Padre Jozo: “La Madonna piange perché i nostri peccati lacerano il corpo di Gesù”

Non di rado capita che la Madonna pianga o durante le apparizioni o attraverso manifestazioni fisiche come quelle delle statue. Un fenomeno a cui alcuni credono ed altri, compresi i sacerdoti, invece ritengono poco probabili. Durante la festa della trasfigurazione del 6 agosto 2014, padre Jozo Zovko (sacerdote di Medjugorie) ha tenuto una bellissima messa in presenza di alcuni sacerdoti italiani in cui ha parlato delle lacrime della Madonna.

Queste lacrime erano dirette proprio ai Sacerdoti ed alla loro incapacità di vivere con lo spirito giusto la Messa: “La Madonna ha spiegato a Medjugorje il mistero della Messa. Noi preti non possiamo conoscere il mistero della Messa perché siamo poco inginocchiati davanti al tabernacolo; siamo sempre sulla strada a cercare voi. Non sappiamo celebrare e vivere la Messa perché non abbiamo il tempo per prepararci, per ringraziare. Siamo sempre con voi; non sappiamo pregare perché abbiamo tanti impegni e tanto lavoro: non abbiamo il tempo per pregare. Per questo non siamo capaci di vivere la Messa”.

Padre Jozo ha spiegato che la Madre Celeste è triste perché molti fedeli e molti sacerdoti hanno perso di vista il vero significato della Messa e non sono più capaci di vivere secondo il percorso tracciato dal figlio: “Chi non legge la Bibbia non può pregare, non sa pregare, come chi non sa vivere la Messa non è capace di vivere, non sa pregare. Chi non è capace di fare sacrifici, mortificazioni, fare digiuno non è capace di vivere la Messa; non può sentire il sacrificio della Messa ed altri sacrifici…”.

A questo punto ci sono stati alcuni sacerdoti che gli hanno chiesto come sia possibile che la Madonna pianga pur trovandosi nella beatitudine del Paradiso. Una domanda che ricorre spesso nelle argomentazioni di chi non da molto peso alle testimonianza delle lacrime della Madonna, e a cui padre Zovko risponde con un’argomentazione teologica: “Nella recente enciclica sullo Spirito Santo il Papa ricorda la dottrina tradizionale della chiesa, che cioè la chiesa “corpo mistico” è la continuazione dell’incarnazione di Cristo nel suo corpo terreno. Quindi noi, con i nostri peccati, siamo le piaghe di Cristo e Cristo soffre nella chiesa. Questo è molto importante, perchè spiega anche perchè la Madonna chiede di fare penitenza. Perché è triste? E’ triste per i nostri peccati, perchè i nostri peccati fanno soffrire realmente attraverso la chiesa il corpo mistico di Cristo. Quindi è vero che Cristo e la Madonna sono in cielo nell’eternità, ma la storia per loro non è ancora compiuta, in quanto vivono, attraverso il corpo mistico della chiesa, tutta la sofferenza dell’umanità fino alla fine. Non c’è contraddizione”.

Luca Scapatello

Fonte “La luce di Maria”

Messaggio, 25 febbraio 2018 dato a Marjia.

“Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti ad aprirvi e a vivere i comandamenti che Dio vi ha dato affinché, attraverso i sacramenti, vi guidino sulla via della conversione. Il mondo e le tentazioni del mondo vi provano; voi, figlioli, guardate le creature di Dio che nella bellezza e nell’umiltà Lui vi ha dato, ed amate Dio, figlioli, sopra ogni cosa e Lui vi guiderà sulla via della salvezza.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Medjugorje è da prendere sul serio come Gesù

Stefania Ferrara: “Medjugorje è da prendere sul serio come Gesù”

Stefania Ferrara ci ha tenuto a condividere la propria testimonianza di fede al sito ‘Medjugorje tutti i giorni‘. La donna spiega che il suo primo pellegrinaggio a Medjugorje è capitato per caso, anche se dopo anni ha compreso che quella era la volontà della Madonna. Stefania si prometteva da tempo che prima o poi sarebbe andata nel paesino bosniaco per vedere con i propri occhi quanto le avevano raccontato e per pregare la Madre Celeste nel luogo in cui aveva deciso di apparire nel corso degli ultimi 30 anni.

I giorni passavano e quella promessa si sbiadiva con il passare del tempo, poi un giorno le è stato proposto di assistere alla testimonianza di Mirijana e non si è lasciata scappare l’occasione: “Senza esitare sono andata ho ascoltato la testimonianza ho pregato c’è stata l’apparizione. Molto semplice, non avevo minimamente pensato di andare per l’apparizione o di vedere la Madonna o per curiosità, sono andata semplicemente. Un mese dopo sono partita per Medugorje si sono incanalate le cose in modo perfetto senza che io l’avessi ragionato o programmato,ho semplicemente sentito dentro me una forza che mi diceva: io devo andare a tutti i costi e nessuno può fermarmi non so perché”.

Giunta a Medjugorje, Stefania è rimasta colpita per la semplicità con la quale i pellegrini e le persone del luogo manifestavano la propria fede. Durante il pellegrinaggio ha seguito il percorso previsto, pregando, partecipando all’adorazione eucaristica e assistendo alle apparizioni sulla collina. Di quella esperienza, oltre alla fede semplice e pura, le è rimasta impressa il racconto di Mirijana su Giovanni Paolo II: “Disse che Giovanni Paolo II, allora Papa, aveva ricevuti i 6 veggenti e che era a conoscenza dei fatti , che ci credeva ma non poteva andare perchè era il Papa , forse qualcuno glielo impediva”, e l’entusiasmo di padre Jozo: “Mi colpì molto anche lui, il suo modo di trasmettere la spiritualità e di riportare concretamente i fatti che stavano accadendo nel mondo, non avevo mai sentito nessuno parlare così in modo pulito e semplice e anche pregare con tanto amore e fervore, con entusiasmo ma allo stesso tempo seriamente .Ritengo sia un sacerdote straordinario mi e rimasto impresso e non l’ho più dimenticato”.

Sono passati 15 anni da quel primo viaggio a Medjugorje e Stefania Ferrara oggi è ancora pervasa dallo spirito del paesino bosniaco, prega tutti i giorni il rosario, va a messa, partecipa all’adorazione e quando può torna in pellegrinaggio. Nulla, insomma, la convincerà che a Medjugorje non ci sia la reale presenza della Madonna: “Medugorje rimane e rimarrà sempre il mio luogo preferito per immergermi nella preghiera. Non sono mai andata per cercare segni ma per pregare ,soltanto quello che mi ha dato questo luogo è impagabile e così i doni che ho ricevuto, e questo grazie alle preghiere e ai sacrifici dei veggenti che pregano per il mondo intero e tutte le persone che lo fanno con semplicità gratuita e fede viva”.

Da La Luce di Maria

Medjugorje Marco: Ho sostituito droga e alcool con Gesù e Maria

Medjugorje Marco: Ho sostituito droga e alcool con Gesù e Maria

Marco era un ragazzo comune, niente doti particolari, nessuna ambizione lavorativa o di vita che lo spingessero verso un obbiettivo, ma tanta confusione su se stesso e sulla vita che lo portavano ad indossare la maschera da clown per la comitiva. Poco importava se le persone lo reputavano superficiale, l’unica cosa che aveva davvero importanza era fare ridere ed essere sempre al centro dell’attenzione. Per anni ha passato giornate sempre uguali, il pomeriggio a casa di amici o in piazza per farsi qualche canna e distogliere il pensiero da qualsiasi senso di responsabilità, quindi arrivava la sera, l’alcol, le discoteche e le ragazze.

Insomma, Marco era un adolescente che preferiva gli eccessi alla vita regolata e che preferiva il divertimento alla costruzione del futuro. Il non senso di quella vita lo ha portato a non costruire nemmeno un legame stabile, a cambiare frequentazioni di continuo fino a fargli perdere interesse per i legami stessi. Poi un giorno, di ritorno da una discoteca, è andato a sbattere con la macchina causando la morte dei suoi passeggeri. Uscito illeso fisicamente, ma distrutto psicologicamente è stato mandato in una comunità di recupero dalla madre, terminata il percorso di recupero ha deciso di andare alla ricerca di un senso a questa vita ed è diventato buddista.

Il buddismo ha permesso a questo ragazzo di regolare le sue giornate e distogliere il pensiero dagli eccessi e dagli stupefacenti, ma il vero cambiamento lo ha vissuto quando è andato in viaggio a Medjugorje: “Ho incontrato persone semplici con la gioia nel cuore. Di giorno in giorno notavo che stava cambiando qualcosa dentro di me. Le giornate cominciavano con la colazione, lodi mattutine, rosario, pranzo, coroncina, catechesi, rosario, apparizione, messa, cena e condivisione con l’adorazione perpetua del Santissimo. Dopo essere stato più di 10 anni lontano dalla chiesa ho passato le giornate con leggerezza senza farmi pesare niente: le condivisioni, i salmi e le catechesi parlavano dei miei pensieri! Al terzo giorno durante l’apparizione di Maria, sono scoppiato in pianto di liberazione: ho sentito una voce chiara dentro di me che diceva: ‘Sono tua madre e ricordati che ti amo tantissimo’”.

Adesso Marco va in giro per il mondo a portare il messaggio di Dio a chiunque incontri ed ha trovato finalmente un senso, una finalità a quella vita prima confusionaria e sregolata: “Questo è lo scopo della mia vita e quella di tutti: ritornare al Padre dopo un istantaneo pellegrinaggio sulla Terra per vivere con lui la vita e la beatitudine eterna”.

Da La Luce di Maria

Mary’s Meals: l’associazione di Medjugorje che aiuta oltre un milione di bambini.

Mary’s Meals: l’associazione di Medjugorje che aiuta oltre un milione di bambini

 

Si parla sovente di Medjugorje come di un paese in cui i pellegrini trovano per la prima volta la loro fede, si dice che Medjugorje sia un luogo magico in cui tutti riescono a trovare una pace interiore prima nemmeno vagheggiata. Con meno frequenza si parla delle opere di bene, del volontariato e dell’assistenza che viene fatta dai volontari che giorno dopo giorno lavorano in Bosnia per permettere a bambini e famiglie disagiate di tutto il mondo di vivere un esistenza meno difficile e intravedere un barlume di speranza nei confronti di un futuro che in alcuni paesi somiglia più ad una roulette russa che ad una strada da intraprendere.

L’impatto sociale di Mary’s Meals

Uno dei frutti più belli e proficui nati a Medjugorje nel corso degli anni si chiama ‘Mary’s Meals‘, un’associazione benefica che si occupa di fornire cibo e beni di prima necessità ai bambini del terzo mondo. Anno dopo anno, il contributo dei volontari (grazie anche alle numerose e generose donazioni ricevute dai fedeli) è diventato sempre più importante arrivando a coprire le esigenze di 1.230.000 bambini in 14 paesi differenti: oltre ad inviare cibo e vestiti, viene offerto a questi bambini un sistema d’istruzione di primo livello che gli permette di puntare ad un riscatto lavorativo in futuro.

Di questa realtà si parla poco, ma l’impegno dei volontari di ‘Mary’s Meal’ non passa sotto silenzio, sempre più persone conoscono il suo operato ed anche celebrità di Hollywood come Gerald Butler spendono parole importanti per questa associazione che provvede al benessere di oltre un milione di bambini in tutto il mondo. In un video promozionale pubblicato su Youtube che mostra il lavoro svolto dall’associazione in Malawi, l’attore americano spiega come Mary’s Meal non sia un semplice servizio di approvvigionamento, ma qualcosa di molto più importante: “Questo è molto più di un programma di nutrimento ed educazione. Il loro contributo ha un impatto sulle persone impressionante. Prima molti ragazzi non mangiavano e non andavano a scuola. Adesso sono motivati ad andare a lezione, hanno uno scopo, sono motivati ad essere parte di una comunità, sono motivati a parlare tra loro e possono concentrarsi sul futuro. Se parli con questi bambini adesso sognano di divenire dottori, avvocati, l’educazione diventa per loro una possibilità in più”.

Da La Luce di Maia

Conferenza stampa di S.E. Mons. Henryk Hoser,

Incontro dell’Arcivescovo S.E. Mons. Henryk Hoser, Inviato Speciale della Santa Sede per Medjugorje, con i giornalisti. Medjugorje, 5 aprile 2017

data: 06.04.2017.

(Prima parte)

«Signore e Signori, buongiorno.

All’inizio devo dare qualche spiegazione e qualche giustificazione. Il quadro della mia missione è stato definito dalla Santa Sede: si tratta, come abbiamo appena sentito, di esaminare lo stato della pastorale dei pellegrini a Medjugorje. Questa è la mia prima visita a Medjugorje: sono arrivato senza conoscere la situazione sul posto, ma sapendo al contempo che si trattava di un luogo di pellegrinaggio a livello internazionale. Mi servo della lingua francese, perché essa è stata per molto tempo, e rimane ancora, una lingua diplomatica.

Senza dubbio voi attendete di sapere da me le mie impressioni, le mie conclusioni. La prima cosa che vorrei sottolineare è il fatto essenziale che, in passato, Medjugorje non era conosciuta nel mondo. Era una piccola località sperduta da qualche parte tra le montagne, come il nome stesso — Medjugorje — indica. Ora Medjugorje è conosciuta nel mondo intero, e bisogna anche sapere che vi si recano pellegrini provenienti da ottanta paesi del mondo. Dal punto di vista dell’importanza di questo luogo di pellegrinaggio, esso può essere paragonato ad altri posti. Ad esempio, se a Medjugorje vengono due milioni e mezzo di pellegrini all’anno, a Lourdes ne vanno sei milioni, ma Lourdes esiste da più di centocinquanta anni. Medjugorje ha solo trentasei anni d’anzianità. E’ tempo di fare un primo bilancio, una prima valutazione, che è molto importante per lo sviluppo futuro di questo luogo.

Allora, perché tanta gente viene qui? Da un lato, chi viene ha senza dubbio sentito parlare di quelle che vengono chiamate “le apparizioni di Medjugorje”, che hanno avuto luogo per la prima volta nel 1981. D’altra parte, coloro che vengono qui scoprono qualcosa di eccezionale. La prima cosa è l’ambiente, l’atmosfera, che è di pace e pacificazione, come pure di pace interiore, di pacificazione del cuore. Essi scoprono pure un grande spazio di spiritualità profonda. Riscoprono, o scoprono per la prima volta nella loro vita, cosa sia il senso del sacro. A Medjugorje essi incontrano sia tempi sacri che spazi sacri. “Sacro” significa riservato in modo particolare alla divinità.

Comunemente si dice che Medjugorje è un luogo di culto mariano, ed è vero. Ma, se andiamo in profondità, vediamo che a Medjugorje il culto è essenzialmente cristocentrico, perché ha al centro la celebrazione dell’Eucaristia, la trasmissione della Parola di Dio e l’adorazione del Santissimo Sacramento, durante la quale si scopre che esso è la presenza reale di Gesù Cristo, nella sua divinità ed umanità. Alcuni scoprono la recita del Rosario, che in fondo è una preghiera di meditazione sui misteri della nostra fede. Infine, facendo la Via Crucis, essi entrano nel mistero pasquale, ossia nel mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo. Termino questo panorama con un accento più marcato riguardo al Sacramento del Perdono, la Confessione personale e personalizzata.

Dal punto di vista religioso, Medjugorje è un terreno molto fertile. In questi anni sono state enumerate seicentodieci vocazioni religiose e sacerdotali d’ispirazione medjugorjana: le più numerose sono in Italia, negli Stati Uniti ed in Germania. Tenendo presente l’attuale crisi di vocazioni, soprattutto in paesi di antica cristianità come l’Europa occidentale, questo fatto ci pare qualcosa di nuovo e, a volte, sconvolgente.

Considerando il numero di Comunioni distribuite — perché è quella l’unica possibilità di contare i pellegrini, anche se naturalmente con un certo margine d’errore — possiamo dire che, negli anni passati, dal 1986 al 2016, sono stati distribuiti trentasette milioni di Comunioni. Il numero di pellegrini è però più grande, perché non tutti accedono alla Comunione.

Nella valutazione della situazione di Medjugorje, vanno distinti tre ambiti.

Il primo ambito è la parrocchia, che esiste da molto tempo. Essa serve i parrocchiani che sono qui, che abitano qui sul posto ed il cui numero, nei dieci anni passati, è aumentato di un migliaio di unità o forse anche di più. Questa parrocchia — che ha la sua storia e che, negli anni trenta del secolo scorso, ha costruito la croce che sovrasta Medjugorje — è stata il terreno in cui è stato accolto l’odierno fenomeno di Medjugorje. In questa storia parrocchiale s’iscrive anche quella particolare e personale di quelli che vengono chiamati “veggenti”.

Un secondo circolo, un secondo ambito, sono i pellegrini, che, come ho appena detto, arrivano anche alla cifra di 2.500.000 all’anno. Questo numero tende ad aumentare, e questa è evidentemente una sfida enorme per i pastori che servono questo luogo. Tale fenomeno ha inoltre causato il potenziamento delle attuali strutture, che devono chiaramente rispondere alle necessità dei pellegrini: esse comprendono questa sala, la Cappella dell’Adorazione e lo spazio per la celebrazione di Messe all’aperto. Si tratta, dunque, di alcuni elementi che sono giustamente stati aggiunti in considerazione dell’arrivo dei pellegrini. D’altra parte, abbiamo anche visto lo sviluppo della cittadina: ci sono sempre più alberghi, ristoranti, esercizi commerciali, cosa che mi fa già pensare ad una piccola Lourdes. Non è risaputo il fatto che Lourdes è la seconda città per numero di alberghi in Francia dopo Parigi. Potrebbe essere questo anche il futuro di Medjugorje in rapporto a Sarajevo. Dunque, la popolazione aumenta, e quindi aumenta pure la capacità di accoglienza dei pellegrini.

Abbiamo però anche un terzo ambito: a Medjugorje si sono insediate delle comunità, delle associazioni, delle opere sociali e caritative che vengono sommariamente stimate in una trentina. Ve ne sono alcune che si sono stabilite qui perché ispirate a Medjugorje o perché hanno qui le proprie radici, ma ve ne sono anche altre che sono venute da altri paesi: che sono cioè state create altrove, ma poi si sono stabilite qui per vivere questa atmosfera e questo fenomeno di Medjugorje.

Qui evidentemente vi sono anche delle creazioni originali, e vorrei menzionare soprattutto l’opera caritativa creata dai padri francescani: il “Villaggio della Madre”. Vale la pena di visitarlo, se vi interessa, perché è costruito con l’idea di accompagnare le vite delle persone, e in special modo quelle difficoltose, in tutti i loro stadi: gli orfani, i giovani, in difficoltà, le persone dipendenti dalla droga, dall’alcool o da altri condizionamenti dello stesso tipo, i disabili. Anche questa è un’espressione di quella carità attiva intimamente legata alla fede cristiana. Ma vi è anche un’altra opera molto importante, anch’essa creata dai padri francescani, chiamata “Domus Pacis”, ossia una casa per ritiri in silenzio. Si stima che già vi siano passati 1.200 gruppi, per un totale di più di 42.000 partecipanti. Questo genere di ritiri e di seminari trasforma le persone dall’interno.

Anche i seminari sono un’altra invenzione pastorale della parrocchia di Medjugorje. Sono annuali, ossia vengono tenuti una volta l’anno. Da ventitré anni esiste già un seminario aperto a tutti; da ventuno anni vi è un seminario destinato unicamente ai sacerdoti ed alla loro formazione; da diciassette anni ci sono seminari riservati alle coppie, e da quattro è iniziato un nuovo tipo di seminario, rivolto a medici e paramedici. L’anno scorso è stato inoltre organizzato, per la prima volta, un seminario a favore della vita umana. Ce n’è, infine, anche uno per disabili. Questo panorama mostra l’intensità della vita cristiana qui a Medjugorje, che rappresenta in certo modo un modello che potrebbe essere seguito anche altrove.

L’offerta dei Santuari nel mondo di oggi è di tale portata che Papa Francesco ha trasferito la problematica dei Santuari dalla Congregazione per il Clero alla Congregazione per la Nuova Evangelizzazione. La gente qui riceve ciò che non ha nel luogo in cui vive. In molti dei nostri paesi di antica cristianità la Confessione individuale non esiste più. In molti paesi non c’è l’Adorazione del Santissimo Sacramento. In molti paesi non si conosce più la Via Crucis ed il Rosario non viene recitato. Nella Bretagna francese, una volta mi è stato detto che l’ultima Via Crucis era stata pregata trenta anni prima. Un tale inaridimento dell’ambito spirituale e del sacro porta, evidentemente, a una crisi di fede generalizzata.

Qui la gente arriva alla sorgente, sazia la sua sete del sacro: la sua sete di Dio, di preghiera, che viene riscoperta come contatto diretto con Dio. Direi che la gente qui sente la presenza del divino anche per mezzo della Santa Vergine Maria.

A Medjugorje viene accentuato il titolo mariano di “Regina della pace”. Direi che questa non è una novità, perché nel mondo intero vi sono chiese dedicate alla Regina della pace. Se però noi guardiamo il contesto mondiale della nostra vita di oggi, vediamo ciò che Papa Francesco definisce “la terza guerra mondiale a pezzi”, ossia in frammenti e sotto le forme più crudeli e che causano più ferite, ovvero le guerre civili. Voi, che abitate nei Balcani, avete vissuto una guerra civile non molto tempo fa. Io ho vissuto il genocidio in Ruanda. Tutto quello che ora vedete accadere in Siria, nel Vicino Oriente, è la distruzione dei paesi di più antica cristianità, anche facendo ricorso alle armi chimiche: questo è il paesaggio che vediamo oggi dinanzi a noi. Quanti conflitti politici in ciascun paese! Dunque, il ricorso a nostra Signora della Pace è, a mio avviso, essenziale. Qui il ruolo specifico di Medjugorje è estremamente importante.

Voi, cari amici, dovreste essere i portatori della Buona Novella: dite al mondo che a Medjugorje si ritrova la luce. Perché abbiamo bisogno di punti di forte luce, in un mondo che sta cadendo nell’oscurità. Io vi suggerisco, inoltre, di iscrivervi ai seminari che si svolgono qui, non so a quale, per scoprire quello che ancora non conoscete. Grazie!»

 

Domande e risposte

Danuta Liese, Polonia: «Sarebbe possibile che un sacerdote della Polonia venisse posto stabilmente a servizio dei pellegrini in questa parrocchia? Intendo non solo temporaneamente, come ospite, ma in modo permanente?».

«Penso spetti al Provinciale concordare con le Province polacche l’invio di un sacerdote fisso, come già ve ne sono altri qui».

Sanja Pehar, Radio MIR Medjugorje: «Eccellenza, per l’esperienza che ha avuto in questi giorni, dove vede Medjugorje all’interno della nuova evangelizzazione, che sappiamo la Chiesa sottolinea oggi così fortemente?».

«Io credo che Medjugorje già si trovi nella linea della nuova evangelizzazione, lo provano le cifre che ho appena citato. La dinamica crescente della presenza dei pellegrini qui sta a significare che anche le loro necessità sono in aumento».

Ivica Đuzel, HRT: «Ho trovato in rete un dato secondo cui lei avrebbe già parlato con i veggenti. Che impressione le hanno lasciato?».

«E’ vero che un contatto con i “veggenti” era iscritto nella mia missione, ma non un incontro molto approfondito, poiché questa è materia di competenza della Commissione dottrinale presieduta dal Card. Ruini. I “veggenti” sono andati in Vaticano appunto per presentare la loro storia, queste esperienze, eccetera. Con i “veggenti” che ho visto, ho avuto l’impressione di un contatto normale, molto diretto. Non dobbiamo dimenticare che non sono più ragazzi e ragazze: alcune di loro sono già nonne! Per approcciarsi al loro ruolo, bisogna anche tener presente che sono immersi in una normale vita familiare e professionale. Devono provvedere alla vita dei loro figli, e sono quindi vicini alle preoccupazioni di tutti noi. Alcuni sono malati, altri cercano di provvedere alla loro vita, eccetera. Hanno quindi, direi, una vita normale e, stando a ciò che dicono, hanno avuto il privilegio di queste “apparizioni”, che hanno interiorizzato. Non è mio compito pronunciarmi sulla veridicità o non veridicità delle “apparizioni”. La Chiesa non si è ancora pronunciata.

Ivan Ugrin, Slobodna Dalmacija: «Arcivescovo Hoser, penso che il fatto che lei oggi sia qui con noi sia per noi tutti un grande onore. Una volta, in un messaggio, la Madonna ha detto di essere venuta qui per continuare l’opera iniziata a Fatima…».

«Lei può leggere la storia delle apparizioni riconosciute in successione. Potrei citare, ad esempio, quelle di La Salette, avvenute a metà del XVII secolo, o quelle a Rue du Bac; quelle di Lourdes, di Fatima, di Banneux in Belgio, nell’anno della ascesa al potere di Hitler. O anche quelle di Guadalupe nell’America del Sud, in occasione della colonizzazione degli Indiani d’America. Tutte queste apparizioni hanno un denominatore comune, ossia il fatto che la Santa Vergine invita alla conversione, ad abbandonare la vita di peccato. In esse ella mostra anche le sfide di ogni epoca. Vorrei terminare questa risposta citando le apparizioni di Kibeho. Ho vissuto io stesso ventuno anni in Ruanda ed ho partecipato alla Commissione medica sulle apparizioni, cominciate un anno dopo rispetto a quelle di Medjugorje. Là la Santa Vergine aveva già mostrato lo spettro del genocidio, che si sarebbe poi verificato dodici anni dopo. Anche quello era un avvertimento. Il messaggio è simile a quello che viene riferito qui a Medjugorje: un invito alla conversione, alla pace. Le apparizioni di Kibeho sono state riconosciute dalla Chiesa. Io direi perciò che si tratta di due località “sorelle”, sia per contesto storico che per vicinanza temporale, visto che tra le due vi è soltanto un anno di differenza. All’inizio, anche là ci sono stati evidentemente molti dubbi sulla veridicità dei veggenti e sul fatto che potessero anche inventare delle storie: alcuni di loro sono stati poi esclusi dal numero dei veggenti riconosciuti. Perciò vi invito alla pazienza, perché chiaramente più il problema è complesso, più necessita di tempo per giungere a conclusioni davvero valide».

Paolo Brosio, Mediaset Mondadori: «Mons. Hoser, io la ringrazio per quello che lei ha detto per questo luogo, che mi ha ridato la vita. Quando ho visto la sua foto sul Podbrdo, sotto la statua della Madonna, sono scoppiato a piangere dalla gioia. Ho cercato di divulgare questo in tutta Italia e, dalle prime sue interviste, ho capito cosa pensava di questo luogo benedetto. Le chiedo: da indiscrezioni trapelate in Italia, si sa che il Card. Ruini, dopo tre anni e mezzo, avrebbe terminato la Commissione Internazionale d’Inchiesta stabilendo la veridicità dei primi anni di queste apparizioni a Medjugorje. Io le chiedo: cosa pensa lei di queste conclusioni e, se lei ha letto il Dossier della Commissione Internazionale d’Inchiesta, cosa ne pensa?».

«Purtroppo io non ho letto il materiale di detta Commissione, perché non è stato pubblicato. Può essere che, dopo il mio ritorno in Vaticano, io possa avervi accesso o almeno parlare col Card. Ruini ma, per adesso, non posso dire nulla. La mia missione non consiste soltanto nell’interrogare le persone che lavorano qui, che sono responsabili o meno della situazione, ma anche nel visitare i luoghi di pellegrinaggio. Ed è precisamente questo il motivo per cui ho affrontato il non semplice cammino che porta alla statua della Santa Vergine. Si tratta di un luogo che merita la presenza di tutti, per il fatto stesso che là vi sia una statua della Santa Vergine. Lassù ho incontrato un gruppo di pellegrini polacchi ed ho rivolto loro qualche parola sul culto mariano. La stampa però poi ha cominciato subito a dire che io avevo condotto lassù un gruppo di pellegrini: non è vero».

Darko Pavičić, Večernji list: «Reverendissimo Arcivescovo, ogni volta che lei ha parlato degli eventi di Medjugorje ha fatto riferimento ad “apparizioni” e non a “presunte apparizioni”. Lei crede che qui si tratti davvero di apparizioni? Di cosa ha parlato con Ratko Perić, il Vescovo di Mostar, che non ci crede e le contesta? Grazie molte».

«Evidentemente io sospendo il mio giudizio, perché non conosco tutti i dettagli e non conosco il gigantesco lavoro fatto dalla Commissione Ruini. Se parlo di “apparizioni”, lo faccio per il semplice motivo che qui si utilizza questa espressione. Io lo dico “tra virgolette” solo che, mentre parlo, le virgolette non si possono vedere. Attendo come voi il verdetto finale di detta Commissione, e soprattutto quello del Papa, che si pronuncerà».

Ivan Pavković, Al Jazeera: «Cosa pensa davvero il Papa su Medjugorje: sulle apparizioni e su questi frutti di cui lei parla?».

«Come si dice, è una bella domanda! Io però evidentemente non so cosa ne pensi il Papa, lui non me l’ha mai detto. Dunque anche qui bisogna attendere, perché evidentemente il Papa prende in considerazione tutto il materiale riguardante le ricerche ed il lavoro svolto. Io credo, però, che anche il fatto che Medjugorje sia un luogo così importante nella prospettiva della nuova evangelizzazione avrà in qualche modo il suo peso nel giudizio finale. Non ho detto nel giudizio “ultimo”, ma “finale”».

Ines Grbić, Laudato TV: «In una dichiarazione da lei fatta nell’imminenza del suo arrivo a Medjugorje, ha detto che qui dovrà svolgere la sua missione in condizioni del tutto diverse ed in modo differente. Mi interesserebbe sapere quali siano queste “condizioni” e quale sia questo “modo”, che sono differenti dal lavoro da lei svolto finora. Lei ha anche detto che queste “apparizioni mariane” sono significativamente differenti dalle precedenti. Cos’è che in esse è specificatamente diverso?».

«Lei avrà certamente notato, Signora, la specificità di queste “apparizioni”, che direi hanno un nuovo formato rispetto a quelle del passato. Anzitutto la durata di quelle che vengono chiamale le “apparizioni di Medjugorje”, che già stanno per superare i trentasei anni. I “veggenti” di Medjugorje, per usare un’espressione che cantiamo nel Prefazio della Messa, sono “Sine fine dicentes…”, anche se è vero che, nell’agiografia di certi santi, è presente questo fenomeno, per cui essi hanno avuto apparizioni per tutta la vita. Una seconda specificità è il numero delle apparizioni: c’è chi ha contato circa quarantasettemila apparizioni individuali. Tenendo presente il fatto che ci sono sei veggenti che hanno frequenti apparizioni personali da trentasei anni, forse un tale numero potrebbe essere anche attendibile, non so. Inoltre, si tratta di “apparizioni” non legate al luogo. A Lourdes la Madonna appariva sempre nella grotta, a Fatima sopra un albero. Ma qui, stando ai veggenti, “l’apparizione” segue la persona, per cui ne hanno in casa, in viaggio, o in chiesa, eccetera. Queste sono specificità che fanno difficoltà in rapporto alla pronuncia di un giudizio».

Messaggio del 2 febbraio 2018 dato a Mirjana

Cari figli,
voi che siete amati da mio Figlio, voi che io amo immensamente con il mio amore materno, non permettete che l’egoismo e l’amare troppo se stessi regnino nel mondo. Non permettete che l’amore e la bontà siano nascoste. Voi che siete amati, voi che avete conosciuto l’amore di mio Figlio, ricordate che essere amati significa amare. Figli miei, abbiate fede: quando avete la fede, siete felici e diffondete la pace. La vostra anima sussulta di gioia. In quest’anima c’è mio Figlio: quando vi donate per la fede, quando vi donate per amore, quando fate del bene al prossimo, mio Figlio, nella vostra anima sorride.Apostoli del mio amore, mi rivolgo a voi come madre, vi raduno intorno a me perché desidero condurvi sulla via dell’amore e della fede, sulla via che porta alla luce del mondo. Sono qui per amore e per fede: perché desidero benedirvi, perché desidero, con la mia benedizione materna, darvi forza e speranza nel vostro tragitto. Perché la strada che conduce a mio Figlio non è facile, è piena di rinunce, del donarsi, del sacrificio, del perdono e molto, molto amore ma questa via conduce alla pace ed alla gioia. Figli miei, non credete alle false voci che vi parlano delle cose false e della luce falsa: voi, figli miei, tornate alle sacre scritture. Con immenso amore vi guardo e per grazia di Dio, mi manifesto a voi. Figli miei, incamminatevi con me. Che la vostra anima sussulti di gioia.
Vi ringrazio.

Da atea irriverente a fervente cattolica

La testimonianza di Kathy: da atea irriverente a fervente cattolica

La newyorkese Kathy Jones ha scritto sul portale ‘Medjugorje for Children‘ la sua testimonianza di conversione. Come spesso si legge in questi racconti, anche Kathy aveva abbandonato la sua fede nella fase adolescenziale a causa della pressione dei genitori: da piccola era costretta a seguire tutte le funzioni luterane e crescendo si era convinta che Dio non esistesse e che le religioni non fossero altro che un complesso sistema di controllo della società.

La sua opinione su Dio e le religioni non cambiò nemmeno quando ha incontrato l’uomo della sua vita, Eddy (lui sì estremamente devoto), con il quale ha avuto due bambine; a questo, racconta la narratrice, diceva spesso: “Non pensare MAI che un giorno io possa diventare cattolica! O si è nati e cresciuti cattolici, o bisogna esser pazzi a scegliere di esserlo volontariamente”. Nel 1987 un evento cambia la vita di Kathy: durante un controllo di routine le viene diagnosticato un cancro alle ovaie. Inizia un periodo duro in cui si alternano fasi di cura a fasi di depressione, il futuro è incerto, ma la donna non cambia comunque la sua opinione sulla religione e su Dio.

La conversione improvvisa di Kathy e la guarigione

Passano tre anni e Kathy si ritrova in un raduno religioso con la suocera, si sente a disagio ma per cortesia rimane a seguire le preghiere in silenzio. Proprio mentre pensava di volersi trovare in un altro luogo, ecco che prova una sensazione mai provata prima, la pace interiore: “All’improvviso, un profondo sentimento di pace mi pervase, la paura mi abbandonò e mi ritrovai piena di speranza; quel giorno la mia vita cambiò completamente per intercessione della Madonna della Speranza…la Regina della Pace!”.

Kathy non sa spiegare in che modo ha cambiato improvvisamente opinione, sa solo che da quel giorno ha cominciato ad andare a Messa e nell’ottobre dello stesso anno si è recata con il marito a Medjugorje. Di ritorno dal viaggio in Bosnia, la donna ha scoperto che il tumore era in recessione e che sarebbe guarita. Sebbene il tumore non sia mai riapparso, la donna non grida al miracolo ma di una cosa è certa: “Non so se si tratti di un miracolo o se sia semplicemente il risultato dei trattamenti fatti. Ma la grazia più importante che ricevetti allora, fu la guarigione spirituale. La donna che un tempo era stata scettica e addirittura irriverente, fu beata di farsi cattolica nel giorno di Pasqua dell’anno seguente!”.

Da La Luce di Maria