angosciato ed ho pensato: ‘Se devo credere in qualcosa, voglio credere in qualcosa che sia vero! Perché si corre il rischio di credere in qualsiasi cosa!’ Ma non sapevo cosa questo volesse dire.
Mentre pensavo a queste cose, d’improvviso sentii una presenza accanto a me nella stanza. Non vedevo nulla. Questo mi fece un po’ paura perché era la prima volta che facevo una simile esperienza. Ero una persona molto razionale (caratteristica abbastanza comune negli ebrei). Credevo in tutto quello che potevo toccare e vedere, nel resto non credevo. Ma nella stanza c’era una presenza che diveniva sempre più intensa. Questa presenza era di una purezza incredibile; questa presenza emanava qualcosa di purissimo! Assolutamente senza macchia! (Non era una cosa, era una persona. Ma all’inizio dicevo una ‘cosa’ perché non potevo assolutamente identificare cosa fosse). ‘Ciò’ riempiva la stanza, era come una sensazione della Santità di Dio nella stanza. Per qualcuno che non era assolutamente abituato a pensare in questi termini, era impossibile sapere cosa fosse. Poi, era come se qualcuno fosse venuto vicinissimo a me con una chiave in mano, l’avesse introdotta nel mio cuore, l’avesse girata ed avesse aperto la porta. La porta era estremamente spessa, come quella delle banche dove si tengono i valori, come la porta della cassaforte. Ecco a cosa assomigliava la porta del mio cuore. Quando la porta si è aperta è stato come se l’amore fosse entrato riempiendo completamente il mio cuore. Non capivo cosa mi stesse succedendo ma cominciai a piangere e sono rimasto così, seduto, per un bel po’. Allora Dio mi ha parlato, ed era come se la Sua voce riempisse tutto l’universo. Mi ha detto: ‘Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe e sono il tuo Dio. La tua vita è come un libro aperto davanti a Me, conosco tutto di te’.
Era molto confortante sapere che Dio esisteva e che Dio mi parlava personalmente, ma al tempo stesso era anche spaventoso. Era meraviglioso sapere che Dio è un Dio personale e che veniva a me in questa maniera. Perché capitava proprio a me? Non ne avevo idea! Ero alla ricerca della verità, ma vivevo la vita a modo mio.
Proprio in quel momento è avvenuto qualcosa di ancora più incredibile. Dall’alto del cielo è piombato un nome ebreo, Yeshua, il nome di Gesù in ebraico. Non avevo mai letto il Nuovo Testamento, non avevo amici cristiani e non avevo mai sentito veramente parlare dei Vangeli. Le sole cose che sapevo di Gesù erano quelle ascoltate alla televisione o a Natale, oppure attraverso dei film come ‘La Tunica’ (di H.Koster con Richard Burton, 1953, NDT), ma non le avevo mai veramente capite. Ero sempre rimasto sconcertato davanti ai cristiani che parlavano di Sion, di cose che mi erano familiari come ebreo, ma non avevo mai capito quali fossero i legami tra loro e noi. Ma nel momento preciso in cui ho ricevuto il Suo nome, in quel preciso istante, ho saputo che Lui era il Messia. Lui era il Dio d’Israele. Era una rivelazione; non veniva certamente dal mio spirito. Ho saputo che era la risposta alla mia domanda, a tutte le mie domande.
Poi ebbi un’esperienza che è difficile da descrivere, ma ho pensato: ‘Se qualcuno come lui venisse nel mondo, cosa gli succederebbe?’ Sapevo che il mondo lo avrebbe respinto e lo avrebbe crocifisso, perché Lui è troppo all’opposto di tutto quello che è nel mondo. Ecco come tutto è cominciato…”
Benjamin racconta poi la sua vita con Gesù negli ultimi venti anni, ed in particolare il suo incontro con una comunità italiana molto legata a Medjugorje. L’intervista continua così:
“Abbiamo incontrato questa comunità nel 1996 e Dio ha unito i nostri cuori in una maniera molto profonda, siamo ancor adesso molto uniti. Sono stati per noi un modello di vita e questo ci ha molto aiutati. Siamo rimasti in contatto molto stretto e se Dio vuole verranno in Israele in Ottobre. Vedremo quello che ne nascerà. E’ certo la prima volta che una comunità messianica ed una comunità cattolica vivono una tale comunione, una reale comunione. Non credo che questo sia già avvenuto. Penso che sia un segno, un segno profetico di ciò che Dio desidera (…).
Poi, ecco come è avvenuta la mia andata a Medjugorje…mi sono sempre interessato a Medjugorje perché ne avevo sentito parlare molto. So che molte persone si sono convertite a Gesù proprio lì e questo fatto mi ha toccato moltissimo. Satana non può ottenere che tante persone si convertano al Signore! Durante una conferenza in una città nel sud Italia, padre Luigi, (che mi accompagnava in macchina), mi propose di andare a Medjugorje. Così siamo partiti immediatamente!”
“Ho posto questo interrogativo al Signore per molti anni. Ero ben consapevole che per fare l’unità della chiesa, bisognava trovare unità su alcuni punti. Questo è probabilmente il punto di maggior disaccordo nel mondo protestante. Noi non siamo protestanti, ma abbiamo un poco in comune con le diverse parti della chiesa . Riconosco che questo argomento è uno dei punti più importanti della divisione, ma io sono rimasto sempre aperto a questo riguardo, non ho mai detto che questo non veniva da Dio. Ho solo detto: “Non lo capisco completamente”. In questi ultimi giorni qui, credo di aver capito tante cose, ascoltando le testimonianze dei veggenti e vedendo quanto loro siano autentici. Non ci sono dubbi su questo. Non c’è nulla di strano nelle loro testimonianze, sono tutti molto autentici. I messaggi che hanno ricevuto sono messaggi assolutamente fondamentali che devono essere diffusi in tutto il mondo: conversione, preghiera, una vita di santità, di purezza e di consacrazione al Signore. Sono stato molto toccato da tutto quello che ho ascoltato. Anche stamattina ho incontrato Vicka e lei era splendente dell’amore di Dio nella sua estrema semplicità. Credo che tutto questo venga da Dio, devo ancora capire cosa significa tutto questo. Ma sono sulla buona strada.”

 

Fonte: http://medjugorje.altervista.org

SONO STATO MIRACOLATO A MEDJUGORJE

SONO STATO MIRACOLATO A MEDJUGORJE

Sono molte le persone che affermano di aver ottenuto, pregando a Medjugorje, guarigioni straordinarie. Negli archivi della parrocchia di quella cittadina dell’Erzegovina, dove il 24 giugno 1981 iniziarono le apparizioni della Madonna, sono raccolte centinaia di testimonianze, con documentazione medica, riguardanti altrettanti casi di guarigioni inspiegabili, alcuni dei quali risultano veramente clamorosi. Come quello, per esempio, del dottor Antonio Longo, medico a Portici, in provincia di Napoli.

Oggi il dottor Longo ha 78, ed è ancora in piena attività. «Sto bene», afferma. «Oltre ai soliti piccoli acciacchi dell’età, non accuso nessun altro disturbo. Ma dal 1983 al 1989 sono stato ammalato di tumore al colon. Operato varie volte, perché ad ogni operazione si verificavano delle complicazioni, ebbi l’asportazione in blocco del colon trasverso e l’asportazione di circa 90 centimetri di intestino tenue. Si formarono metastasi, fistole che richiesero altri interventi. Il mio calvario durò sei anni. Ad un certo momento i medici dissero ai miei figli che mi restavano sì e no quindici giorni di vita. Ma io avevo fede, pregavo la Madonna di Medjugorje, inviai mia moglie e uno dei miei figli in pellegrinaggio e ottenni la grazia. La Madonna mi ha guarito, completamente guarito».

Il medico Antonio Longo è diventato, da allora, un testimone appassionato. «Dopo la guarigione sono andato in pellegrinaggio a Medjugorje 12 volte», dice. «Mi sono sempre prestato a testimoniare ciò che avevo ricevuto. Ho raccontato la mia vicenda ai giornalisti e a varie televisioni. Io non ho dubbi: come medico e come cattolico sono convinto che la mia guarigione è avvenuta per un autentico intervento soprannaturale. La malattia è documentata da un voluminoso dossier di analisi, radiografie, referti medici e giudizi di specialisti di fama internazionale. E la guarigione è stata improvvisa, totale e persistente nel tempo. Infatti, sono già trascorsi 12 anni e continuo a stare bene».

In ringraziamento della guarigione prodigiosa ricevuta, il dottor Longo dedica gran parte del suo tempo ad aiutare il prossimo. Non solo come medico, ma anche come “Ministro straordinario dell’Eucarestia”. «Ho la fortuna di essere diventato un collaboratore laico della Chiesa», dice con soddisfazione. «Porto la Comunione agli infermi tutti i giorni. Collaboro con il mio parroco a molteplici attività della nostra parrocchia. Ho un bel gruppo di preghiera che settimanalmente si riunisce con me per pregare per i nostri infermi e per tutti coloro che ci chiedono preghiere. Guido quasi tutte le sere la Adorazione Eucaristica che in parrocchia è quotidiana. Il lunedì mattino, per l’assenza del parroco, nella nostra parrocchia non si celebra la Messa e allora io sono autorizzato a guidare la recita della Lodi, a celebrare la liturgia della parola e poi a distribuire la Comunione. La mia attività è intensa e posso fare tutto questo, all& rsquo;età di 78 anni, perché la Madonna mi ha guarito e continua a proteggermi».

Il dottor Longo riflette un attimo e poi aggiunge: «Mi rendo conto che molti miei colleghi potrebbero pensare che sono un fanatico. Molti medici infatti non sono credenti e non ammettono l’esistenza di una guarigione per intervento soprannaturale. Ma glielo assicuro: non sono fanatico, e non sono uno che si lascia guidare dalle emozioni e dall’entusiasmo. Sono un medico, credo nella medicina, ho due figli medici. La mentalità professionale mi ha abituato a riflettere, a osservare le cose freddamente e con distacco. Ho seguito questa mia vicenda con la più scrupolosa obbiettività. Non ci sono dubbi di nessun genere: la mia guarigione non trova spiegazioni razionali. Quello che è avvenuto va attribuito soltanto alla Madonna».

Chiedo al dottor Longo di riassumere la storia della sua malattia e della guarigione.

«Eccola», dice subito con entusiasmo. «Sono sempre stato una persona sana e ho lavorato molto nella mia vita. Nella primavera del 1983 cominciai, improvvisamente, ad accusare dei disturbi e dei dolori all’addome. Si trattava di sintomi che, come medico, mi preoccuparono.

“Decisi di sottopormi a una serie di analisi ed esami clinici in modo da chiarire la situazione. Le risposte non fecero che confermare i miei timori. Tutte le indicazioni lasciavano intendere che fossi stato colpito da un tumore all’intestino.

“Verso la metà di luglio, la situazione precipitò. Dolori tremendi all’addome, allo stomaco, perdite di sangue, un quadro clinico preoccupante. Venni ricoverato d’urgenza alla clinica Sanatrix di Napoli. Il professor Francesco Mazzei, che mi aveva in cura, disse che dovevo essere operato. E aggiunse che non si doveva perdere tempo. L’intervento venne fissato per la mattina del 26 luglio, ma il professore fu colpito da influenza con febbre a quaranta. Nelle mie condizioni non potevo aspettare e dovetti cercare un altro chirurgo. Mi rivolsi al professor Giuseppe Zannini, un luminare della medicina, direttore dell’Istituto di Semeiotica chirurgica dell’Università di Napoli, specialista in chirurgia dei vasi sanguigni. Fui trasportato nella Clinica Mediterranea, dove Zannini lavorava, e la mattina del 28 luglio venne eseguita l’operazione.

“Si trattò di un intervento delicato. In termini tecnici, fui sottoposto a una “emicollectomia a sinistra”. Mi asportarono, cioè, una porzione di intestino che venne sottoposto a esame istologico. Risultato: “tumore”.

“II responso fu una mazzata per me. Come medico, sapevo quale avvenire mi attendeva. Mi sentii perduto. Avevo fiducia nella medicina, nelle tecniche chirurgiche, nei nuovi farmaci, nelle cure al cobalto, ma sapevo anche che molto spesso avere un tumore significava, allora, avviarsi verso una fine tremenda, piena di dolori atroci. Mi sentivo ancora giovane. Pensavo alla mia famiglia. Avevo quattro figli e tutti ancora studenti. Ero pieno di preoccupazioni e mi agitavo.

“L’unica vera speranza in quella situazione disperata era la preghiera. Solo Dio, la Madonna potevano salvarmi. In quei giorni i giornali parlavano di quello che stava avvenendo a Medjugorje e io sentii subito una grande attrattiva verso quei fatti. Cominciai a pregare, i miei familiari andarono in pellegrinaggio nel paesino jugoslavo per chiedere alla Madonna la grazia di allontanare da me lo spettro del tumore.

“Dodici giorni dopo l’intervento chirurgico, mi tolsero i punti e sembrava che il decorso postoperatorio procedesse nel migliore dei modi. Invece, al quattordicesimo giorno, si verificò un crollo inatteso. Una “deiscenza” della ferita chirurgica. La ferita cioè si apri, completamente, come se fosse stata appena fatta. E non solo la ferita esterna, ma anche quella interna, quella intestinale, provocando peritonite diffusa, febbre altissima. Un vero disastro. Le mie condizioni erano gravissime. Per alcuni giorni fui giudicato moribondo.

“Il professor Zannini, che era in ferie, tornò subito e prese in mano quella situazione disperata con grande autorità e competenza. Ricorrendo a particolari tecniche, riuscì a fermare la “deiscenza”, riportando la ferita in condizioni tali da permettere una nuova anche se lenta rimarginazione. Però in questa fase insorsero numerose minifistole addominali, che poi si concentrarono in una sola, ma molto vistosa e grave.

“La situazione quindi era peggiorata. Restava la minaccia terribile del tumore, con possibili metastasi, e ad essa si aggiungeva la presenza della fistola, cioè di quella ferita, sempre aperta, fonte di dolori grandissimi e di preoccupazioni.

“Rimasi in ospedale quattro mesi, durante i quali i medici tentarono in tutti i modi di chiudere la fistola, ma inutilmente. Tornai a casa in condizioni pietose. Non riuscivo neppure a sollevare la testa quando mi somministravano un cucchiaio d’acqua.

“La fistola all’addome doveva essere medicata due tre volte al giorno. Si trattava di medicazioni speciali, che dovevano essere eseguite con ferri chirurgici perfettamente sterilizzati. Un tormento continuo.

“A dicembre, le mie condizioni peggiorarono di nuovo. Fui ricoverato e sottoposto a un altro intervento. A luglio, a distanza di un anno dal primo intervento, altra gravissima crisi con vomito, dolori, blocco intestinale. Nuovo ricovero urgente e nuovo delicato intervento chirurgico. Questa volta rimasi in clinica due mesi. Tornai a casa sempre in brutte condizioni.

«A dicembre di quell’anno dovetti esser operato da un ascesso addominale provocato proprio dalla fistola. Il professor Zannini, che era un esperto di questi malanni, mi disse che avrei dovuto rassegnarmi: la fistola non sì sarebbe più chiusa.

“In quelle condizioni continuai a vivacchiare. Ero un uomo finito. Non potevo fare niente, non potevo lavorare, non potevo viaggiare, non potevo rendermi utile. Ero schiavo e vittima di quella orribile fistola, con la spada di Damocle sulla testa perché il tumore poteva riformarsi e poteva provocare metastasi.

«Il quattro aprile del 1989 andai dal professor Zannini per una visita di controllo. Egli constatò che la fistola era sempre in atto, inguaribile. Cinque giorni dopo, il nove aprile, alla sera tardi mio figlio, che era diventato medico, mi praticò l’ultima medicazione di quella giornata. La fistola era sempre là, viva, sanguinante, dolorante, inguaribile. Come sempre, anche quella sera prima di addormentarmi pregai la Madonna chiedendole la grazia di guarire. Al mattino, quando mi svegliai, mio figlio venne per la medicazione. Tolse le bende e con stupore constatò che la fistola non c’era più. La pelle dell’addome era perfettamente asciutta, liscia, il foro era scomparso.

“Non potevo credere ai miei occhi. Mi sentii inondato da una gioia tremenda. Credo di aver pianto. Chiamammo gli altri familiari e tutti constatarono quanto era accaduto. Come avevo sempre detto, decisi subito di partire per Medjugorje per andare a ringraziare la Madonna. Solo lei poteva aver compiuto quel prodigio. Nessuna ferita può rimarginarsi dalla sera alla mattina. Tanto meno una fistola, che è una ferita gravissima e profonda, che interessa il tessuto addominale e l’intestino. Per la guarigione di una fistola del genere, avremmo dovuto osservare un lento miglioramento per giorni e giorni. Invece tutto era accaduto in poche ore.

«Da Medjugorje scrissi una cartolina al professor Zannini dicendo: “Sono finalmente guarito, tornerò presto da lei”. Rientrato a Napoli, andai dal professore. Il suo assistente mi disse: “Zannini ha ricevuto la cartolina ed è curiosissimo di visitarla”. In quel momento arrivò il professore. “Venga, venga”, mi disse. “Voglio vedere che cosa è accaduto”. Mi visitò, mi palpò, mi sottopose a pressioni, stiramenti continuando a rigirarmi sul lettino. Al termine sentenziò: “Lei è stabilmente guarito”. “Professore”, dissi «1e ho scritto da Medjugorje, che cosa ne pensa?”. “E’ certamente una cosa eccezionale”, rispose. “E’ disposto a dichiarare che sono guarito senza alcun intervento chirurgico e senza fare nessuna cura specifica?” domandai. “E’ la verità”, disse e mi rilasciò una dichiarazione in cui, dopo aver riassunto i vari interventi chirurgici che avevo subito e i sei anni di convivenza con quella fistola sorta in seguito alle operazioni, scrisse: “Attualmente la fistola è clinicamente guarita senza alcun intervento chirurgico”.

«Da allora», conclude il dottor Antonio Longo «cioè dal 9 aprile 1989 io non ho più avuto niente. Ho ripreso la mia vita normale. Lavoro, visito, mangio, viaggio, sto benissimo. E ancora ringrazio la Vergine perché ogni giorno di vita, date le condizioni in cui mi trovavo, è un nuovo prodigio di bontà del Signore e della Madonna».

Fonte: Renzo Allegri

Testimonianza di don Gonzalo Moreno e don Carlos Ballbé.

Testimonianza di don Gonzalo Moreno e don Carlos Ballbé, che hanno ricevuto la loro vocazione a Medjugorje

 

Don Gonzalo Moreno  e don Carlos Ballbé, due futuri sacerdoti spagnoli, sono stati ospiti di una trasmissione di Radio “Mir” Medjugorje. Secondo quanto loro stessi testimoniano, la loro vocazione sacerdotale è un frutto di Medjugorje.

 

Don Gonzalo ha sentito parlare per la prima volta di questo luogo nel 2005, in occasione della morte di San Giovanni Paolo II: “In quel periodo lavoravo per un giornale di Madrid, e ci era giunta notizia che uno dei veggenti di Medjugorje aveva visto Giovanni Paolo II durante una apparizione, dopo la sua morte. Quella informazione interessò molto il direttore del giornale che, visto l’interesse crescente dei lettori, inviò a Medjugorje dei giornalisti, tra cui anche me. Io avevo un parere negativo su questi eventi: non ci credevo ed ero contrario, anche se a Madrid avevamo intervistato alcune persone che ci avevano riferito storie straordinarie su questo luogo.

 

Ma per me tutto è cambiato quando sono venuto di persona ed ho visto come la fede, la devozione alla Madonna ed i Sacramenti vengono vissuti qui. Grazie a Medjugorje ed alla sua spiritualità, posso continuare a crescere nel mio rapporto con Dio, nella mia relazione filiale verso la Chiesa e nei confronti della Madonna, la mia Madre del Cielo. Conoscere chi è Dio in realtà è un frutto di Medjugorje. Qui la gente ha una reale esperienza di Dio, e non ne parla solo in modo teorico. Sono venuto venti volte, a partire dal 2006. Quando sono tornato a casa dopo la prima volta, nessuno credeva al mio racconto su tutto quello che avevo sperimentato qui, e nessuno mi ha prestato fede neppure quando ho intrapreso il cammino del sacerdozio. Avevano ragione a dubitare, perché la mia vita in precedenza non era buona: sono stato anche nel mondo della droga. Per cui capisco perché la gente non mi credeva, ora però mi credono perché sono veramente un miracolo della Madonna. Incoraggio tutti a venire a Medjugorje”.

 

Don Carlos è venuto per la prima volta a Medjugorje nell’agosto del 2005: “Voglio dire anzitutto che la mia vita è completamente cambiata, perché qui ho ricevuto la mia chiamata e ho fatto esperienza della vicinanza di Dio. Medjugorje ha cambiato anche tutta la mia famiglia. Ho creduto alle apparizioni fin dal primo momento in cui ne ho sentito parlare. La mia vocazione è un primo frutto di Medjugorje, perché non avevo mai neppure pensato di poter diventare sacerdote. Qui, con la Madonna, ho imparato a pregare col cuore. Ho studiato giornalismo, volevo diventare un inviato di guerra, e giocavo a hockey su prato fin dall’età di cinque anni. Due anni fa, quando sono venuto qui, nella mia vita è avvenuto un grande cambiamento. Tornare a Medjugorje, per me significa tornare all’inizio, prendere un po’ d’aria e respirare”.

Testimonianza di Fra Julijan Madžar.

Fra Julijan Madžar, sacerdote novello: “La serenità e la sicurezza ricevute a Medjugorje continuano a sostenermi e a guidarmi”

 

A Kiseljak, dopo quarantadue anni, sarà nuovamente celebrata una Prima Messa. A officiarla sarà  fra Julijan Madžar, un membro della Provincia Francescana di Bosn

a Srebrena, che attualmente svolge il suo ministero a Ovčarevo. Nato nel 1991, il 19 giugno 2016 ha ricevuto a Brestovsko il Sacro Ordine del Diaconato da Mons. Marko Semren, Vescovo Ausiliare di Banja Luka. Il 27 novembre 2016, Prima Domenica d’Avvento, è stato ordinato Sacerdote dal Cardinal Vinko Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna, a Sarajevo. Nel corso di una trasmissione di Radio “Mir” Medjugorje, fra Julijan ci ha parlato del suo cammino verso il sacerdozio, non privo di dubbi e prove, e di come proprio Medjugorje l’abbia aiutato, corroborando il suo proposito di seguire la vocazione al sacerdozio. Per lui, come egli stesso ci ha detto, è stato questo il più grande miracolo di Medjugorje.

Fra Julijan ci ha testimoniato quanto segue: «Alla fine del quinto anno di Università, dentro di me si sono manifestati dubbi e insicurezze. Mi chiedevo cosa dovessi fare, e se la mia strada fosse davvero quella del  sacerdozio. In preda a tali incertezze, ho chiesto allora alla mia Provincia di concedermi un periodo di riflessione, che mi è stato poi accordato. Nel corso di quel periodo sentivo che stavo cercando qualcosa, ma non sapevo cosa. A quel tempo il parroco di Brestovsko era fra Damir Pavić. Lui mi ha detto di venire a Medjugorje, dove, per la verità, ero già stato in precedenza. Infatti ero già venuto un sabato con degli amici. Quel giorno ha piovuto tutto il tempo, ma noi abbiamo voluto salire ugualmente la Collina delle apparizioni. Salendo, chiedevo a Dio di darmi un segno e di farmi capire cosa dovessi fare. Pregavo per me, per la mia famiglia, per la Provincia e riflettevo. Poi siamo arrivati sulla Collina, dove c’erano anche altre persone. Quando tutti gli altri se ne sono andati, sono rimasto solo io, con due amiche. È stato come se, sulla terra, tutto si fosse fermato e il cielo si fosse aperto. Ho percepito qualcosa di simile ad un calore, e quello per me è stato il segno. Poi sono tornato a casa». In seguito fra Julijan è poi ritornato a Medjugorje, come fra Damir gli aveva raccomandato.

«Ho partecipato ad un Seminario guidato da fra Ljubo Kurtović alla “Domus Pacis”. Non so come descrivere quei cinque giorni, non ho parole per spiegare come ho vissuto quegli esercizi spirituali. Là per la prima volta mi sono aperto, ho percepito la vicinanza di Dio e che sapevo quello che dovevo fare nella vita. Un giorno siamo andati sulla Collina delle apparizioni e ho chiesto alla Madonna di aiutarmi. In quel periodo, infatti, in me si erano riaffacciati alcuni dubbi su Medjugorje, che avevano creato della confusione dentro di me. In piedi dinanzi alla statua, ho detto: “Mi serve aiuto, mia Signora! Desidero avere pace e ritrovare me stesso”. Mentre scendevo dalla Collina, è stato come se mi si fosse aperto un mondo, e le catene e i problemi che mi tenevano legato fossero implosi. Tutto era semplicemente scomparso. Al mio ritorno a casa, tutti mi dicevano che ero diverso. Io rispondevo che non ero io la causa di quel cambiamento e che, per me, era quello il più grande miracolo di Medjugorje. La serenità e la sicurezza ricevute allora continuano a sostenermi e a guidarmi. Con l’aiuto di Dio, continuerò a svolgere la mia missione. Mi sono dato il compito di organizzare pellegrinaggi a Medjugorje nella parrocchia a cui sarò assegnato. Credo, infatti, che, se ha aiutato me, venire qui aiuterà tutti. Ringraziamo Dio di avere Medjugorje!». La Prima Messa di fra Julijan sarà Domenica 15 gennaio a Kiseljak.

da Medjugorje HR

Il “doppio” miracolo che ha salvato la vita di Arthur

Il “doppio” miracolo che ha salvato la vita di Arthur

Non è vero che Dio sceglie i santi o i peggiori peccatori al solo fine di mostrare la sua potenza. No, Dio sceglie chi vuole, come vuole e quando vuole, anche le persone più normali e magari pure tiepide. E lo fa solo per rivelare all’uomo il suo amore. Il resto è una conseguenza, per enorme che sia, in cui questa predilezione si ripete.

A dimostrarlo è la storia (raccontata nel libro Sei mesi di vita, edito da Ares) di uno dei miracoli più grandi e dagli effetti più dirompenti avvenuti a Medjugorje tramite la potente intercessione della Madre di Dio, che da 35 anni appare ai veggenti del paesino bosniaco. La guarigione di Arthur P. Boyle, ormai in fin di vita a causa di un tumore, avvenne nel 2000 riconducendolo a una fede autentica, vissuta fino a quel momento come un’abitudine domenicale senza alcuna incidenza sulla vita. Arthur si sposa, infatti, con sua moglie Judy quando entrambi sono giovanissimi.

Lui cattolico per tradizione è un uomo generosissimo, disposto al sacrificio, tanto da seguire lamoglie, profondamente religiosa, nel servizio in parrocchia, senza però aver mai coltivato «nessun rapporto personale con Dio». La vita familiare procede normalmente finché non viene scossa dalla scoperta dell’autismo del secondogenito. Dopo l’inziale spaesamento, Arthur riesce a reagire e procedere con le sue forze, così come farà alla morte dell’ottavo figlio neonato nel 1986. Ma, solo tre anni dopo, il padre di famiglia si ammala di carcinoma alle cellule renali. E il responso del medico è che «una cura non esiste». L’unica possibilità è la via chirurgica.

Di fronte all’ipotesi della scomparsa del marito persino Judy, con otto figli sulle spalle (nel frattempo era nato il nono), vacilla: «Anche per lei la preghiera sarebbe venuta dopo. Non subito. Non quella sera». Eppure, di fronte alla diagnosi nefasta, resta l’unica cosa rimasta. La famiglia Boyle comincia quindi a pregare, chiedendo a tutti i parenti, gli amici e i conoscenti di fare altrettanto. Intanto Judy incontra un sacerdote carismatico con doni di guarigione particolari nella cui chiesa affollata di persone porta il marito, ormai quasi senza forze, ma che «per la prima volta in vita mia pregai con il cuore. Mi lasciai andare completamente e consegnai tutto il mio dolore a Dio. E in quel momento ebbi la sensazione di essere colpito».

La famiglia, gli amici vecchi e nuovi cominciano a partecipare alle Messe carismatiche: «Ci fu anche una veglia di preghiera per me, durata tutta la notte. . mi rendevo conto che stava succedendo qualcosa di meraviglioso e che con l’aiuto di Dio avrei potuto sconfiggere il cancro». Arthur si sottopone all’operazione chirurgica in cui i medici, contro ogni previsione, riescono a estirpare tutto il tumore. Ma se la guarigione ha cambiato il decorso della malattia «non aveva cambiato me». La vita di Arthur, infatti, continua esattamente come prima. Finché, otto mesi dopo, il cancro si ripresenta più minaccioso e riducendo a zero le speranze del malato che attribuisce a Dio il suo modo di pensare: «Perché mai avrebbe dovuto aiutarmi di nuovo?», si chiede Arthur dopo aver rimesso la fede in un angolo, nonostante la guarigione.

Ma sua moglie non molla e «ingaggiò di nuovo l’esercito dei guerrieri della preghiera». L’unica strada percorribile secondo i medici è quella di cercare di dare qualche mese di vita in più al paziente, tramite una seconda operazione che viene fissata per il 14 settembre (una data significativa allora sconosciuta ad Arthur). Nel frattempo, uno degli amici dell’uomo viene a sapere delle apparizioni a Medjugorje e gli propone un pellegrinaggio in Bosnia dieci giorni prima dell’intervento. Disperato l’uomo accetta senza sapere bene dove sta andando e  il 4 di settembre parte con l’amico e un conoscente, scoprendo che il 24 e 25 giugno del 1981, la Madonna apparve per la prima volta ai sei piccoli veggenti a cui «da allora ha continuato ad apparire».

La cosa che colpisce di più i tre uomini, abituati a vivere per il business, lo sport e la famiglia sono le decine di sacerdoti che celebrano Messa insieme, i venti confessionali pieni e con file di persone in attesa di perdono. Dopo 15 anni Arthur, con i due amici, decide di confessarsi provando una grande gioia. La pace che trovano in questo luogo è sconosciuta, tanto che «il mio umore era alle stelle». I racconti sulle persecuzioni dei veggenti durante il regime, sui messaggi della Madre di Dio e i fatti eccezionali legati alle apparizioni impressionano la fede borghese dei tre americani. L’unica delusione è la partenza per Roma di Vicka, la veggente cui la Madonna ha dato il compito di pregare per i malati e che Arthur aveva sperato di incontrare.

L’uomo se ne fa presto una ragione, ma mentre è in un negozio a comprare rosari e medaglie, la veggente, che ha perso il volo, entra dalla porta e accetta di pregare su di lui. Da qui i doni e i fatti eccezionali si susseguono: finché alla fine della via crucis sul monte Krizevac, dove la Madonna è apparsa più volte, i tre provano a pregare con il cuore e sebbene Arthur avesse sempre evitato di mostrarsi debole anche in privato, perché «non era virile,…per una volta manifestai la mia debolezza e mi umiliai. Mi inginocchiai nel fango ai piedi della croce…piansi disperatamente e supplicai il Padre celeste di avere pietà di me». I tre uomini si trovano a pregare abbracciati in lacrime. E «fummo sopraffatti da una sensazione di pace».

Così, la vigilia della festa della Natività di Maria, dopo «aver sentito un intenso dolore al polmone, ero davvero convinto di essere stato guarito». Arthur lo confessa al telefono alla moglie chiedendole di fissarle un esame diagnostico prima dell’operazione. Ma la risposta dell’oncologo è negativa: «Un tumore non scompare da un giorno all’altro». Prima di ripartire i tre incontrano molte persone la cui esistenza è stata trasfigurata da Maria, fra cui Nancy (residente a Medjugorje dopo la conversione del marito Patrik), la quale afferma con certezza che il 14 settembre (data dell’operazione e la festa dell’esaltazione della Croce) «tu starai bene». Intanto Judy chiede aiuto a un altro medico che al suo ritorno accetta di sottoporre Arthur a una tomografia.

E il 12 settembre, festa del nome della vergine Maria, e l’esame rivela che il tumore «è sparito tutto». Nonostante ciò l’oncologo di Arthur spiega alla tv americana che a meno di un miracolo il cancro sarebbe tornato. Dopo 16 anni l’uomo è in ottima forma. Da allora, però, la sua esistenza si è trasfigurata, perché a Medjugorje «avevo accettato di perdere la vita» riguadagnandola, per cui ora «faccio di tutto per introdurre la fede in ogni aspetto della vita». Lo stesso è successo ai suoi amici, fino a cambiare il loro modo di condurre gli affari, di fare sport o di manifestare a tutti la propria fede. In questi anni i tre convertiti hanno condotto alla fede decine di persone. In particolare Arthur e Judy guidano da 15 anni un gruppo di preghiera in cui sono avvenuti una serie di guarigioni fisiche e spirituali altrettanto incredibili.

Fra le incredibili vicende narrate nel libro ci sono quelle di molti uomini convertiti, perché, come «la Vergine mi suggeriva interiormente», sono «in particolare gli uomini ad avere molto bisogno di pregare. Essi sono la testa di ogni famiglia… se danno l’esempio nella preghiera i figli li imiteranno. Ciò crea pace in famiglia, da cui nasce la pace nel mondo». Il significato di quanto accaduto per Arthur è la scoperta di una predilezione senza meriti, che Dio aveva da sempre nei suoi confronti, ma a cui non aveva mai prestato attenzione, accontentandosi di una vita tutto sommato dignitosa. Senza però la sublime misericordia del Padre, quasi sconosciuto all’uomo contemporaneo. Motivo per cui Maria intercede così straordinariamente, affinché Dio gli mostri il Suo volto innamorato e onnipotente, a cui «si può e si deve chiedere tutto».

 

di Benedetta Frigerio

15-05-2016 

Nuova Bussola Quotidiana