Messaggio dato a Medjugorje il 25 aprile a Marija.

” Cari figli!

Amate, pregate e testimoniate la mia presenza a tutti coloro che sono lontani.  Con la vostra testimonianza ed il vostro esempio potete avvicinare i cuori che sono lontani da Dio e dalla Sua grazia.
Io sono con voi e intercedo per ciascuno di voi perché con amore e coraggio testimoniate ed esortiate tutti coloro che sono lontani dal mio Cuore Immacolato.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata ”.

Storia di Suor Rita Marie Sofka, USA

Nel 1991 mio padre mi chiese di vedere un video su Medjugorje dopo aver cenato a casa dei miei genitori. Io ho sempre amato la nostra Madre Benedetta. Era affascinante sentire che stava apparendo in questo paese ed io dissi a mio padre: Come è possibile? Dieci anni ed io non ho mai sentito un Sacerdote parlare di questo in una Chiesa! Mio padre mi disse che la cassetta era stata realizzata da un protestante. Quella sera c’era un forte temporale e non potevo guidare per tornare a casa mia, così trascorsi la notte a casa dei miei genitori. Durante la notte sentii realmente la presenza della Madonna nella camera. Non mi era mai successo nulla del genere. Da una parte, ero eccitata, dall’altra nervosa, ma sentivo pace. Accadde qualcosa quella notte. Lei mi toccò. Questo mi è sempre rimasto in mente. Quando sentivo la parola Medjugorje, mi affascinava. Nel 1993, dopo 26 anni di lavoro, fui licenziata dalla compagnia. Mi diedero come liquidazione il salario di un anno. Quella Domenica andai a Messa ed il Sacerdote aveva bisogno di aiuto. Gli dissi che mi offrivo come volontaria. Avevo un anno libero. Il mattino seguente, il Sacerdote mi disse di andare a Messa ogni giorno. Non l’avevo mai fatto prima. Andavo solo la Domenica. Così cominciai ad andare a Messa ogni giorno. Poi mi disse: vieni con me a visitare i malati. Saremmo andati nelle case di cura. Mi nominò Ministro straordinario della Comunione. Provavo molta gioia ad andare due volte alla settimana con lui a visitare i malati. Alcuni dei più anziani mi chiamavano “sorella” perché a volte indossavo una giacca di colore blu scuro. Provavo molta gioia per questo. Pensavo: prima avevo un buon stipendio, una casa con tre camere da letto, molti vestiti, automobili sempre nuove, viaggiavo sempre, ero stata sposata due volte, mentre ora avevo in me tanta gioia e non guadagnavo nulla! La seconda cosa che il Sacerdote mi chiese di fare fu di insegnare alla Scuola Domenicale in una classe di cresimandi. Lo feci. La cosa successiva che mi venne chiesta fu di essere coordinatrice dell’Adorazione. Mi iscrissi per la mia ora, ma poi cominciai a restare per due, tre, quattro ore.  I miei amici pensavano: Cosa ci fa lei qui? Il Signore mi attirava veramente.  Poi, all’inizio del 1994, un mio amico mi invitò ad andare in pellegrinaggio a Betania, in Venezuela dove appariva la Madonna. Li mi accaddero ogni tipo di cose straordinarie. Poi mi unii a due Cenacoli del Rosario: uno era un gruppo di preghiera di Medjugorje, l’altro era di Don Gobbi, ma anche li leggevamo ogni 25 del mese i messaggi della Madonna da Medjugorje. Ho sempre avuto il desiderio di venire a Medjugorje. Nel corso di quell’anno mi accaddero molte cose spirituali. Comunque iniziai a lavorare per una compagnia di assicurazione, ma per me la carriera non era più importante. Andavo a Conferenze Spirituali, Messe di guarigione, Cenacoli, le mie letture erano cambiate, tutta la mia vita era cambiata. L’unica cosa mondana di cui ancora mi occupavo era la danza, andavo a ballare con gli amici perché amavo ballare. Non volevamo incontrare ragazzi, ma parlavamo loro di Gesù e di Maria, li abbiamo davvero evangelizzati!  Nel Gennaio 1997, 12 amici spirituali sono venuti a cena da me. Abbiamo iniziato a vedere dei film su San Francesco di Assisi e film sulle apparizioni della Madonna. Quando tutti se ne andarono, io lavai i piatti e pensai: se morissi domani come renderei conto della mia vita? Cosa veramente Dio mi chiamava a fare? Da Gennaio ad Agosto ebbi così tanti segni a favore di una vocazione religiosa che all’inizio ero molto arrabbiata: ero troppo vecchia per essere una religiosa. Avevo 49 anni e andavo per i 50! La maggior parte delle Comunità Religiose non accolgono candidate di età superiore ai 30-35 anni. Tuttavia i segni erano talmente forti che mi sono detta: da qualche parte ci deve essere un posto per me! Il giorno del mio cinquantesimo compleanno, andai all’Adorazione. Erano le tre del pomeriggio e dissi a Gesù: Bene, già da un anno mi perseguiti con questa vocazione religiosa. Io penso veramente di essere troppo vecchia, ma se davvero vuoi questo lo farò, ma dammi ancora un segno. Quella sera gli amici mi portarono fuori a cena per il mio cinquantesimo compleanno. Una amica che non vedevo da un anno e che non sapeva cosa mi accadeva, mi regalò qualcosa: una rivista “New Woman”, una rivista secolare in cui c’era un articolo su una donna matura entrata in convento, tre storie di donne di quaranta ed una di cinquanta anni che sono entrate in convento. La mia amica non aveva idea.  Erano le nove di sera. Quella notte dissi a Gesù che davvero non aveva perso tempo! Appena alcune ore prima gli avevo chiesto ancora un segno. Due settimane dopo aver detto il mio “sì” a Gesù, gli amici mi telefonarono e mi dissero: “Abbiamo comprato un biglietto per un Sacerdote indiano, un biglietto per Medjugorje, ma lui ha alcune difficoltà col Visto, teme di non poter più tornare negli USA. Sappiamo che vuoi andare là, puoi? Dissi che questo significava che dovevo chiedere due settimane libere! La mia ditta era molto severa, non mi avrebbero dato mai due settimane libere! Il mio capo era protestante. Andai da lei e le raccontai la mia storia. Disse OK. Mi restavano nove giorni liberi dal permesso. Lavoravo in contabilità. Ero responsabile di 450 conti. Lei mi disse di trovare chi avrebbe preso la mia parte di lavoro. Sapevo che erano tutti occupatissimi, non sarebbe stato possibil.  tuttavia chiesi a cinque persone. Tutti dissero di sì! Non ci potevo credere! E così mi ritrovai sull’aereo con trenta persone sconosciute per un viaggio di due settimane a Medjugorje. E’ stato un puro dono della Madonna perché pregassi per la mia vocazione. Le dissi: Guidami! Non sapevo cosa fare. Sapevo che Dio mi chiamava, ma come rispondere? Un giorno mi imbattei in Fra Slavko Barbarić. Gli amici mi dissero di parlare con lui. Gli dissi: “Penso che Dio mi chiami veramente alla vita religiosa, ma ho già 50 anni!“. Lui mi disse: “Fai attenzione. Se conoscessi tre uomini e dovessi decidere con quale di essi sposarti, cosa faresti?“. Io gli dissi: „Passerei del tempo con ciascuno di loro per vedere se andiamo d’accordo“. Lui mi disse: “Così è anche per la vita religiosa. Esistono tre tipi di comunità: totalmente apostoliche, che operano nel mondo; totalmente contemplative, che pregano continuamente; e la combinazione di queste due. Dove pensi che andresti?“. Gli dissi: “In quest’ultima. Amo le persone ed amo Dio“. Lui mi disse: “ Allora torna a casa, visita le comunità che sono contemplative ed apostoliche. Quando le visiterai vedrai se hai qualcosa in comune a livello spirituale, vedrai se hai quel carisma. Lo saprai. Quando giungerai nel posto giusto, la pace ti invaderà“. Lo ringraziai e me ne andai. Pensavo che mi aveva detto delle cose interessanti. Durante tutto il tempo che trascorsi a Medjugorje, dovunque andassi, qualche suora era seduta vicino a me. C’era così tanta gente, era settembre, e sempre una suora veniva a sedersi vicino a me! E si cantava quel canto „Here I am, Lord” (“Eccomi, Signore”). Pregavo e mi sentivo bene. Al ritorno negli USA una mia amica mi chiamò e mi disse che le Sorelle della Presentazione di Maria organizzava un gruppo di sostegno femminile. Ci andai. Era il settembre 1998. La maggioranza delle donne erano più giovani di me. Tutte le comunità che avevo visitato erano molto piccole. Molte sorelle oggi vivono nelle case, hanno molti vestiti belli, ma io sapevo che il Signore desiderava che mi sbarazzassi di tutto questo. Sapevo che desideravo portare un abito, pregare il Rosario, fare adorazione, seguire il Papa, ma quelle sorelle che che avevo visitato non erano così. Propendevano per la New Age, portavano blu jeans, non avevano vita comunitaria. Fui molto delusa. Allora un Sacerdote cinquantenne venne nella nostra parrocchia. Prima di diventare Sacerdote era stato vicepresidente di un’azienda, era stato sposato ed il suo matrimonio fu annullato. Lui divenne il mio Padre Spirituale. Mi disse: “Scrivi tutto ciò che desideri nella comunità. Visti i segni che mi hai riferito sono sicuro che Dio opera nella tua vita. Ora è necessario discernere come e dove andare”. Andò a New York per gli esercizi spirituali e lì parlò di me a P. Benedict Rochelle che gli diede una lista di varie comunità a New York. Nella lista c’erano anche le „Sisters of Life”, ma esse avevano un limite di età per l’accoglienza di 35 anni. Nell’estate del 1998 le sorelle mi invitarono a visitarle. Successe proprio come mi aveva detto Fra Slavko: nel momento in cui mi fermai davanti alla porta la pace mi invase.  Avevo con me una statua della Madonna di Medjugorje, viaggiavo sempre con lei, anche verso i conventi. Una notte sentii come se il male tentasse di scoraggiarmi, e sentii che la Madonna mi copriva col suo manto. In seguito le sorelle mi invitarono agli esercizi spirituali per il discernimento che furono predicati dal Cardinale O’Connor, fondatore di quella comunità. Egli mi disse: “Cercavi l’amore, penso che hai trovato il vero amore”. La mia vocazione è un dono. La Madonna ha seminato il seme, mi ha davvero guidata alla vera vocazione. Quando fui lasciata dal mio ultimo ragazzo, mi sentii molto triste. Ancora una volta il mio cuore era stato spezzato! Presi il mio Rosario per dimenticarlo, per trovare pace. Così iniziai a pregare il Rosario ogni giorno. Perciò so che la mia vocazione è una pura grazia della Madonna. Da quando sono diventata suora, prego sempre per poter venire di nuovo a Medjugorje per ringraziare la Madonna. Dieci anni fa venni qui a pregare per la mia vocazione. Ora che mi preparo ai voti perpetui, sono di nuovo qui. La vita religiosa è un tale dono, una tale libertà!  La mia comunità ha un quarto voto: proteggere la vita dal concepimento alla morte naturale. Il Cardinale O’Connor voleva realmente questo, in particolare oggi quando pensiamo solo all’aborto, all’eutanasia, alla clonazione.  Noi preghiamo ogni giorno quattro ore e mezza. Col nostro digiuno ed i nostri sacrifici possiamo salvare i bambini. Ho sempre desiderato essere madre, avere figli. Nella nostra comunità ci prendiamo cura delle donne incinte e delle madri, così che abbiamo sempre bambini intorno a noi! Questa è la maternità spirituale. Ognuno ha la propria vocazione. Il Matrimonio è meraviglioso, ma io ho trovato la mia felicità come religiosa!

Fonte:  Centro “Mir” Medjugorje ( www.medjugorje.hr)

Conferenza stampa di S.E. Mons. Henryk Hoser,

Incontro dell’Arcivescovo S.E. Mons. Henryk Hoser, Inviato Speciale della Santa Sede per Medjugorje, con i giornalisti. Medjugorje, 5 aprile 2017

data: 06.04.2017.

(Prima parte)

«Signore e Signori, buongiorno.

All’inizio devo dare qualche spiegazione e qualche giustificazione. Il quadro della mia missione è stato definito dalla Santa Sede: si tratta, come abbiamo appena sentito, di esaminare lo stato della pastorale dei pellegrini a Medjugorje. Questa è la mia prima visita a Medjugorje: sono arrivato senza conoscere la situazione sul posto, ma sapendo al contempo che si trattava di un luogo di pellegrinaggio a livello internazionale. Mi servo della lingua francese, perché essa è stata per molto tempo, e rimane ancora, una lingua diplomatica.

Senza dubbio voi attendete di sapere da me le mie impressioni, le mie conclusioni. La prima cosa che vorrei sottolineare è il fatto essenziale che, in passato, Medjugorje non era conosciuta nel mondo. Era una piccola località sperduta da qualche parte tra le montagne, come il nome stesso — Medjugorje — indica. Ora Medjugorje è conosciuta nel mondo intero, e bisogna anche sapere che vi si recano pellegrini provenienti da ottanta paesi del mondo. Dal punto di vista dell’importanza di questo luogo di pellegrinaggio, esso può essere paragonato ad altri posti. Ad esempio, se a Medjugorje vengono due milioni e mezzo di pellegrini all’anno, a Lourdes ne vanno sei milioni, ma Lourdes esiste da più di centocinquanta anni. Medjugorje ha solo trentasei anni d’anzianità. E’ tempo di fare un primo bilancio, una prima valutazione, che è molto importante per lo sviluppo futuro di questo luogo.

Allora, perché tanta gente viene qui? Da un lato, chi viene ha senza dubbio sentito parlare di quelle che vengono chiamate “le apparizioni di Medjugorje”, che hanno avuto luogo per la prima volta nel 1981. D’altra parte, coloro che vengono qui scoprono qualcosa di eccezionale. La prima cosa è l’ambiente, l’atmosfera, che è di pace e pacificazione, come pure di pace interiore, di pacificazione del cuore. Essi scoprono pure un grande spazio di spiritualità profonda. Riscoprono, o scoprono per la prima volta nella loro vita, cosa sia il senso del sacro. A Medjugorje essi incontrano sia tempi sacri che spazi sacri. “Sacro” significa riservato in modo particolare alla divinità.

Comunemente si dice che Medjugorje è un luogo di culto mariano, ed è vero. Ma, se andiamo in profondità, vediamo che a Medjugorje il culto è essenzialmente cristocentrico, perché ha al centro la celebrazione dell’Eucaristia, la trasmissione della Parola di Dio e l’adorazione del Santissimo Sacramento, durante la quale si scopre che esso è la presenza reale di Gesù Cristo, nella sua divinità ed umanità. Alcuni scoprono la recita del Rosario, che in fondo è una preghiera di meditazione sui misteri della nostra fede. Infine, facendo la Via Crucis, essi entrano nel mistero pasquale, ossia nel mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo. Termino questo panorama con un accento più marcato riguardo al Sacramento del Perdono, la Confessione personale e personalizzata.

Dal punto di vista religioso, Medjugorje è un terreno molto fertile. In questi anni sono state enumerate seicentodieci vocazioni religiose e sacerdotali d’ispirazione medjugorjana: le più numerose sono in Italia, negli Stati Uniti ed in Germania. Tenendo presente l’attuale crisi di vocazioni, soprattutto in paesi di antica cristianità come l’Europa occidentale, questo fatto ci pare qualcosa di nuovo e, a volte, sconvolgente.

Considerando il numero di Comunioni distribuite — perché è quella l’unica possibilità di contare i pellegrini, anche se naturalmente con un certo margine d’errore — possiamo dire che, negli anni passati, dal 1986 al 2016, sono stati distribuiti trentasette milioni di Comunioni. Il numero di pellegrini è però più grande, perché non tutti accedono alla Comunione.

Nella valutazione della situazione di Medjugorje, vanno distinti tre ambiti.

Il primo ambito è la parrocchia, che esiste da molto tempo. Essa serve i parrocchiani che sono qui, che abitano qui sul posto ed il cui numero, nei dieci anni passati, è aumentato di un migliaio di unità o forse anche di più. Questa parrocchia — che ha la sua storia e che, negli anni trenta del secolo scorso, ha costruito la croce che sovrasta Medjugorje — è stata il terreno in cui è stato accolto l’odierno fenomeno di Medjugorje. In questa storia parrocchiale s’iscrive anche quella particolare e personale di quelli che vengono chiamati “veggenti”.

Un secondo circolo, un secondo ambito, sono i pellegrini, che, come ho appena detto, arrivano anche alla cifra di 2.500.000 all’anno. Questo numero tende ad aumentare, e questa è evidentemente una sfida enorme per i pastori che servono questo luogo. Tale fenomeno ha inoltre causato il potenziamento delle attuali strutture, che devono chiaramente rispondere alle necessità dei pellegrini: esse comprendono questa sala, la Cappella dell’Adorazione e lo spazio per la celebrazione di Messe all’aperto. Si tratta, dunque, di alcuni elementi che sono giustamente stati aggiunti in considerazione dell’arrivo dei pellegrini. D’altra parte, abbiamo anche visto lo sviluppo della cittadina: ci sono sempre più alberghi, ristoranti, esercizi commerciali, cosa che mi fa già pensare ad una piccola Lourdes. Non è risaputo il fatto che Lourdes è la seconda città per numero di alberghi in Francia dopo Parigi. Potrebbe essere questo anche il futuro di Medjugorje in rapporto a Sarajevo. Dunque, la popolazione aumenta, e quindi aumenta pure la capacità di accoglienza dei pellegrini.

Abbiamo però anche un terzo ambito: a Medjugorje si sono insediate delle comunità, delle associazioni, delle opere sociali e caritative che vengono sommariamente stimate in una trentina. Ve ne sono alcune che si sono stabilite qui perché ispirate a Medjugorje o perché hanno qui le proprie radici, ma ve ne sono anche altre che sono venute da altri paesi: che sono cioè state create altrove, ma poi si sono stabilite qui per vivere questa atmosfera e questo fenomeno di Medjugorje.

Qui evidentemente vi sono anche delle creazioni originali, e vorrei menzionare soprattutto l’opera caritativa creata dai padri francescani: il “Villaggio della Madre”. Vale la pena di visitarlo, se vi interessa, perché è costruito con l’idea di accompagnare le vite delle persone, e in special modo quelle difficoltose, in tutti i loro stadi: gli orfani, i giovani, in difficoltà, le persone dipendenti dalla droga, dall’alcool o da altri condizionamenti dello stesso tipo, i disabili. Anche questa è un’espressione di quella carità attiva intimamente legata alla fede cristiana. Ma vi è anche un’altra opera molto importante, anch’essa creata dai padri francescani, chiamata “Domus Pacis”, ossia una casa per ritiri in silenzio. Si stima che già vi siano passati 1.200 gruppi, per un totale di più di 42.000 partecipanti. Questo genere di ritiri e di seminari trasforma le persone dall’interno.

Anche i seminari sono un’altra invenzione pastorale della parrocchia di Medjugorje. Sono annuali, ossia vengono tenuti una volta l’anno. Da ventitré anni esiste già un seminario aperto a tutti; da ventuno anni vi è un seminario destinato unicamente ai sacerdoti ed alla loro formazione; da diciassette anni ci sono seminari riservati alle coppie, e da quattro è iniziato un nuovo tipo di seminario, rivolto a medici e paramedici. L’anno scorso è stato inoltre organizzato, per la prima volta, un seminario a favore della vita umana. Ce n’è, infine, anche uno per disabili. Questo panorama mostra l’intensità della vita cristiana qui a Medjugorje, che rappresenta in certo modo un modello che potrebbe essere seguito anche altrove.

L’offerta dei Santuari nel mondo di oggi è di tale portata che Papa Francesco ha trasferito la problematica dei Santuari dalla Congregazione per il Clero alla Congregazione per la Nuova Evangelizzazione. La gente qui riceve ciò che non ha nel luogo in cui vive. In molti dei nostri paesi di antica cristianità la Confessione individuale non esiste più. In molti paesi non c’è l’Adorazione del Santissimo Sacramento. In molti paesi non si conosce più la Via Crucis ed il Rosario non viene recitato. Nella Bretagna francese, una volta mi è stato detto che l’ultima Via Crucis era stata pregata trenta anni prima. Un tale inaridimento dell’ambito spirituale e del sacro porta, evidentemente, a una crisi di fede generalizzata.

Qui la gente arriva alla sorgente, sazia la sua sete del sacro: la sua sete di Dio, di preghiera, che viene riscoperta come contatto diretto con Dio. Direi che la gente qui sente la presenza del divino anche per mezzo della Santa Vergine Maria.

A Medjugorje viene accentuato il titolo mariano di “Regina della pace”. Direi che questa non è una novità, perché nel mondo intero vi sono chiese dedicate alla Regina della pace. Se però noi guardiamo il contesto mondiale della nostra vita di oggi, vediamo ciò che Papa Francesco definisce “la terza guerra mondiale a pezzi”, ossia in frammenti e sotto le forme più crudeli e che causano più ferite, ovvero le guerre civili. Voi, che abitate nei Balcani, avete vissuto una guerra civile non molto tempo fa. Io ho vissuto il genocidio in Ruanda. Tutto quello che ora vedete accadere in Siria, nel Vicino Oriente, è la distruzione dei paesi di più antica cristianità, anche facendo ricorso alle armi chimiche: questo è il paesaggio che vediamo oggi dinanzi a noi. Quanti conflitti politici in ciascun paese! Dunque, il ricorso a nostra Signora della Pace è, a mio avviso, essenziale. Qui il ruolo specifico di Medjugorje è estremamente importante.

Voi, cari amici, dovreste essere i portatori della Buona Novella: dite al mondo che a Medjugorje si ritrova la luce. Perché abbiamo bisogno di punti di forte luce, in un mondo che sta cadendo nell’oscurità. Io vi suggerisco, inoltre, di iscrivervi ai seminari che si svolgono qui, non so a quale, per scoprire quello che ancora non conoscete. Grazie!»

 

Domande e risposte

Danuta Liese, Polonia: «Sarebbe possibile che un sacerdote della Polonia venisse posto stabilmente a servizio dei pellegrini in questa parrocchia? Intendo non solo temporaneamente, come ospite, ma in modo permanente?».

«Penso spetti al Provinciale concordare con le Province polacche l’invio di un sacerdote fisso, come già ve ne sono altri qui».

Sanja Pehar, Radio MIR Medjugorje: «Eccellenza, per l’esperienza che ha avuto in questi giorni, dove vede Medjugorje all’interno della nuova evangelizzazione, che sappiamo la Chiesa sottolinea oggi così fortemente?».

«Io credo che Medjugorje già si trovi nella linea della nuova evangelizzazione, lo provano le cifre che ho appena citato. La dinamica crescente della presenza dei pellegrini qui sta a significare che anche le loro necessità sono in aumento».

Ivica Đuzel, HRT: «Ho trovato in rete un dato secondo cui lei avrebbe già parlato con i veggenti. Che impressione le hanno lasciato?».

«E’ vero che un contatto con i “veggenti” era iscritto nella mia missione, ma non un incontro molto approfondito, poiché questa è materia di competenza della Commissione dottrinale presieduta dal Card. Ruini. I “veggenti” sono andati in Vaticano appunto per presentare la loro storia, queste esperienze, eccetera. Con i “veggenti” che ho visto, ho avuto l’impressione di un contatto normale, molto diretto. Non dobbiamo dimenticare che non sono più ragazzi e ragazze: alcune di loro sono già nonne! Per approcciarsi al loro ruolo, bisogna anche tener presente che sono immersi in una normale vita familiare e professionale. Devono provvedere alla vita dei loro figli, e sono quindi vicini alle preoccupazioni di tutti noi. Alcuni sono malati, altri cercano di provvedere alla loro vita, eccetera. Hanno quindi, direi, una vita normale e, stando a ciò che dicono, hanno avuto il privilegio di queste “apparizioni”, che hanno interiorizzato. Non è mio compito pronunciarmi sulla veridicità o non veridicità delle “apparizioni”. La Chiesa non si è ancora pronunciata.

Ivan Ugrin, Slobodna Dalmacija: «Arcivescovo Hoser, penso che il fatto che lei oggi sia qui con noi sia per noi tutti un grande onore. Una volta, in un messaggio, la Madonna ha detto di essere venuta qui per continuare l’opera iniziata a Fatima…».

«Lei può leggere la storia delle apparizioni riconosciute in successione. Potrei citare, ad esempio, quelle di La Salette, avvenute a metà del XVII secolo, o quelle a Rue du Bac; quelle di Lourdes, di Fatima, di Banneux in Belgio, nell’anno della ascesa al potere di Hitler. O anche quelle di Guadalupe nell’America del Sud, in occasione della colonizzazione degli Indiani d’America. Tutte queste apparizioni hanno un denominatore comune, ossia il fatto che la Santa Vergine invita alla conversione, ad abbandonare la vita di peccato. In esse ella mostra anche le sfide di ogni epoca. Vorrei terminare questa risposta citando le apparizioni di Kibeho. Ho vissuto io stesso ventuno anni in Ruanda ed ho partecipato alla Commissione medica sulle apparizioni, cominciate un anno dopo rispetto a quelle di Medjugorje. Là la Santa Vergine aveva già mostrato lo spettro del genocidio, che si sarebbe poi verificato dodici anni dopo. Anche quello era un avvertimento. Il messaggio è simile a quello che viene riferito qui a Medjugorje: un invito alla conversione, alla pace. Le apparizioni di Kibeho sono state riconosciute dalla Chiesa. Io direi perciò che si tratta di due località “sorelle”, sia per contesto storico che per vicinanza temporale, visto che tra le due vi è soltanto un anno di differenza. All’inizio, anche là ci sono stati evidentemente molti dubbi sulla veridicità dei veggenti e sul fatto che potessero anche inventare delle storie: alcuni di loro sono stati poi esclusi dal numero dei veggenti riconosciuti. Perciò vi invito alla pazienza, perché chiaramente più il problema è complesso, più necessita di tempo per giungere a conclusioni davvero valide».

Paolo Brosio, Mediaset Mondadori: «Mons. Hoser, io la ringrazio per quello che lei ha detto per questo luogo, che mi ha ridato la vita. Quando ho visto la sua foto sul Podbrdo, sotto la statua della Madonna, sono scoppiato a piangere dalla gioia. Ho cercato di divulgare questo in tutta Italia e, dalle prime sue interviste, ho capito cosa pensava di questo luogo benedetto. Le chiedo: da indiscrezioni trapelate in Italia, si sa che il Card. Ruini, dopo tre anni e mezzo, avrebbe terminato la Commissione Internazionale d’Inchiesta stabilendo la veridicità dei primi anni di queste apparizioni a Medjugorje. Io le chiedo: cosa pensa lei di queste conclusioni e, se lei ha letto il Dossier della Commissione Internazionale d’Inchiesta, cosa ne pensa?».

«Purtroppo io non ho letto il materiale di detta Commissione, perché non è stato pubblicato. Può essere che, dopo il mio ritorno in Vaticano, io possa avervi accesso o almeno parlare col Card. Ruini ma, per adesso, non posso dire nulla. La mia missione non consiste soltanto nell’interrogare le persone che lavorano qui, che sono responsabili o meno della situazione, ma anche nel visitare i luoghi di pellegrinaggio. Ed è precisamente questo il motivo per cui ho affrontato il non semplice cammino che porta alla statua della Santa Vergine. Si tratta di un luogo che merita la presenza di tutti, per il fatto stesso che là vi sia una statua della Santa Vergine. Lassù ho incontrato un gruppo di pellegrini polacchi ed ho rivolto loro qualche parola sul culto mariano. La stampa però poi ha cominciato subito a dire che io avevo condotto lassù un gruppo di pellegrini: non è vero».

Darko Pavičić, Večernji list: «Reverendissimo Arcivescovo, ogni volta che lei ha parlato degli eventi di Medjugorje ha fatto riferimento ad “apparizioni” e non a “presunte apparizioni”. Lei crede che qui si tratti davvero di apparizioni? Di cosa ha parlato con Ratko Perić, il Vescovo di Mostar, che non ci crede e le contesta? Grazie molte».

«Evidentemente io sospendo il mio giudizio, perché non conosco tutti i dettagli e non conosco il gigantesco lavoro fatto dalla Commissione Ruini. Se parlo di “apparizioni”, lo faccio per il semplice motivo che qui si utilizza questa espressione. Io lo dico “tra virgolette” solo che, mentre parlo, le virgolette non si possono vedere. Attendo come voi il verdetto finale di detta Commissione, e soprattutto quello del Papa, che si pronuncerà».

Ivan Pavković, Al Jazeera: «Cosa pensa davvero il Papa su Medjugorje: sulle apparizioni e su questi frutti di cui lei parla?».

«Come si dice, è una bella domanda! Io però evidentemente non so cosa ne pensi il Papa, lui non me l’ha mai detto. Dunque anche qui bisogna attendere, perché evidentemente il Papa prende in considerazione tutto il materiale riguardante le ricerche ed il lavoro svolto. Io credo, però, che anche il fatto che Medjugorje sia un luogo così importante nella prospettiva della nuova evangelizzazione avrà in qualche modo il suo peso nel giudizio finale. Non ho detto nel giudizio “ultimo”, ma “finale”».

Ines Grbić, Laudato TV: «In una dichiarazione da lei fatta nell’imminenza del suo arrivo a Medjugorje, ha detto che qui dovrà svolgere la sua missione in condizioni del tutto diverse ed in modo differente. Mi interesserebbe sapere quali siano queste “condizioni” e quale sia questo “modo”, che sono differenti dal lavoro da lei svolto finora. Lei ha anche detto che queste “apparizioni mariane” sono significativamente differenti dalle precedenti. Cos’è che in esse è specificatamente diverso?».

«Lei avrà certamente notato, Signora, la specificità di queste “apparizioni”, che direi hanno un nuovo formato rispetto a quelle del passato. Anzitutto la durata di quelle che vengono chiamale le “apparizioni di Medjugorje”, che già stanno per superare i trentasei anni. I “veggenti” di Medjugorje, per usare un’espressione che cantiamo nel Prefazio della Messa, sono “Sine fine dicentes…”, anche se è vero che, nell’agiografia di certi santi, è presente questo fenomeno, per cui essi hanno avuto apparizioni per tutta la vita. Una seconda specificità è il numero delle apparizioni: c’è chi ha contato circa quarantasettemila apparizioni individuali. Tenendo presente il fatto che ci sono sei veggenti che hanno frequenti apparizioni personali da trentasei anni, forse un tale numero potrebbe essere anche attendibile, non so. Inoltre, si tratta di “apparizioni” non legate al luogo. A Lourdes la Madonna appariva sempre nella grotta, a Fatima sopra un albero. Ma qui, stando ai veggenti, “l’apparizione” segue la persona, per cui ne hanno in casa, in viaggio, o in chiesa, eccetera. Queste sono specificità che fanno difficoltà in rapporto alla pronuncia di un giudizio».

OMELIA DELL’ARCIVESCOVO HENRYK HOSER

OMELIA DELL’ARCIVESCOVO HENRYK HOSER, Inviato Speciale del Papa per Medjugorje, tenuta a Medjugorje il 1° aprile 2017

«Cari fratelli e sorelle,

Questa volta parlerò in francese. Scusatemi, non ho ancora imparato la bella lingua croata.

Siamo riuniti attorno all’altare nella Quinta Domenica di Quaresima. Di fronte a noi ci sono ancora due settimane, che ci separano dalla Pasqua: fra una settimana sarà già la Domenica delle Palme e fra due settimane, dopo la Settimana Santa, celebreremo la più grande Festa cristiana, la Festa della Risurrezione. Le letture della Parola di Dio di oggi ci parlano quindi della Risurrezione e mostrano tre prospettive, tre sguardi circa la Risurrezione. Il primo sguardo, la prima prospettiva è storica: noi sappiamo che Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, è vissuto su questa terra in Palestina, in Terra Santa. Sappiamo che lui era già stato predetto, profetizzato dai Profeti, tra cui Ezechiele che leggiamo oggi. Egli cita le parole di Dio: “Io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire”. E ripete: “Io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire”. Si tratta di una profezia, egli vede già l’avvento del Messia. Sappiamo che Gesù è morto e che è risuscitato. Questo è il fondamento della nostra fede: senza questo evento della Risurrezione, la nostra fede sarebbe vuota.

Il secondo sguardo è quello liturgico, è il cammino della Quaresima. Abbiamo pregato per quaranta giorni, e stiamo ancora pregando; abbiamo digiunato, e digiuniamo ancora; siamo diventati più generosi per mezzo dell’elemosina, e lo faremo ancora. Voi qui conoscete bene questa spiritualità della Quaresima.

Questo cammino liturgico che ci prepara, ci mostra al contempo il terzo sguardo, la terza prospettiva, che è quella della nostra vita, della vita di ciascuno di noi. Noi viviamo per la risurrezione e camminiamo verso di essa: noi attraversiamo la morte per venire risuscitati. Il fine ultimo della nostra vita terrena è la risurrezione. E’ necessario risorgere già durante questo cammino, avanzando verso quella prospettiva finale: questa “risurrezione parziale” è la nostra conversione. Gesù ha detto e ripetuto che ci sarà una morte corporale, ma egli ha anche parlato della morte dell’anima, dal momento che essa costituisce per noi una minaccia di qualcosa di molto più grave, ossia dell’eventualità di perire eternamente. Ogni volta che ci convertiamo, noi ci rivolgiamo a Dio che è la sorgente della vita, della vita eterna, ed anche all’amore, poiché Dio è amore. E’ l’amore che ci fa vivere, è l’amore misericordioso che ci dona la pace interiore ed anche la gioia di vivere.

Ci sono, però, due condizioni, e la prima è la fede. Prima di operare miracoli, Gesù esigeva la fede: “Tu credi che io possa farlo?”. “Sì, Signore: io lo credo, lo credo fortemente!”. Questa fede apre il nostro cuore alla conversione, e questa apertura, grazie al Sacramento della misericordia, che è la Confessione sacramentale, fa sì che il nostro cuore si apra, si purifichi e si riempia di Spirito Santo con tutta la Trinità. E’ Cristo che ce lo conferma, dicendo nell’Apocalisse che egli si pone alla porta del nostro cuore e bussa. Se la Santa Trinità abita in noi, noi diveniamo il tempio di Dio, un santuario di Dio.

Ritorno ora alla prospettiva storica. Nei prossimi giorni leggeremo nel Vangelo che la rete intessuta dai nemici di Cristo si stringerà sempre più. Gesù viene minacciato sempre di più e lui lo sa, lo sa meglio dei suoi apostoli e dei suoi discepoli. Ma c’è qualcuno che lo segue, che segue il suo cammino di Passione: è sua Madre, la Santa Vergine Maria. Lei gli sta vicino, lei soffre con lui, sperimenta la sua impotenza. San Giovanni Paolo II parlava della sua fede “particolarmente difficile”. Noi spesso la chiamiamo “Vergine dei Sette Dolori”, ed è evidente che la sua vita è stata punteggiata di sofferenza e dolore. Ed ora la sua passione, la sua sofferenza cresce con quella di Cristo, fino ai piedi della croce. Facendo la Via Crucis, nella Quarta Stazione, noi vediamo che Maria incontra suo Figlio. Poi il Vangelo ci dice che è stata testimone oculare della sua morte terribile sulla croce. Lei ha preso tra le braccia il corpo massacrato di suo Figlio. Poi, secondo quanto dice la tradizione cristiana, è stata la prima ad aver incontrato il Dio Risorto, Gesù Risorto, prima anche di Maria Maddalena.

Dunque, nella prospettiva della nostra vita, della vita di ciascuno di noi, nella prospettiva della risurrezione, lei c’è! Ci accompagna, ci segue, partecipa alle nostre sofferenze ed alla nostra passione, se noi l’affrontiamo nella prospettiva di Dio. Lei cerca il modo di salvarci, di condurci alla conversione. Dobbiamo sentire la sua presenza spirituale.

Noi, soprattutto qui, la chiamiamo “Regina della pace”. Nelle Litanie della Santa Vergine Maria, la invochiamo come “Regina” una dozzina di volte. L’invocazione in cui la invochiamo come “Regina della pace” è quasi alla fine. Maria è Regina: contemplando i misteri gloriosi del Rosario, noi vediamo anche la sua incoronazione a Regina del Cielo e della terra. Lei, dunque, condivide le caratteristiche del Regno di suo Figlio, come Creatore del Cielo e della terra: anche il di lei Regno è dunque universale. Lei è dovunque ed il suo culto è ovunque autorizzato. Noi la ringraziamo e le diciamo grazie per la sua costante presenza accanto a ciascuno di noi.

La Regina della pace è frutto della conversione: lei introduce la pace nel nostro cuore, e quindi noi diveniamo persone pacifiche in seno alle nostre famiglie, in seno alla società, in seno ai nostri paesi. La pace è minacciata nel mondo intero: il Santo Padre Francesco ha detto che la terza guerra mondiale “a pezzi” c’è già! Queste sono le guerre più terribili, le guerre civili, quelle tra gli abitanti di uno stesso paese.

Miei cari fratelli e sorelle, io ho vissuto in Ruanda, in Africa, per ventuno anni. Nel 1982 vi sono state là delle apparizioni della Santa Vergine Maria, nelle quali ella, circa dieci anni prima che avvenisse, ha predetto il genocidio in Ruanda. A quel tempo nessuno capiva nulla di quel messaggio. Quello è stato un genocidio che ha poi causato un milione di vittime in tre mesi. Le apparizioni della Santa Vergine là sono già state riconosciute. Lei là si è presentata come “Madre della Parola, Madre del Verbo eterno”, anche in prospettiva di una mancanza di pace.

Dunque questo culto, che qui è così intenso, è estremamente importante e necessario per il mondo intero. Preghiamo per la pace, perché oggi le forze distruttrici sono immense: il commercio delle armi non smette di crescere, i giovani sono in lotta, le famiglie sono in lotta, la società è in lotta. Ci occorre un intervento del Cielo, e la presenza della Santa Vergine è uno di questi interventi. E’ un’iniziativa di Dio.

Io vorrei dunque incoraggiarvi e confortarvi, in quanto Inviato Speciale del Papa: propagate nel mondo intero la pace, per mezzo della conversione del cuore.

Il più grande miracolo di Medjugorje sono i confessionali che sono qui. Il Sacramento del Perdono e della Misericordia è un Sacramento di risurrezione. Ringrazio tutti i preti che vengono qui a confessare, come oggi una cinquanta di preti a servizio del popolo. Ho lavorato per molti anni in paesi dell’Occidente: Belgio, Francia… E vi dico che la Confessione è scomparsa, che la Confessione individuale non esiste più, salvo qualche singola eccezione. Il mondo si sta inaridendo, i cuori si stanno chiudendo, il male sta aumentando ed i conflitti si stanno moltiplicando: dobbiamo essere, dunque, apostoli della buona novella della conversione e della pace nel mondo.

Qui ho sentito quelle parole secondo cui quelli che non credono sono coloro che non hanno ancora percepito l’amore di Dio. Infatti, chi tocca l’amore di Dio e la sua misericordia, non può resistervi. Noi siamo, dunque, testimoni di ciò che salva le vite, di ciò che salva il mondo.

I frati francescani mi hanno detto che qui vengono pellegrini da ottanta paesi del mondo. Il che significa che questo invito si è diffuso fino ai confini della terra, come aveva detto Cristo inviando i suoi apostoli. Voi siete quindi i testimoni dell’amore di Cristo, dell’amore di sua Madre e dell’amore della Chiesa.

Che Dio vi rafforzi e vi benedica. Amen»

Messaggio del 2 Aprile 2017 dato a Mirjana

Cari figli,

apostoli del mio amore, tocca a voi diffondere l’amore di mio Figlio a tutti coloro che non lo hanno conosciuto. Voi, piccole luci del mondo, alle quali io con amore materno insegno a brillare in modo chiaro, con pieno splendore. La preghiera vi aiuterà, perché la preghiera salva voi, la preghiera salva il mondo. Perciò figli miei, pregate con le parole, con i sentimenti, con l’amore misericordioso e con il sacrificio. Mio Figlio vi ha indicato la strada. Lui che si è incarnato, ha fatto di me il primo calice. Lui che con il suo supremo sacrificio vi ha mostrato come bisogna amare. Perciò, figli miei, non temete di dire la verità. Non temete di cambiare voi stessi e il mondo: diffondendo amore, facendo in modo che si conosca e si ami mio Figlio, amando gli altri in Lui. Io, come madre, sono sempre con voi. Prego mio Figlio che vi aiuti e che nella vostra vita regni l’amore: amore che vive, amore che attira, amore che dona vita. Vi insegno ad avere un amore così: puro! Sta a voi, apostoli miei riconoscerlo, viverlo, diffonderlo. Pregate con i sentimenti per i vostri pastori, possano con l’amore testimoniare mio Figlio.
Vi ringrazio.