Messaggio dato a Marija il 25 marzo 2017

” Cari figli!

In questo tempo di grazia vi invito tutti ad aprire i vostri cuori alla misericordia di Dio affinché attraverso la preghiera, la penitenza e la decisione per la santità iniziate una vita nuova. Questo tempo primaverile vi esorta, nei vostri pensieri e nei vostri cuori, alla vita nuova, al rinnovamento. Perciò, figlioli, io sono con voi per aiutarvi affinché nella determinazione diciate SÌ a Dio e ai comandamenti di Dio. Non siete soli, io sono con voi per mezzo della grazia che l’Altissimo mi dona per voi e per i vostri discendenti.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata ”.

Donna Invalida Guarita a Medjugorje

Donna Invalida Guarita a Medjugorje

Dopo 18 anni con le stampelle, Linda Christy dal Canada è arrivata a Medjugorje su una sedia a rotelle. I medici non sono in grado di spiegare come abbia potuto lasciarla e camminare sulla collina delle apparizioni. Perché la sua colonna vertebrale è ancora deformata, e anche altri test medici sembrano uguali a com’erano prima che guarisse.

La scienza medica non può spiegare come Linda Christy dal Canada abbia lasciato la sua sedia a rotelle nel giugno 2010 a Medjugorje, dopo 18 anni con una lesione paralizzante della colonna vertebrale. “Ho sperimentato un miracolo. Sono arrivata su una sedia a rotelle, e ora cammino, come si può vedere. La Beata Vergine Maria mi ha guarito sulla Collina delle Apparizioni” dice Linda Christy a Radio Medjugorje.
Lo scorso anno, nel secondo anniversario della sua guarigione, ha consegnato i suoi documenti medici all’ufficio parrocchiale di Medjugorje. Essi testimoniano di un doppio miracolo: non solo Linda Christy iniziare a camminare, ma la sua condizione fisica-medica rimane anche la stessa di prima.
“Ho portato tutti gli accertamenti medici che hanno confermato la mia condizione, e non c’è una spiegazione scientifica del perché sto camminando. La mia colonna vertebrale è talmente in un cattivo stato tale che ci sono punti in cui non è affatto coerente, un polmone si è spostato sei centimetri, e ho ancora tutte le malattie e le deformità della colonna vertebrale”, dice.
“Dopo che il miracolo è avvenuto alla mia spina dorsale, essa è ancora nella stessa povera condizione in cui era, e quindi non vi è alcuna spiegazione medica sul perché posso stare in piedi da sola e camminare dopo che ho camminato con le stampelle per 18 anni, e ha trascorso un anno su una sedia a rotelle”.

Fonte: http://madonnadimedjugorje.org

Messaggio annuale a Mirjana. Medjugorie 18 marzo 2017.

“Cari figli, mio desiderio materno è che i vostri cuori siano colmi di pace e che le vostre anime siano pure per poter, nella presenza di mio Figlio, vedere il Suo volto; perché, figli miei, io come Madre lo so, so che siete assetati di consolazione, speranza e di protezione.

Voi, figli miei, consapevolmente o non consapevolmente, cercate mio Figlio. Anche io, vivendo questo tempo sereno, gioivo, soffrivo e con pazienza sopportavo il dolore, finché mio Figlio, in tutta la sua gloria, non l’ha cancellato. E perciò dico a mio Figlio: Aiutali sempre.

Voi figli miei, illuminate il buio dell’egoismo che sempre più avvolge i miei figli. Siate generosi. Che le vostre mani e il vostro cuore siano sempre aperti.

Non abbiate paura! Abbandonatevi a mio Figlio con fiducia e con la speranza. Guardate verso di Lui. Vivete la vita con amore.

Amare significa donarsi, sopportare e mai giudicare. Amare significa vivere le parole di mio Figlio. Figli miei, come madre vi parlo: solo l’amore sincero porta all’eterna felicità. Vi ringrazio”.

Testimonianza di Benjamin Berger, Giugno 2005

Testimonianza di Benjamin Berger, Medjugorje Giugno 2005

La mia famiglia è stata sterminata ad Auschwitz e io non credevo più…
“Provengo da una famiglia ebrea religiosa, non ultra ortodossa, ma ortodossa. I miei genitori erano dei sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti. Mio padre tedesco e mia madre austriaca erano riusciti ad emigrare in America, mentre la maggior parte della mia famiglia era stata sterminata a Auschwitz. Mio fratello ed io eravamo stati educati da ebrei osservanti. Eravamo solo in due. Nella prima parte della mia vita ero stato molto religioso, ma col passare degli anni, nel mio cuore si erano affacciati molti dubbi, in particolare sulla storia del popolo ebreo e su quello che ci era capitato. Mi chiedevo: ‘Come può Dio aver permesso una cosa così terribile?’ Poi quando studiavo all’università decisi di lasciare tutto e di diventare…non posso dire proprio ateo, ma quasi ateo. Pensavo: ‘Non posso credere che esista veramente un Dio che abbia permesso una cosa simile, ed inoltre non avevo mai veramente fatto esperienza di Dio’. Da quel momento ho abbandonato tutto e sono diventato completamente ateo.
Un po’ di tempo dopo sono venuto a lavorare in Europa, nello studio di un architetto in Danimarca. Ma sentivo un grande vuoto nel cuore. Qualcosa mi mancava e nulla sembrava potesse riempire questo vuoto. L’arte e l’architettura mi interessavano molto, mi appassionavano, ma questo non bastava. Sono arrivato al punto di rassegnarmi e mi sono detto: ‘Non so se troverò mai quello che cerco!’ Non sapevo cosa cercare, ma sapevo che questo aveva rapporto con la verità. Sono rimasto in questa situazione per molto tempo.
Nella primavera del 1967, un giorno, rientrato dal lavoro, mentre stavo leggendo come al solito il giornale, ho cominciato ad rimuginare i soliti pensieri sulla fede e mi sono detto: ‘Sono arrivato ad un punto della mia vita in cui non credo più a nulla! Non è normale, devo credere in qualche cosa!’. Questo pensiero mi ha molto angosciato ed ho pensato: ‘Se devo credere in qualcosa, voglio credere in qualcosa che sia vero! Perché si corre il rischio di credere in qualsiasi cosa!’ Ma non sapevo cosa questo volesse dire.
Mentre pensavo a queste cose, d’improvviso sentii una presenza accanto a me nella stanza. Non vedevo nulla. Questo mi fece un po’ paura perché era la prima volta che facevo una simile esperienza. Ero una persona molto razionale (caratteristica abbastanza comune negli ebrei). Credevo in tutto quello che potevo toccare e vedere, nel resto non credevo. Ma nella stanza c’era una presenza che diveniva sempre più intensa. Questa presenza era di una purezza incredibile; questa presenza emanava qualcosa di purissimo! Assolutamente senza macchia! (Non era una cosa, era una persona. Ma all’inizio dicevo una ‘cosa’ perché non potevo assolutamente identificare cosa fosse). ‘Ciò’ riempiva la stanza, era come una sensazione della Santità di Dio nella stanza. Per qualcuno che non era assolutamente abituato a pensare in questi termini, era impossibile sapere cosa fosse. Poi, era come se qualcuno fosse venuto vicinissimo a me con una chiave in mano, l’avesse introdotta nel mio cuore, l’avesse girata ed avesse aperto la porta. La porta era estremamente spessa, come quella delle banche dove si tengono i valori, come la porta della cassaforte. Ecco a cosa assomigliava la porta del mio cuore. Quando la porta si è aperta è stato come se l’amore fosse entrato riempiendo completamente il mio cuore. Non capivo cosa mi stesse succedendo ma cominciai a piangere e sono rimasto così, seduto, per un bel po’. Allora Dio mi ha parlato, ed era come se la Sua voce riempisse tutto l’universo. Mi ha detto: ‘Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe e sono il tuo Dio. La tua vita è come un libro aperto davanti a Me, conosco tutto di te’.
Era molto confortante sapere che Dio esisteva e che Dio mi parlava personalmente, ma al tempo stesso era anche spaventoso. Era meraviglioso sapere che Dio è un Dio personale e che veniva a me in questa maniera. Perché capitava proprio a me? Non ne avevo idea! Ero alla ricerca della verità, ma vivevo la vita a modo mio.
Proprio in quel momento è avvenuto qualcosa di ancora più incredibile. Dall’alto del cielo è piombato un nome ebreo, Yeshua, il nome di Gesù in ebraico. Non avevo mai letto il Nuovo Testamento, non avevo amici cristiani e non avevo mai sentito veramente parlare dei Vangeli. Le sole cose che sapevo di Gesù erano quelle ascoltate alla televisione o a Natale, oppure attraverso dei film come ‘La Tunica’ (di H.Koster con Richard Burton, 1953, NDT), ma non le avevo mai veramente capite. Ero sempre rimasto sconcertato davanti ai cristiani che parlavano di Sion, di cose che mi erano familiari come ebreo, ma non avevo mai capito quali fossero i legami tra loro e noi. Ma nel momento preciso in cui ho ricevuto il Suo nome, in quel preciso istante, ho saputo che Lui era il Messia. Lui era il Dio d’Israele. Era una rivelazione; non veniva certamente dal mio spirito. Ho saputo che era la risposta alla mia domanda, a tutte le mie domande.
Poi ebbi un’esperienza che è difficile da descrivere, ma ho pensato: ‘Se qualcuno come lui venisse nel mondo, cosa gli succederebbe?’ Sapevo che il mondo lo avrebbe respinto e lo avrebbe crocifisso, perché Lui è troppo all’opposto di tutto quello che è nel mondo. Ecco come tutto è cominciato…”
Benjamin racconta poi la sua vita con Gesù negli ultimi venti anni, ed in particolare il suo incontro con una comunità italiana molto legata a Medjugorje. L’intervista continua così:
“Abbiamo incontrato questa comunità nel 1996 e Dio ha unito i nostri cuori in una maniera molto profonda, siamo ancor adesso molto uniti. Sono stati per noi un modello di vita e questo ci ha molto aiutati. Siamo rimasti in contatto molto stretto e se Dio vuole verranno in Israele in Ottobre. Vedremo quello che ne nascerà. E’ certo la prima volta che una comunità messianica ed una comunità cattolica vivono una tale comunione, una reale comunione. Non credo che questo sia già avvenuto. Penso che sia un segno, un segno profetico di ciò che Dio desidera (…).
Poi, ecco come è avvenuta la mia andata a Medjugorje…mi sono sempre interessato a Medjugorje perché ne avevo sentito parlare molto. So che molte persone si sono convertite a Gesù proprio lì e questo fatto mi ha toccato moltissimo. Satana non può ottenere che tante persone si convertano al Signore! Durante una conferenza in una città nel sud Italia, padre Luigi, (che mi accompagnava in macchina), mi propose di andare a Medjugorje. Così siamo partiti immediatamente!”
“Ho posto questo interrogativo al Signore per molti anni. Ero ben consapevole che per fare l’unità della chiesa, bisognava trovare unità su alcuni punti. Questo è probabilmente il punto di maggior disaccordo nel mondo protestante. Noi non siamo protestanti, ma abbiamo un poco in comune con le diverse parti della chiesa . Riconosco che questo argomento è uno dei punti più importanti della divisione, ma io sono rimasto sempre aperto a questo riguardo, non ho mai detto che questo non veniva da Dio. Ho solo detto: “Non lo capisco completamente”. In questi ultimi giorni qui, credo di aver capito tante cose, ascoltando le testimonianze dei veggenti e vedendo quanto loro siano autentici. Non ci sono dubbi su questo. Non c’è nulla di strano nelle loro testimonianze, sono tutti molto autentici. I messaggi che hanno ricevuto sono messaggi assolutamente fondamentali che devono essere diffusi in tutto il mondo: conversione, preghiera, una vita di santità, di purezza e di consacrazione al Signore. Sono stato molto toccato da tutto quello che ho ascoltato. Anche stamattina ho incontrato Vicka e lei era splendente dell’amore di Dio nella sua estrema semplicità. Credo che tutto questo venga da Dio, devo ancora capire cosa significa tutto questo. Ma sono sulla buona strada.”

 

Fonte: http://medjugorje.altervista.org

Aleteia intervista mon. Henryk Hoser, inviato speciale della Santa Sede a Medjugorje.

Vorrei chiedere ai lettori di Aleteia di pregare per il successo della mia missione a Medjugorje, perché si possa giungere il più vicino possibile alla verità oggettiva e si possano ottenere risultati positivi e concreti.

“Se a Medjugorje si è sviluppato il culto mariano, se vi arrivano folle così imponenti, è un posto in cui la venerazione continuerà, visto che la Madonna può essere venerata ovunque, soprattutto in quei luoghi in cui questa venerazione è così feconda, come sentiamo da tante testimonianze”, ha detto ad Aleteia l’arcivescovo Henryk Hoser, inviato speciale della Santa Sede a Medjugorje. Konrad Sawicki lo ha intervistato.

 

Eccellenza, quando partirà per Medjugorje?

Di recente ho sentito dire che sarei già lì e sarei stato guarito miracolosamente dalla Beata Vergine Maria… Scherzi a parte, la mia prima visita a Medjugorje, una visita orientativa, inizierà alla fine di marzo.

Incontrerò in primo luogo il nunzio apostolico in Bosnia-Erzegovina e l’arcivescovo di Sarajevo. Poi, ovviamente, incontrerò l’ordinario locale, il vescovo di Mostar, e i frati francescani che lavorano nel santuario. Come prima cosa, ad ogni modo, ascolterò con attenzione le varie opinioni ed esaminerò la situazione pastorale locale.

Sarà la sua prima visita al santuario ma non sarà la sua prima missione speciale, vero?

È vero che non ho mai visitato Medjugorje, ma molti fedeli della mia diocesi di Varsavia-Praga vi si recano e ho familiarità con i loro racconti.

È anche vero che non sarà la mia prima missione come inviato speciale del papa. Finora ne ho svolte tre dello stesso tipo. Due visite apostoliche sono state brevi – ho trascorso due settimane rispettivamente in Togo e in Benin. Ho analizzato la questione dei seminari in questi due Paesi. La terza missione è stata lunga. Ho trascorso un anno e mezzo in Ruanda subito dopo il genocidio. È da questa esperienza che ho tratto il coraggio per intraprendere la visita a Medjugorje.

Circa le apparizioni mariane a Medjugorje e la loro autenticità, può spiegare ai nostri lettori quale sia la situazione attuale?

Nel 2010 la Santa Sede ha nominato una commissione dottrinale speciale guidata da Sua Eminenza il cardinale Camillo Ruini. Nel 2014 la commissione ha concluso i suoi lavori ed ha sottoposto le proprie conclusioni al Santo Padre, che ha poi girato la questione alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Finora la Congregazione non ha adottato una posizione definitiva.

La sua missione non riguarda solo le apparizioni in sé, ma ha un carattere pastorale. Non tutti, ad ogni modo, capiscono perché un arcivescovo polacco abbia ricevuto una missione speciale da papa Francesco. Un sito web ha annunciato che Sua Eccellenza “esaminerà il conflitto relativo alle apparizioni mariane”.

La missione che mi è stata affidata è ausiliare rispetto a ciò che ha svolto la commissione dottrinale. Ogni anno il santuario viene visitato da due milioni-due milioni e mezzo di pellegrini provenienti da tutto il mondo. È diventato un luogo carismatico. Il fatto che Medjugorje venga visitata da tanti fedeli, che senza dubbio ne traggono un arricchimento personale, è una cosa da tenere bene a mente.

C’è una forte richiesta di assistenza pastorale in questo luogo. Ci sono ben 50 confessionali. Il problema è che spesso non ci sono abbastanza confessori che parlino lingue diverse.

La mia missione, secondo quanto stabilito nel comunicato diffuso dalla Santa Sede, è quella di esaminare da vicino la situazione pastorale locale, in particolare le necessità dei pellegrini. Dovrei anche indicare nuove possibili iniziative pastorali. L’obiettivo soggiacente è promuovere l’assistenza pastorale e coordinare meglio le azioni pastorali locali.

Dopo la nomina dell’inviato speciale e la pubblicazione di una lettera da parte del vescovo locale, che mette in discussione l’autenticità delle apparizioni, molti fedeli in tutto il mondo sono preoccupati. Il loro pellegrinaggio è stato inutile? Le loro preghiere non erano autentiche? Si chiedono. Sua Eccellenza, come inviato pastorale papale potrebbe spiegare la situazione attuale e fugare le loro paure?

Non dovremmo affatto preoccuparci! La Chiesa non si è ancora espressa sull’autenticità delle apparizioni. Dovremmo attendere con calma la posizione definitiva. Non è certo la prima volta in cui la Chiesa è lenta nel prendere una decisione, soprattutto per il fatto che la forma delle apparizioni mariane a Medjugorje è significativamente diversa da quella delle apparizioni precedenti ben note.

La questione, poi, non cambierà nulla dell’insegnamento della Chiesa sul culto mariano. Se a Medjugorje si è sviluppato il culto mariano, se vi arrivano folle così imponenti, è un posto in cui il culto mariano si rafforzerà: la Madre di Dio può essere venerata ovunque, soprattutto nei luoghi in cui questa venerazione è così feconda, come sentiamo da tante testimonianze.

Il Santo Padre ne è consapevole, e quindi non solo vorrebbe esaminare la situazione pastorale a Medjugorje, ma anche, se necessario, trovare dei metodi per migliorare l’assistenza pastorale offerta ai pellegrini in questo luogo tanto dedicato alla Madonna.

Mi permetta di cogliere questa opportunità per salutarla a nome degli editori e dei lettori del portale cattolico Aleteia ed augurarle una ripresa completa e rapida. C’è qualcosa che vorrebbe dire al nostro staff e ai nostri lettori?

Vorrei chiedere ai lettori di Aleteia di pregare per il successo della mia missione a Medjugorje. Intraprendo questa missione affidatami dal Santo Padre per conto della Chiesa augurandomi che possa giungere il più vicino possibile alla verità oggettiva e possa produrre risultati positivi e concreti.

Sono un emissario della Chiesa, ma la Chiesa dovrebbe pregare per me come ha pregato all’epoca per San Pietro e San Paolo. Dopo tutto, la preghiera è la forza motrice delle nostre azioni nella Chiesa, sia di quelle tangibili che di quelle invisibili.

——–

L’arcivescovo Henryk Hoser, vescovo della diocesi di Varsavia-Praga, è nato nel 1942 a Varsavia (Polonia). Laureato in Medicina, nel 1968 è entrato nella Società dell’Apostolato Cattolico (Pallottini). Dopo essersi laureato in Filosofia e in Teologia ed essere stato ordinato sacerdote, è partito per Parigi e poi per una missione in Ruanda (1975-1996). Nel 1978 ha istituito un Centro Medico e Sociale a Kigali e lo ha guidato per 17 anni. Ha anche creato il Centro per la Formazione della Famiglia (Action Familiale). Dopo la guerra civile in Ruanda, la Santa Sede lo ha nominato visitatore apostolico nel Paese africano. Nel 2005 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo, segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e presidente delle Pontificie Opere Missionarie. Nel 2008 Benedetto XVI lo ha nominato vescovo della diocesi di Varsavia-Praga. L’11 febbraio 2017 papa Francesco lo ha nominato inviato speciale della Santa Sede a Medjugorje. All’inizio del 2017 l’arcivescovo Hoser ha rivelato di soffrire di malaria.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

Fonte: Aleteia.org

SONO STATO MIRACOLATO A MEDJUGORJE

SONO STATO MIRACOLATO A MEDJUGORJE

Sono molte le persone che affermano di aver ottenuto, pregando a Medjugorje, guarigioni straordinarie. Negli archivi della parrocchia di quella cittadina dell’Erzegovina, dove il 24 giugno 1981 iniziarono le apparizioni della Madonna, sono raccolte centinaia di testimonianze, con documentazione medica, riguardanti altrettanti casi di guarigioni inspiegabili, alcuni dei quali risultano veramente clamorosi. Come quello, per esempio, del dottor Antonio Longo, medico a Portici, in provincia di Napoli.

Oggi il dottor Longo ha 78, ed è ancora in piena attività. «Sto bene», afferma. «Oltre ai soliti piccoli acciacchi dell’età, non accuso nessun altro disturbo. Ma dal 1983 al 1989 sono stato ammalato di tumore al colon. Operato varie volte, perché ad ogni operazione si verificavano delle complicazioni, ebbi l’asportazione in blocco del colon trasverso e l’asportazione di circa 90 centimetri di intestino tenue. Si formarono metastasi, fistole che richiesero altri interventi. Il mio calvario durò sei anni. Ad un certo momento i medici dissero ai miei figli che mi restavano sì e no quindici giorni di vita. Ma io avevo fede, pregavo la Madonna di Medjugorje, inviai mia moglie e uno dei miei figli in pellegrinaggio e ottenni la grazia. La Madonna mi ha guarito, completamente guarito».

Il medico Antonio Longo è diventato, da allora, un testimone appassionato. «Dopo la guarigione sono andato in pellegrinaggio a Medjugorje 12 volte», dice. «Mi sono sempre prestato a testimoniare ciò che avevo ricevuto. Ho raccontato la mia vicenda ai giornalisti e a varie televisioni. Io non ho dubbi: come medico e come cattolico sono convinto che la mia guarigione è avvenuta per un autentico intervento soprannaturale. La malattia è documentata da un voluminoso dossier di analisi, radiografie, referti medici e giudizi di specialisti di fama internazionale. E la guarigione è stata improvvisa, totale e persistente nel tempo. Infatti, sono già trascorsi 12 anni e continuo a stare bene».

In ringraziamento della guarigione prodigiosa ricevuta, il dottor Longo dedica gran parte del suo tempo ad aiutare il prossimo. Non solo come medico, ma anche come “Ministro straordinario dell’Eucarestia”. «Ho la fortuna di essere diventato un collaboratore laico della Chiesa», dice con soddisfazione. «Porto la Comunione agli infermi tutti i giorni. Collaboro con il mio parroco a molteplici attività della nostra parrocchia. Ho un bel gruppo di preghiera che settimanalmente si riunisce con me per pregare per i nostri infermi e per tutti coloro che ci chiedono preghiere. Guido quasi tutte le sere la Adorazione Eucaristica che in parrocchia è quotidiana. Il lunedì mattino, per l’assenza del parroco, nella nostra parrocchia non si celebra la Messa e allora io sono autorizzato a guidare la recita della Lodi, a celebrare la liturgia della parola e poi a distribuire la Comunione. La mia attività è intensa e posso fare tutto questo, all& rsquo;età di 78 anni, perché la Madonna mi ha guarito e continua a proteggermi».

Il dottor Longo riflette un attimo e poi aggiunge: «Mi rendo conto che molti miei colleghi potrebbero pensare che sono un fanatico. Molti medici infatti non sono credenti e non ammettono l’esistenza di una guarigione per intervento soprannaturale. Ma glielo assicuro: non sono fanatico, e non sono uno che si lascia guidare dalle emozioni e dall’entusiasmo. Sono un medico, credo nella medicina, ho due figli medici. La mentalità professionale mi ha abituato a riflettere, a osservare le cose freddamente e con distacco. Ho seguito questa mia vicenda con la più scrupolosa obbiettività. Non ci sono dubbi di nessun genere: la mia guarigione non trova spiegazioni razionali. Quello che è avvenuto va attribuito soltanto alla Madonna».

Chiedo al dottor Longo di riassumere la storia della sua malattia e della guarigione.

«Eccola», dice subito con entusiasmo. «Sono sempre stato una persona sana e ho lavorato molto nella mia vita. Nella primavera del 1983 cominciai, improvvisamente, ad accusare dei disturbi e dei dolori all’addome. Si trattava di sintomi che, come medico, mi preoccuparono.

“Decisi di sottopormi a una serie di analisi ed esami clinici in modo da chiarire la situazione. Le risposte non fecero che confermare i miei timori. Tutte le indicazioni lasciavano intendere che fossi stato colpito da un tumore all’intestino.

“Verso la metà di luglio, la situazione precipitò. Dolori tremendi all’addome, allo stomaco, perdite di sangue, un quadro clinico preoccupante. Venni ricoverato d’urgenza alla clinica Sanatrix di Napoli. Il professor Francesco Mazzei, che mi aveva in cura, disse che dovevo essere operato. E aggiunse che non si doveva perdere tempo. L’intervento venne fissato per la mattina del 26 luglio, ma il professore fu colpito da influenza con febbre a quaranta. Nelle mie condizioni non potevo aspettare e dovetti cercare un altro chirurgo. Mi rivolsi al professor Giuseppe Zannini, un luminare della medicina, direttore dell’Istituto di Semeiotica chirurgica dell’Università di Napoli, specialista in chirurgia dei vasi sanguigni. Fui trasportato nella Clinica Mediterranea, dove Zannini lavorava, e la mattina del 28 luglio venne eseguita l’operazione.

“Si trattò di un intervento delicato. In termini tecnici, fui sottoposto a una “emicollectomia a sinistra”. Mi asportarono, cioè, una porzione di intestino che venne sottoposto a esame istologico. Risultato: “tumore”.

“II responso fu una mazzata per me. Come medico, sapevo quale avvenire mi attendeva. Mi sentii perduto. Avevo fiducia nella medicina, nelle tecniche chirurgiche, nei nuovi farmaci, nelle cure al cobalto, ma sapevo anche che molto spesso avere un tumore significava, allora, avviarsi verso una fine tremenda, piena di dolori atroci. Mi sentivo ancora giovane. Pensavo alla mia famiglia. Avevo quattro figli e tutti ancora studenti. Ero pieno di preoccupazioni e mi agitavo.

“L’unica vera speranza in quella situazione disperata era la preghiera. Solo Dio, la Madonna potevano salvarmi. In quei giorni i giornali parlavano di quello che stava avvenendo a Medjugorje e io sentii subito una grande attrattiva verso quei fatti. Cominciai a pregare, i miei familiari andarono in pellegrinaggio nel paesino jugoslavo per chiedere alla Madonna la grazia di allontanare da me lo spettro del tumore.

“Dodici giorni dopo l’intervento chirurgico, mi tolsero i punti e sembrava che il decorso postoperatorio procedesse nel migliore dei modi. Invece, al quattordicesimo giorno, si verificò un crollo inatteso. Una “deiscenza” della ferita chirurgica. La ferita cioè si apri, completamente, come se fosse stata appena fatta. E non solo la ferita esterna, ma anche quella interna, quella intestinale, provocando peritonite diffusa, febbre altissima. Un vero disastro. Le mie condizioni erano gravissime. Per alcuni giorni fui giudicato moribondo.

“Il professor Zannini, che era in ferie, tornò subito e prese in mano quella situazione disperata con grande autorità e competenza. Ricorrendo a particolari tecniche, riuscì a fermare la “deiscenza”, riportando la ferita in condizioni tali da permettere una nuova anche se lenta rimarginazione. Però in questa fase insorsero numerose minifistole addominali, che poi si concentrarono in una sola, ma molto vistosa e grave.

“La situazione quindi era peggiorata. Restava la minaccia terribile del tumore, con possibili metastasi, e ad essa si aggiungeva la presenza della fistola, cioè di quella ferita, sempre aperta, fonte di dolori grandissimi e di preoccupazioni.

“Rimasi in ospedale quattro mesi, durante i quali i medici tentarono in tutti i modi di chiudere la fistola, ma inutilmente. Tornai a casa in condizioni pietose. Non riuscivo neppure a sollevare la testa quando mi somministravano un cucchiaio d’acqua.

“La fistola all’addome doveva essere medicata due tre volte al giorno. Si trattava di medicazioni speciali, che dovevano essere eseguite con ferri chirurgici perfettamente sterilizzati. Un tormento continuo.

“A dicembre, le mie condizioni peggiorarono di nuovo. Fui ricoverato e sottoposto a un altro intervento. A luglio, a distanza di un anno dal primo intervento, altra gravissima crisi con vomito, dolori, blocco intestinale. Nuovo ricovero urgente e nuovo delicato intervento chirurgico. Questa volta rimasi in clinica due mesi. Tornai a casa sempre in brutte condizioni.

«A dicembre di quell’anno dovetti esser operato da un ascesso addominale provocato proprio dalla fistola. Il professor Zannini, che era un esperto di questi malanni, mi disse che avrei dovuto rassegnarmi: la fistola non sì sarebbe più chiusa.

“In quelle condizioni continuai a vivacchiare. Ero un uomo finito. Non potevo fare niente, non potevo lavorare, non potevo viaggiare, non potevo rendermi utile. Ero schiavo e vittima di quella orribile fistola, con la spada di Damocle sulla testa perché il tumore poteva riformarsi e poteva provocare metastasi.

«Il quattro aprile del 1989 andai dal professor Zannini per una visita di controllo. Egli constatò che la fistola era sempre in atto, inguaribile. Cinque giorni dopo, il nove aprile, alla sera tardi mio figlio, che era diventato medico, mi praticò l’ultima medicazione di quella giornata. La fistola era sempre là, viva, sanguinante, dolorante, inguaribile. Come sempre, anche quella sera prima di addormentarmi pregai la Madonna chiedendole la grazia di guarire. Al mattino, quando mi svegliai, mio figlio venne per la medicazione. Tolse le bende e con stupore constatò che la fistola non c’era più. La pelle dell’addome era perfettamente asciutta, liscia, il foro era scomparso.

“Non potevo credere ai miei occhi. Mi sentii inondato da una gioia tremenda. Credo di aver pianto. Chiamammo gli altri familiari e tutti constatarono quanto era accaduto. Come avevo sempre detto, decisi subito di partire per Medjugorje per andare a ringraziare la Madonna. Solo lei poteva aver compiuto quel prodigio. Nessuna ferita può rimarginarsi dalla sera alla mattina. Tanto meno una fistola, che è una ferita gravissima e profonda, che interessa il tessuto addominale e l’intestino. Per la guarigione di una fistola del genere, avremmo dovuto osservare un lento miglioramento per giorni e giorni. Invece tutto era accaduto in poche ore.

«Da Medjugorje scrissi una cartolina al professor Zannini dicendo: “Sono finalmente guarito, tornerò presto da lei”. Rientrato a Napoli, andai dal professore. Il suo assistente mi disse: “Zannini ha ricevuto la cartolina ed è curiosissimo di visitarla”. In quel momento arrivò il professore. “Venga, venga”, mi disse. “Voglio vedere che cosa è accaduto”. Mi visitò, mi palpò, mi sottopose a pressioni, stiramenti continuando a rigirarmi sul lettino. Al termine sentenziò: “Lei è stabilmente guarito”. “Professore”, dissi «1e ho scritto da Medjugorje, che cosa ne pensa?”. “E’ certamente una cosa eccezionale”, rispose. “E’ disposto a dichiarare che sono guarito senza alcun intervento chirurgico e senza fare nessuna cura specifica?” domandai. “E’ la verità”, disse e mi rilasciò una dichiarazione in cui, dopo aver riassunto i vari interventi chirurgici che avevo subito e i sei anni di convivenza con quella fistola sorta in seguito alle operazioni, scrisse: “Attualmente la fistola è clinicamente guarita senza alcun intervento chirurgico”.

«Da allora», conclude il dottor Antonio Longo «cioè dal 9 aprile 1989 io non ho più avuto niente. Ho ripreso la mia vita normale. Lavoro, visito, mangio, viaggio, sto benissimo. E ancora ringrazio la Vergine perché ogni giorno di vita, date le condizioni in cui mi trovavo, è un nuovo prodigio di bontà del Signore e della Madonna».

Fonte: Renzo Allegri

Messaggio del 2 marzo 2017 a Mirjana

“Cari figli,

con amore materno, vengo ad aiutarvi ad avere più amore. Ciò significa più fede. Vengo ad aiutarvi a vivere, con amore, le parole di mio Figlio in modo che il mondo sia diverso. Per questo apostoli del mio amore vi raccolgo intorno a me. Guardatemi con il cuore. Parlatemi, come ad una madre, dei vostri dolori, fatiche e gioie. Chiedete che io preghi mio Figlio per voi. Mio Figlio è misericordioso e giusto. Il mio cuore materno desidera che siate così anche voi. Il mio cuore materno desidera che voi, apostoli del mio amore, a tutti coloro che vi circondano, con la vostra vita, parliate di mio Figlio e di me, perché il mondo sia diverso, perché torni semplicità e purezza, perché torni fede e speranza. Perciò figli miei, pregate, pregate, pregate con il cuore, pregate con amore, pregate con opere buone, pregate perché tutti conoscano mio Figlio, perché il mondo cambi, perché il mondo si salvi. Vivete con amore le parole di mio Figlio, non giudicate, ma amatevi gli uni gli altri, perché il mio cuore possa trionfare.

Vi ringrazio”