Messaggio dato a Marija 25 dicembre 2016.

“Cari figli!
Con grande gioia oggi vi porto mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la Sua pace. Figlioli, aprite i vostri cuori e siate gioiosi affinché possiate accoglierla. Il cielo è con voi e lotta per la pace nei vostri cuori, nelle famiglie e nel mondo e voi, figlioli, aiutatelo con le vostre preghiere affinché sia così. Vi benedico con mio Figlio Gesù e vi invito a non perdere la speranza e che il vostro sguardo e il vostro cuore siano sempre rivolti verso il cielo e verso l’eternità. Così sarete aperti a Dio ed ai Suoi piani. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Messaggio straordinario annuale dato a Jakov il 25 Dicembre 2016.

“Cari figli, oggi in questo giorno di grazia in un modo particolare vi invito di pregare per la pace. Figli, io sono venuta qua come Regina della Pace e quante volte vi ho chiamati di pregare per la pace, però i vostri cuori sono agitati, il peccato vi frena di aprirsi completamente alla grazia e pace che Dio vi vuole donare. Vivere la pace figli miei vuol dire prima ad avere la pace nei vostri cuori e donarsi totalmente a Dio e alla Sua volontà. Non cercate pace e gioia in queste cose terrene perché tutto questo e di passaggio. Sforzatevi verso la Vera Misericordia e pace che viene solo da Dio e solo così i vostri cuori saranno pieni di gioia sincera e solo così potrete diventare testimoni di pace in questo mondo agitato.
Io sono la vostra madre e intercedo per ogni uno di voi. Grazie perché avete risposto alla mia chiamata.

Il “doppio” miracolo che ha salvato la vita di Arthur

Il “doppio” miracolo che ha salvato la vita di Arthur

Non è vero che Dio sceglie i santi o i peggiori peccatori al solo fine di mostrare la sua potenza. No, Dio sceglie chi vuole, come vuole e quando vuole, anche le persone più normali e magari pure tiepide. E lo fa solo per rivelare all’uomo il suo amore. Il resto è una conseguenza, per enorme che sia, in cui questa predilezione si ripete.

A dimostrarlo è la storia (raccontata nel libro Sei mesi di vita, edito da Ares) di uno dei miracoli più grandi e dagli effetti più dirompenti avvenuti a Medjugorje tramite la potente intercessione della Madre di Dio, che da 35 anni appare ai veggenti del paesino bosniaco. La guarigione di Arthur P. Boyle, ormai in fin di vita a causa di un tumore, avvenne nel 2000 riconducendolo a una fede autentica, vissuta fino a quel momento come un’abitudine domenicale senza alcuna incidenza sulla vita. Arthur si sposa, infatti, con sua moglie Judy quando entrambi sono giovanissimi.

Lui cattolico per tradizione è un uomo generosissimo, disposto al sacrificio, tanto da seguire lamoglie, profondamente religiosa, nel servizio in parrocchia, senza però aver mai coltivato «nessun rapporto personale con Dio». La vita familiare procede normalmente finché non viene scossa dalla scoperta dell’autismo del secondogenito. Dopo l’inziale spaesamento, Arthur riesce a reagire e procedere con le sue forze, così come farà alla morte dell’ottavo figlio neonato nel 1986. Ma, solo tre anni dopo, il padre di famiglia si ammala di carcinoma alle cellule renali. E il responso del medico è che «una cura non esiste». L’unica possibilità è la via chirurgica.

Di fronte all’ipotesi della scomparsa del marito persino Judy, con otto figli sulle spalle (nel frattempo era nato il nono), vacilla: «Anche per lei la preghiera sarebbe venuta dopo. Non subito. Non quella sera». Eppure, di fronte alla diagnosi nefasta, resta l’unica cosa rimasta. La famiglia Boyle comincia quindi a pregare, chiedendo a tutti i parenti, gli amici e i conoscenti di fare altrettanto. Intanto Judy incontra un sacerdote carismatico con doni di guarigione particolari nella cui chiesa affollata di persone porta il marito, ormai quasi senza forze, ma che «per la prima volta in vita mia pregai con il cuore. Mi lasciai andare completamente e consegnai tutto il mio dolore a Dio. E in quel momento ebbi la sensazione di essere colpito».

La famiglia, gli amici vecchi e nuovi cominciano a partecipare alle Messe carismatiche: «Ci fu anche una veglia di preghiera per me, durata tutta la notte. . mi rendevo conto che stava succedendo qualcosa di meraviglioso e che con l’aiuto di Dio avrei potuto sconfiggere il cancro». Arthur si sottopone all’operazione chirurgica in cui i medici, contro ogni previsione, riescono a estirpare tutto il tumore. Ma se la guarigione ha cambiato il decorso della malattia «non aveva cambiato me». La vita di Arthur, infatti, continua esattamente come prima. Finché, otto mesi dopo, il cancro si ripresenta più minaccioso e riducendo a zero le speranze del malato che attribuisce a Dio il suo modo di pensare: «Perché mai avrebbe dovuto aiutarmi di nuovo?», si chiede Arthur dopo aver rimesso la fede in un angolo, nonostante la guarigione.

Ma sua moglie non molla e «ingaggiò di nuovo l’esercito dei guerrieri della preghiera». L’unica strada percorribile secondo i medici è quella di cercare di dare qualche mese di vita in più al paziente, tramite una seconda operazione che viene fissata per il 14 settembre (una data significativa allora sconosciuta ad Arthur). Nel frattempo, uno degli amici dell’uomo viene a sapere delle apparizioni a Medjugorje e gli propone un pellegrinaggio in Bosnia dieci giorni prima dell’intervento. Disperato l’uomo accetta senza sapere bene dove sta andando e  il 4 di settembre parte con l’amico e un conoscente, scoprendo che il 24 e 25 giugno del 1981, la Madonna apparve per la prima volta ai sei piccoli veggenti a cui «da allora ha continuato ad apparire».

La cosa che colpisce di più i tre uomini, abituati a vivere per il business, lo sport e la famiglia sono le decine di sacerdoti che celebrano Messa insieme, i venti confessionali pieni e con file di persone in attesa di perdono. Dopo 15 anni Arthur, con i due amici, decide di confessarsi provando una grande gioia. La pace che trovano in questo luogo è sconosciuta, tanto che «il mio umore era alle stelle». I racconti sulle persecuzioni dei veggenti durante il regime, sui messaggi della Madre di Dio e i fatti eccezionali legati alle apparizioni impressionano la fede borghese dei tre americani. L’unica delusione è la partenza per Roma di Vicka, la veggente cui la Madonna ha dato il compito di pregare per i malati e che Arthur aveva sperato di incontrare.

L’uomo se ne fa presto una ragione, ma mentre è in un negozio a comprare rosari e medaglie, la veggente, che ha perso il volo, entra dalla porta e accetta di pregare su di lui. Da qui i doni e i fatti eccezionali si susseguono: finché alla fine della via crucis sul monte Krizevac, dove la Madonna è apparsa più volte, i tre provano a pregare con il cuore e sebbene Arthur avesse sempre evitato di mostrarsi debole anche in privato, perché «non era virile,…per una volta manifestai la mia debolezza e mi umiliai. Mi inginocchiai nel fango ai piedi della croce…piansi disperatamente e supplicai il Padre celeste di avere pietà di me». I tre uomini si trovano a pregare abbracciati in lacrime. E «fummo sopraffatti da una sensazione di pace».

Così, la vigilia della festa della Natività di Maria, dopo «aver sentito un intenso dolore al polmone, ero davvero convinto di essere stato guarito». Arthur lo confessa al telefono alla moglie chiedendole di fissarle un esame diagnostico prima dell’operazione. Ma la risposta dell’oncologo è negativa: «Un tumore non scompare da un giorno all’altro». Prima di ripartire i tre incontrano molte persone la cui esistenza è stata trasfigurata da Maria, fra cui Nancy (residente a Medjugorje dopo la conversione del marito Patrik), la quale afferma con certezza che il 14 settembre (data dell’operazione e la festa dell’esaltazione della Croce) «tu starai bene». Intanto Judy chiede aiuto a un altro medico che al suo ritorno accetta di sottoporre Arthur a una tomografia.

E il 12 settembre, festa del nome della vergine Maria, e l’esame rivela che il tumore «è sparito tutto». Nonostante ciò l’oncologo di Arthur spiega alla tv americana che a meno di un miracolo il cancro sarebbe tornato. Dopo 16 anni l’uomo è in ottima forma. Da allora, però, la sua esistenza si è trasfigurata, perché a Medjugorje «avevo accettato di perdere la vita» riguadagnandola, per cui ora «faccio di tutto per introdurre la fede in ogni aspetto della vita». Lo stesso è successo ai suoi amici, fino a cambiare il loro modo di condurre gli affari, di fare sport o di manifestare a tutti la propria fede. In questi anni i tre convertiti hanno condotto alla fede decine di persone. In particolare Arthur e Judy guidano da 15 anni un gruppo di preghiera in cui sono avvenuti una serie di guarigioni fisiche e spirituali altrettanto incredibili.

Fra le incredibili vicende narrate nel libro ci sono quelle di molti uomini convertiti, perché, come «la Vergine mi suggeriva interiormente», sono «in particolare gli uomini ad avere molto bisogno di pregare. Essi sono la testa di ogni famiglia… se danno l’esempio nella preghiera i figli li imiteranno. Ciò crea pace in famiglia, da cui nasce la pace nel mondo». Il significato di quanto accaduto per Arthur è la scoperta di una predilezione senza meriti, che Dio aveva da sempre nei suoi confronti, ma a cui non aveva mai prestato attenzione, accontentandosi di una vita tutto sommato dignitosa. Senza però la sublime misericordia del Padre, quasi sconosciuto all’uomo contemporaneo. Motivo per cui Maria intercede così straordinariamente, affinché Dio gli mostri il Suo volto innamorato e onnipotente, a cui «si può e si deve chiedere tutto».

 

di Benedetta Frigerio

15-05-2016 

Nuova Bussola Quotidiana

VENTOTTESIMO INCONTRO INTERNAZIONALE DI PREGHIERA DEI GIOVANI A MEDJUGORJE

VENTOTTESIMO INCONTRO INTERNAZIONALE DI PREGHIERA DEI GIOVANI A MEDJUGORJE

Il Ventottesimo Incontro Internazionale di Preghiera dei Giovani a Medjugorje si svolgerà dal 1° al 6 agosto 2017. Anche il programma della prossima edizione del Festival dei Giovani sarà caratterizzato da catechesi, testimonianze, celebrazioni liturgiche, momenti di preghiera e di Adorazione.

Vi aspettiamo quindi a Medjugorje, cari giovani, per il Ventottesimo Incontro Internazionale di Preghiera dei Giovani. Gli Incontri Internazionali dei Giovani sono iniziati nel 1990, su iniziativa del defunto fra Slavko Barbarić. Il primo di essi, che si svolse interamente sotto un tendone di colore verde, radunò a Medjugorje un centinaio di giovani, due chitarristi ed alcune persone che cantavano. Da allora, il numero dei partecipanti è cresciuto fino a superare quello dei partecipanti ad ogni altro incontro che si svolge a Medjugorje.

Sedicesimo anniversario di morte di fra Slavko Barbarić a Medjugorje

Sedicesimo anniversario di morte di fra Slavko Barbarić a Medjugorje

 

Giovedì 24 novembre 2016 è stato ricordato, a Medjugorje, il sedicesimo anniversario di morte di fra Slavko Barbarić. Quel giorno la Santa Messa serale per il defunto fra Slavko è stata presieduta, presso la chiesa parrocchiale, da fra Ljubo Kurtović e concelebrata da fra Marinko Šakota, parroco di Medjugorje, da fra Dragan Ružić, direttore del „Villaggio della Madre“, e da altri sedici sacerdoti.

Nella sua omelia, tra l’altro, fra Ljubo ha detto di fra Slavko: „Oggi è il sedicesimo anniversario di morte di fra Slavko. Quel giorno di sedici anni fa il Signore l’ha chiamato a sé dopo la Via Crucis pomeridiana sul Križevac, che aveva pregato in compagnia di alcuni fedeli. È morto a cinquantaquattro anni. Le tracce da lui lasciate sono visibili anche oggi e, qui a Medjugorje, lo resteranno per sempre. Lo seguivano in molti, perché sentivano che diceva la verità, perché si sentivano toccare il cuore da lui e venivano aiutati a ritrovare se stessi. Mettendosi alla sequela della Madonna come Madre, lo stesso fra Slavko aveva, infatti, ritrovato se stesso, e poteva quindi mostrare ad altri la medesima via. Fra Slavko si è fatto dono per gli altri mettendo a disposizione il suo tempo, il suo cuore e la sua vita secondo la logica del Vangelo“. La Celebrazione Eucaristica è stata resa ancor più solenne dai canti eseguiti dal coro parrocchiale „Regina della pace“, diretto da suor Irena Azinović. Quello stesso giorno fra Slavko è stato ricordato anche sul Križevac, nel corso di una Via Crucis iniziata alle ore 14:00 e guidata, alla presenza di molti fedeli, dal parroco di Medjugorje fra Marinko Šakota. (foto)

Messaggio del 2 dicembre 2016, dato a Mirjana.

“Cari figli,
il mio Cuore materno piange mentre guardo quello che fanno i miei figli. I peccati si moltiplicano, la purezza dell’anima è sempre meno importante. Mio Figlio viene dimenticato e adorato sempre meno ed i miei figli vengono perseguitati. Perciò voi, figli miei, apostoli del mio amore, invocate il nome di mio Figlio con l’anima e con il cuore: Egli avrà per voi parole di luce. Egli si manifesta a voi, spezza con voi il Pane e vi dà parole d’amore, affinché le trasformiate in opere di misericordia e siate così testimoni di verità. Perciò, figli miei, non abbiate paura! Permettete che mio Figlio sia in voi. Egli si servirà di voi per prendersi cura delle anime ferite e convertire quelle perdute. Perciò, figli miei, tornate alla preghiera del Rosario. Pregatelo con sentimenti di bontà, di offerta e di misericordia. Pregate non soltanto a parole, ma con opere di misericordia. Pregate con amore verso tutti gli uomini. Mio Figlio ha sublimato l’amore col sacrificio. Perciò vivete con lui per avere forza e speranza, per avere l’amore che è vita e che conduce alla vita eterna. Per mezzo dell’amore di Dio anch’io sono con voi, e vi guiderò con materno amore.

Vi ringrazio!”.