Messaggio dato a Marija il 25 Luglio 2016

“Cari figli! Vi guardo e vi vedo persi, e non avete ne la preghiera ne la gioia nel cuore. Ritornate, figlioli, alla preghiera e mettete Dio al primo posto e non l’uomo. Non perdete la speranza che vi porto. Figlioli, questo tempo sia per voi ogni giorno cercare Dio sempre più nel silenzio del vostro cuore e pregate, pregate, pregate fino a che la preghiera diventi gioia per voi.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Nek, Medjugorje e la fede ritrovata.

Secondo il popolo del web è lui il vincitore di Sanremo edizione  2015. Con “Fatti avanti amore”, canzone che rispecchia in tutto e per tutto il suo stile, Nek ha riconquistato pubblico e critica. Il solito Nek che fissa la telecamera con sguardo affabile quasi a dire “credo in quello che dico, capito?”. Poi c’è un altro Nek: si chiama Filippo Neviani, sposato dal 2006 con Patrizia, insieme hanno avuto una bimba, Beatrice, 4 anni.
E’ l’uomo che non ti aspetti. O meglio, l’uomo del cambiamento. Quello che tiene sempre in tasca un rosario fatto a mano. Perché le cose che contano non vuole perderle mai. Una genuinità tutta emiliana, la sua, di chi non nasconde nulla, di chi vuole affrontare la realtà così com’è. E dietro a quei profondi occhi blu c’è una vita che Nek ha raccontato, senza peli sulla lingua, in una serie di interviste rilasciate subito dopo Sanremo.

Matrimonio vivo
In una lunga intervista apparsa su Vanity Fair (18 febbraio) Nek ha parlato a lungo della sua famiglia e di sua moglie. Quel tradimento che lei gli ha perdonato ha il sapore della rinascita. «In un matrimonio di lunga data» racconta «si può essere incorruttibili proprio nel superamento degli errori. Che è sì impegno e rispetto dell’altro, ma anche sorpresa: bisogna essere i primi a tenere vive le onde di un elettrocardiogramma quando tende alla linea continua».

Mai più bugie
Non si tira indietro nel raccontare i momenti più difficili: «Quando quattro anni e mezzo fa è arrivata Beatrice, ha richiesto impegno. Con un bambino di mezzo si esasperano i difetti dell’altro, ci si scontra molto di più e dal lavoro di squadra si passa ad accondiscendere. Abbiamo avuto anche noi i nostri momenti di difficoltà […] Faccio un mestiere che induce in tentazione. […] ». Le fan cercano sempre di avvicinarlo e le bugie alla moglie non sono mancate «le volte che ho preso questo gioco sottogamba sono state quelle in cui mi sono fatto più male, con il rischio di conseguenze pesanti. Non mento più». Ora lui ha ammesso i suoi errori e la moglie la ho perdonato «Ammettendo lo sbaglio. Chiedendo scusa. Guardandoci negli occhi, trovando lì la conferma del sapere che siamo fatti l’uno per l’altra». Adesso «Condivido tutto, non tengo più l’altro all’oscuro, lontano, nell’omissione».
E alla domanda «”La verità rende liberi”, dice in un verso. Ci crede?» risponde secco «Me lo ha insegnato Gesù Cristo».

Medjugorje e la fede ritrovata
Nel 2009 Nek ha parlato della sua toccante esperienza a Medjugorje “In quel posto ci sono stato ben tre volte e le assicuro, senza con questo cadere nella sterile ed inutile retorica, che la mia fede prima era molto, ma molto più tiepida, poi si è riscaldata e mi sono infervorato. Del resto, a Medjugorje ho toccato con mano che cosa vuol dire, in un luogo tanto lontano, ma nello stesso tempo geograficamente accessibile, la fede in Dio, grazie all’opera della Madonna che, come instancabile mediatrice, opera autentiche grazie.”

In difesa della vita
In un’intervista rilasciata a Notizie Pro Vita (Settembre 2013) Nek ha raccontato la sua posizione di uomo cristiano di fronte alla vita, svelando l’origine della canzone “In Te” presentata a Sanremo 1993. “Quella canzone nacque dalla storia vera vissuta in gioventù dal mio paroliere. Una vicenda che lo fece soffrire non poco e che evidentemente gli ritornò alla memoria attraverso le note della canzone stessa. Oggi penso con estrema convinzione che la vita vada difesa e rispettata essendo il dono più grande che ci è stato donato. E’ un discorso complesso, ma al di là delle diverse esperienze, e rispettando quelli che professano diversi credo religiosi, sono convinto che, essendo beneficiari di un dono così grande, noi non abbiamo la libertà di decidere il destino di un altro individuo che, per altro, non può né intendere, né volere. Non possiamo decidere della vita altrui, non c’è concesso questo diritto e chi, invece, sostiene il contrario non fa che camuffare con la parola “libertà” un atto tanto estremo quanto terrificante. Questo è il mio punto di vista.” Poi ha concluso affermando che “preservare la vita è un fatto riservato a tutti, nessuno escluso, e al di là della fede. Poi naturalmente chi è Cristiano, e soprattutto Cattolico, è chiamato in prima linea su questo piano in virtù di quello che ha professato e insegnato Gesù: “Non c’è amore più grande che dare la vita per gli altri”.

Nuovi Orizzonti
Nek, nel suo cammino di fede, ha incontraro Chiara Amirante, fondatrice e presidente della Comunità Nuovi Orizzonti. Ed è anche grazie a lei che si è riavvicinato al Vangelo. Mentre prima era stato, per sua definizione, un “cristiano tiepido”. Dal 13 dicembre 2006 fa parte dei cavalieri della luce.

Fonte: ALETEIA

Le ragioni che convincono su Medjugorje – di Don Gabriele Amorth

Le ragioni che convincono su Medjugorje – di Don Gabriele Amorth (tratto dal mensile mariano “Madre di Dio”)

Uno dei primi e più diretti testimoni dei “fatti di Medjugorje” narra la sua esperienza sull’evento mariano più sensazionale degli ultimi vent’anni. – La situazione attuale e il futuro di una realtà vissuta come autentica da devoti di tutto il mondo.

Il 24 giugno 1981 la Vergine apparve al alcuni ragazzi di Medjugorje, su una collinetta isolata, chiamata Podbrdo. La visione, luminosissima, spaventò quei giovani che si affrettarono a scappare via. Ma non poterono trattenersi dal riferire in famiglia l’accaduto, tanto che la voce si sparse subito in quelle piccole borgate che fanno capo a Medjugorje. Il giorno seguente gli stessi ragazzi sentirono un impulso irresistibile a tornare in quel luogo, accompagnati da alcuni amici e curiosi.

La visione ricomparve, invitò i giovani ad avvicinarsi e parlò loro. Ebbi così inizio quella serie di apparizioni e di messaggi che continua ancora. Anzi, la Vergine stessa volle che quel 25 giugno, il giorno in cui iniziò a parlare, venisse ricordato come la data d’inizio delle apparizioni.Emanuela-Orlandi-Padre-Amorth-3

Ogni giorno, puntualissima, la Vergine appariva alle 17.45. Sempre più si ingrossava l’accorrere dei devoti e dei curiosi. La stampa informò dell’accaduto, tanto che in breve tempo la notizia si sparse.
In quegli anni ero Direttore di Madre di Dio e della cinquantina di riviste mariane ad essa collegate dell’URM, Unione Redazionale Mariana, tuttora esistente. Facevo parte del Collegamento mariano, organizzando varie iniziative, anche a raggio nazionale. Il ricordo più bello della mia vita è legato alla parte di primo piano che ebbi negli ani 1958-59, come promotore della consacrazione dell’Italia al Cuore Immacolato di Maria. In sostanza, la mia posizione mi faceva sentire in obbligo di rendermi conto se le apparizioni di Medjugorje erano vere o false. Studiai i sei ragazzi a cui si diceva che la Madonna apparisse: Ivanka di 15 anni, Mirjana, Marja e Ivan di 16, Vicka di 17, Jakov di appena 10 anni. Troppo giovani, troppo semplici e troppo diversi fra loro per inventare una simile sceneggiata; per di più, in un Paese ferocemente comunista come era allora la Jugoslavia.

Aggiungo l’influenza che ebbe su di me il parere del Vescovo, Mons. Pavao Zanic, che in quel primo tempo aveva studiato i fatti, si era convinto della sincerità dei ragazzi e si dimostrava, quindi, prudentemente favorevole. Fu così che la nostra rivista è stata una delle primissime a scrivere su Medjugorje: scrissi nell’ottobre 1981 il primo articolo che uscì pubblicato sul numero di dicembre. Da allora, mi recai molte volte nel paese jugoslavo; scrissi oltre cento articoli, tutti frutto di esperienza diretta. Fui sempre favorito da P. Tomislav (che guidava i ragazzi e il Movimento che sempre più andava crescendo, mentre il parroco, P. Jozo, era stato incarcerato) e da P. Slavko: furono per me amici preziosi, che mi ammisero sempre ad assistere alle apparizioni e mi fecero da interpreti con i ragazzi e con la gente con la quale desideravo parlare.

Io, testimone fin dall’inizio

Non si pensi che fosse facile andare a Medjugorje. Oltre alla lunghezza e alla difficoltà del tragitto per raggiungere la cittadina, si aveva anche a che fare con il rigoroso e pignolesco passaggio della dogana e con i blocchi e le perquisizioni da parte delle pattuglie della Polizia di regime. Anche il nostro Gruppo romano ebbe molte difficoltà nei primi anni.

Ma segnalo specialmente due fatti dolorosi, che si rivelarono poi provvidenziali.

Il Vescovo di Mostar, mons. Pavao Zanic, divenne di colpo acerrimo avversario delle apparizioni e tale rimase, come sulla stessa linea si trova oggi il suo successore. Da quel momento – chissà perché – la Polizia incominciò ad essere più tollerante.

Un secondo fatto è ancora più importante. Nella Jugoslavia comunista era consentito ai Cattolici di pregare solo all’interno delle chiese. Pregare altrove era assolutamente proibito; varie volte, del resto, la Polizia intervenne ad arrestare o a disperdere quanti si recavano sulla collina delle apparizioni. Anche questo fu un fatto provvidenziale, poiché così tutto il Movimento, comprese le apparizioni, si spostarono dal monte Podbrdo alla chiesa parrocchiale, potendo così venire regolate dai Padri Francescani.

Nei primi tempi, ad avvalorare la veridicità di quanto i ragazzi raccontavano, avvennero anche fatti naturalmente inspiegabili: una grande scritta MIR (che significa Pace) rimase a lungo nel cielo; la frequente apparizione della Madonna accanto alla Croce sul monte Krisevac, ben visibile a tutti; fenomeni di riflessi colorati nel sole, di cui si conservano abbondanti documentazioni fotografiche….

Fede e curiosità contribuivano a diffondere i messaggi della Vergine, con particolare interesse per ciò che più stuzzicava la voglia di conoscere: si parlava continuamente del “segno permanente” che sarebbe sorto d’improvviso sul Podbrdo, a conferma delle apparizioni. E si parlava dei “dieci segreti” che un po’ per volta la Madonna andava rivelando ai giovani e che, evidentemente, avrebbero riguardato fatti futuri. Tutto questo serviva a collegare i fatti di Medjugorje con le apparizioni di Fatima e a vederne un prolungamento. Né mancavano voci allarmistiche e false notizie.

Ancora, in quegli anni, mi trovai stimato come uno dei meglio informati sui “fatti di Medjugorje”; ricevevo continue telefonate da Gruppi italiani ed esteri che mi chiedevano di precisare che cosa ci fosse di vero o di falso nelle voci che venivano sparse. Rinsaldai per la circostanza la già vecchia amicizia con il francese P. René Laurentin, riconosciuto da tutti come il più noto mariologo del mondo, e che poi tante volte si recò a Medjugorje e tanti libri scrisse sui fatti di cui divenne testimone.

E di amicizie nuove ne ebbi tante, e molte perdurano, come perdurano i vari “Gruppi di preghiera” suscitati da Medjugorje un po’ in tutte le parti del mondo. Anche a Roma vi sono vari Gruppi: quello da me guidato dura da diciotto anni e vede sempre la partecipazione di 700-750 persone, l’ultimo sabato di ogni mese, quando viviamo un pomeriggio di preghiera come lo si vive a Medjugorje.

La sete di notizie era tale che, per qualche anno, in ogni numero del mio mensile Madre di Dio pubblicavo una pagina intitolata: L’angolo di Medjugorje. So con certezza che era molto gradita ai Lettori e che veniva regolarmente riprodotta da altri giornali.

Come riassumere la situazione attuale

I messaggi di Medjugorje continuano incalzanti, per spronare alla preghiera, al digiuno, a vivere in grazia di Dio. Chi si meraviglia di tanta insistenza è cieco di fronte alla situazione attuale del mondo e ai pericoli che incombono. I messaggi danno fiducia: “Con la preghiera si fermano le guerre”.

A proposito delle Autorità ecclesiastiche, va detto quanto segue: anche se l’attuale Vescovo locale non cessa di insistere sulla sua incredulità, resta fermo quanto disposto dall’episcopato jugoslavo: Medjugorje è riconosciuto come Centro di preghiera, in cui i pellegrini hanno il diritto di trovare l’assistenza spirituale nelle loro lingue.

Riguardo alla apparizioni, non c’è un pronunciamento ufficiale. Ed è la posizione più ragionevole, quella che invano io stesso avevo a suo tempo suggerito a mons. Pavao Zanic: distinguere il culto dal fatto carismatico. Invano gli presentavo l’esempio del Vicariato di Roma alle “Tre Fontane”: quando i responsabili della diocesi hanno visto che la gente continuava ad affluire con sempre più frequenza per pregare davanti alla grotta delle (vere o presunte) apparizioni, hanno posto dei Frati francescani ad assicurare e a regolare l’esercizio del culto, senza mai preoccuparsi di dichiarare se la Madonna era davvero apparsa al Cornacchiola. Ora, è vero che mons. Zanic e il suo successore hanno sempre disconosciuto la apparizioni a Medjugorje; mentre, al contrario, mons. Frane Franic, Vescovo di Spalato, dove averle studiate per un anno ne è diventato un tenace assertore.

Ma guardiamo i fatti. A Medjugorje sono affluiti fino ad oggi oltre venti milioni di pellegrini, tra cui migliaia di sacerdoti e centinaia di vescovi. È anche noto l’interessamento e l’incoraggiamento del Santo Padre Giovanni Paolo II, come sono note le numerose conversioni, le liberazioni dal demonio, le guarigioni.

Nel 1984, ad esempio, avvenne la guarigione di Diana Basile. Più volte mi sono trovato a tenere Conferenze insieme a lei, che ha inviato alla Commissione istituita dalle Autorità ecclesiastiche per la verifica dei fatti di Medjugorje 141 documenti medici, per documentare le sue malattie e la sua improvvisa guarigione.

Di grande importanza è pure quanto accadde nel 1985, trattandosi di un fatto mai avvenuto prima: due Commissioni mediche specializzate (una italiana, guidata dal dott. Frigerio e dal dott. Mattalia, e una francese, presieduta dal prof. Joyeux) sottoposero i ragazzi, durante le apparizioni, ad analisi con le apparecchiature più sofisticate di cui dispone oggi la scienza; conclusero che era “provata l’assenza di ogni forma di trucco e di allucinazione, e che non c’era spiegazione umana alcuna dei fenomeni” cui i veggenti andavano soggetti.

In quell’anno avvenne anche per me un fatto personale che io ritengo rilevante: mentre più studiavo e scrivevo sulle apparizioni di Medjugorje, ebbi il massimo riconoscimento a cui può aspirare uno studioso di Mariologia: la nomina a membro della ‘Pontificia Accademia Mariana Internazionale’ (PAMI). Era segno che quei miei studi erano giudicati positivamente anche sotto il profilo scientifico.

Ma proseguiamo con la narrazione dei fatti.

A frutti spirituali che con tanta larghezza ricevevano i pellegrini in quello che è oggi, di fatto, uno dei Santuari mariani più frequen6tati del mondo, si aggiunsero eventi di rilievo: giornali su Medjugorje in molte nazioni; Gruppi di preghiera ispirati alla Vergine di Medjugorje un po’ dappertutto; un rifiorire di vocazioni sacerdotali e religiose e la fondazioni di comunità religiose nuove, ispirate alla Regina della Pace. Per non parlare di grosse iniziative, come Radio Maria, che sta diventando sempre più internazionale.

Se mi si chiede quale futuro prevedo per Medjugorje, rispondo che basta andare là e aprire gli occhi. Non si sono moltiplicati solo gli alberghi o le pensioni, ma vi si sono stabilite Case religiose, sono sorte Opere caritative (si pensi, ad esempio, alle ‘Case per drogati’ di sr. Elvira), edifici per Convegni di spiritualità: tutte costruzioni di iniziative che hanno i requisiti per dimostrarsi stabili e pienamente efficienti.

In conclusione, a chi – come il mio successore nella attuale direzione della rivista Madre di Dio – mi chiede che cosa penso di Medjugorje, rispondo con le parole dell’evangelista Matteo: “Dai loro frutti li riconoscerete. Ogni albero buono dà frutti buoni e ogni albero cattivo dà frutti cattivi. Non può un albero buono dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni” (Mt 7, 16.17).

Non c’è alcun dubbio che i messaggi di Medjugorje siano buoni; sono buoni gli esiti dei pellegrinaggi, sono buone tutte le opere sorte sotto l’ispirazione della Regina della Pace. Questo si può già affermare con sicurezza, anche se le apparizioni continuano, proprio perché Medjugorje probabilmente non ha ancora esaurito quanto deve dirci.

Don Gabriele Amorth

Una grande testimonianza da un ex alcolizzata.

La Madonna ha riversato nel mio cuore la sua gioia e ha tolto la disperazione. Una grande testimonianza da un ex alcolizzata.

Poco dopo la mia guarigione sono stata invitata a parlare di Medjugorje negli USA. E’ stato proprio impossibile tenere per me la scoperta delle “24 ore della Gospa!” Dopo aver loro spiegato tutto per bene ho detto ai cinquemila americani che mi ascoltavano: “Mandatemi le vostre testimonianze!” La primissima lettera che ho ricevuto mi ha stravolto: “Ho ascoltato la sua conferenza il settembre scorso a Pittsburgh. Ho trent’anni.Quando sono venuta ad ascoltarla ero vedova da qualche mese, la mia vita era un vero inferno. Non riuscivo a sopportare l’assenza di mio marito: non sentire più la sua voce, i suoi passi in casa, non poterlo più vedere, parlargli, era diventata una tale tortura che non volevo più vivere. Il dolore della solitudine e la disperazione del cuore mi schiacciavano, e solo la morte poteva mettervi fine. Avevo perciò deciso di suicidarmi e, perché sia venuta alla sua conferenza, me lo sto ancora domandando. Ne ricordo una cosa sola, dato che mai prima d’allora avevo considerato le apparizioni da quel punto di vista: la Madonna viene a visitarmi, me, personalmente, a casa mia, nella mia presente situazione..! Ho deciso di fare le “24 ore della Gospa” dall’indomani. Quando è arrivata l’ora dell’apparizione, mi sono letteralmente sprofondata fra le sue braccia (anche se non la vedevo) e ho singhiozzato così per un po’, sul suo cuore. Non avevo altro regalo da offrirle che la mia infinita disperazione e non facevo altro che ripeterle: “Prendi la mia infelicità, prendi la mia vita distrutta, delusa! Non ne posso più!” Suora, forse lei non mi crederà, ma le dico la verità: non so come sia successo, ma oggi sono diventata la donna più felice del mondo. Sono felice della mia sorte! La Madonna ha riversato nel mio cuore la sua gioia e ha tolto la disperazione. La amo da morire! Lei è incredibile, è veramente una madre! Il Suo cuore è nel mio e non so dirle quanto ora ami la vita…” (Patricia) In Francia parlavo di questo in ogni occasione. Un giorno, una signora che aveva assistito ad una conferenza a Tolosa, tre mesi prima, è venuta a trovarmi a Medjugorje.

Il pullman di pellegrini era già al corrente del suo miracolo che si è affrettata a raccontarmi: “Ho sessant’anni. Ero alcolizzata da dieci anni e perciò avevo gravi problemi di salute. La mia famiglia, poi, era a pezzi, soprattutto i miei figli ai quali rendevo la vita impossibile: era più forte di me; avevo fatto cure su cure e persino un gruppo di preghiera aveva pregato parecchie volte su di me. Niente serviva, il vino bianco… era il vino bianco! Quando ho sentito come lei era stata guarita dalla Gospa, mi è venuta un’idea. Si ricorda che abbiamo pregato qualche minuto durante la conferenza? Abbiamo pregato in raccoglimento al momento dell’apparizione alle 18,40. Mi sono detta: “E’ arrivato il momento! Per una volta puoi ben fare un regalo a Maria!” Così le ho promesso di non bere una goccia d’alcool nelle prossime 24 ore, cosa di cui mi sapevo incapace, ma lei aveva detto che la Madonna ci avrebbe aiutato a mantenere la promessa: e ha funzionato! E’ stata molto, molto dura: vedevo continuamente sfilare davanti ai miei occhi bicchieri di vino bianco. Ho dovuto farmi forza per mantenere la promessa. L’indomani ero veramente felice di offrirle il mio dono. ‘Subito dopo l’ora dell’apparizione, dovevo andare da degli amici e naturalmente mi offrono un bicchiere: di vino bianco! Prendo il bicchiere ma, appena l’assaggio, devo controllarmi per non sputarlo: il vino mi disgustava! Suora, da quel giorno non bevo più e non è neppure uno sforzo. La cosa più bella è che la Madonna, dopo questo, ha iniziato delle conversioni a catena nella mia famiglia”. (Jeanine) Quello che le cure disintossicanti e gli psicologi non erano riusciti a fare in dieci anni, la Gospa l’ha fatto in 24 ore! E chi ha scelto in questa famiglia come apostolo di suo Figlio? Quella che aveva fatto più disastri.

Padre Lombardi: nessuna novità su Medjugorje

In seguito agli scritti pubblicati da alcuni Media ed in risposta alle domande di alcuni giornalisti riguardo a Medjugorje, P. Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede,

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ha fatto la seguente breve dichiarazione: “Negli ultimi giorni sono girate voci circa la possibile nomina di un Amministratore Apostolico per il Santuario di Medjugorje, che lo governi riferendo direttamente alla Santa Sede.

Si tratta, di una ipotesi oggetto di studio fra altre, ma non vi è stata ancora alcuna decisione in merito. È quindi prematuro parlarne come di un orientamento già preso o come di una decisione imminente” (Radio Vaticana).

Padre Gabriele Amorth racconta di una liberazione avvenuta a Medjugorje.

Padre Gabriele Amorth racconta di una liberazione avvenuta a Medjugorje.

Una liberazione avvenuta a Medjugorje (di Padre Gabriele Amorth)
Una madre di famiglia, di un paesetto siciliano, soffre da vari anni perché affetta da possessione diabolica. Si chiama Assunta. Anche alcuni dei suoi familiari pare che abbiano disturbi fisici causati da vendette di Satana. Dopo alcuni anni di peregrinazioni presso vari medici, che trovano Assunta sanissima, la sofferente bussa alla porta del proprio vescovo. Questi, esaminato il caso, l’affida a un esorcista, che viene aiutato da un gruppo di preghiera che, per ottenere il buon esito, prega e digiuna. Anch’io, assistendo agli esorcismi, mi rendo conto che si tratta di un caso molto grave, per cui propongo al marito di portare la moglie a Medjugorje. Dopo qualche esitazione (in quella famiglia nessuno conosceva i fatti di Medjugorje) la decisione è presa e si parte.Emanuela-Orlandi-Padre-Amorth-3
Arriviamo la domenica 26 luglio 1987. Assunta si sente già male appena pone i piedi per terra, scendendo dalla macchina. P. Ivan, il superiore dei francescani, non ci dà nessuna speranza di aiuto: specie nel periodo estivo il loro lavoro è massacrante. Propongo di portare Assunta in chiesa; penso che il demonio non ha nessuna intenzione di manifestarsi. Il giorno dopo saliamo sul Podbrdo, la collina delle apparizioni, recitando il rosario. Anche qui non accade niente di particolare. Scendendo, ci fermiamo davanti alla casa di Vicka, dove già c’è molta gente. Ho anche il tempo di dire a Vicka che c’è con noi una donna indemoniata, di nome Assunta. Ed è Assunta che corre subito verso Vicka e l’abbraccia, scoppiando in lacrime. Vicka l’accarezza sul capo. A questo gesto il demonio si manifesta: non può tollerare la mano della veggente. Assunta si butta a terra, urlando in una lingua sconosciuta. Vicka la prende per mano con delicatezza e raccomanda ai presenti, sconcertate: << Non piangete, ma pregate>>.

Tutti pregano con forza, giovani e vecchi; s’intrecciano preci in varie lingue perchè i pellegrini sono di diverse nazioni; è una scena biblica. Vicka asperge Assunta con acqua benedetta e poi le chiede se si sente meglio. La donna fa segno di sì con la mano. Pensiamo che si sia liberata e ci scambiamo sguardi di gioia. Il demonio caccia fuori un urlo spaventoso: aveva finito di andarsene perché smettessimo di pregare. Riprendiamo con più ordine, intonando il rosario. Un signore alza le mani e le tiene verso le spalle di Assunta, ma da lontano; il demonio non resiste a quel gesto, per cui Assunta urla e si dimena; occorre trattenerla perché vorrebbe scagliarsi contro quell’uomo. Interviene un giovanotto alto e biondo, occhi azzurri, che con grande forza lotta col diavolo. Capisco appena che gli impone di assoggettarsi a Gesù Cristo, ma è tutto un dialogo serrato, in inglese; Assunta non sa l’inglese, eppure discute animatamente.
Intono le litanie lauretane. All’invocazione “Regina degli angeli” il demonio caccia un urlo tremendo; occorrono otto persone per tenere Assunta. Noi ripetiamo l’invocazione più volte, in tono sempre più elevato, con la partecipazione di tutti i presenti. E’ il momento più forte. Poi Vicka si avvicina a me: << Sono già tre ore che preghiamo. E’ tempo di portarla in chiesa>>. Un italiano che sa l’inglese mi ripete una frase del diavolo: ha detto che sono presenti in venti demoni. Andiamo in chiesa e Assunta viene fatta entrare nella cappella delle apparizioni. Là p.Slavko e p.Felipe pregano su di lei, fino alle diciannove. Poi escono tutti e ritorniamo alle ventuno; nella cappella delle prime apparizioni i due sacerdoti pregano ancora fino alle ventitré. Sappiamo poi che Assunta ha parlato in varie lingue. Ci viene dato appuntamento per il pomeriggio seguente; è un caso molto duro.

Alla mattina seguente andiamo da p.Jozo che, dopo la messa, impone le mani sul capo di Assunta; i demoni non resistono a questo gesto e reagiscono con violenza. P.Jozo fa portare Assunta in chiesa: occorre trascinarla con grande forza. C’è molta gente; il padre ne approfitta per fare una catechesi sull’esistenza del demonio. Poi prega e asperge più volte Assunta con acqua benedetta; le reazioni sono violentissime. Dobbiamo ritornare a Medjugorje; p.Jozo fa in tempo a dirci che occorre spronare Assunta a collaborare: è troppo passiva, non si aiuta. Alle tredici p.Slavko e p.Felipe riprendono a pregare nella canonica. Dopo un’ora veniamo chiamati per collaborare con le nostre preghiere; ci viene detto che i demoni si sono molto indeboliti, ma occorre l’adesione piena di Assunta. Mentre preghiamo, si cerca di far pronunciare all’infelice il nome di Gesù; ci prova, ma sembra presa da sintomi di soffocamento. Le viene posto il crocifisso sul petto e le si suggerisce di rinnegare ogni tipo di magia e sortilegio (è un passaggio determinante in simili casi). Assunta annuisce; era quello che ci voleva. Continua la preghiera finché anche Assunta riesce a pronunciare il nome di Gesù, poi inizia l’Ave Maria. A questo punto scoppia in un pianto dirotto. E’ libera! Usciamo per recarci in chiesa; ci viene detto che Vicka si è sentita male nell’istante stesso in cui Assunta veniva liberata; stava pregando per questo.

In chiesa Assunta era in prima fila. Ha seguito con fervore il rosario e la messa; non ha avuto nessuna difficoltà a comunicarsi. E’ questo un test importante. A cinque anni di distanza posso confermare che la liberazione è stata radicale. Ora quella mamma è una testimonianza vivente nella misericordia di Dio ed è uno dei membri più attivi del gruppo. Non esita a dire che la sua liberazione è stata un trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Tratto da “Nuovi racconti di un esorcista”

di padre Gabriele Amorth

Messaggio dato a Mirjana il 2 luglio 2016.

“Cari figli, la mia presenza reale e vivente in mezzo a voi deve rendervi felici, perché questo è il grande amore di mio Figlio. Egli mi manda in mezzo a voi affinché, con materno amore, io vi dia sicurezza; affinché comprendiate che dolore e gioia, sofferenza e amore fanno sì che la vostra anima viva intensamente; affinché vi inviti nuovamente a celebrare il Cuore di Gesù, il cuore della fede: l’Eucaristia. Mio Figlio, di giorno in giorno, nei secoli ritorna vivente in mezzo a voi: ritorna a voi, anche se non vi ha mai abbandonato. Quando uno di voi, miei figli, ritorna a lui, il mio Cuore materno sussulta di felicità. Perciò, figli miei, ritornate all’Eucaristia, a mio Figlio. La strada verso mio Figlio è difficile e piena di rinunce ma, alla fine, c’è sempre la luce. Io capisco i vostri dolori e le vostre sofferenze e, con materno amore, asciugo le vostre lacrime. Confidate in mio Figlio, poiché Egli farà per voi quello che non sapreste nemmeno chiedere. Voi, figli miei, voi dovete preoccuparvi soltanto per la vostra anima, perché essa è l’unica cosa che vi appartiene sulla terra. Sudicia o pura, la porterete davanti al Padre Celeste. Ricordate: la fede nell’amore di mio Figlio viene sempre ricompensata. Vi chiedo di pregare in modo particolare per coloro che mio Figlio ha chiamato a vivere secondo lui e ad amare il loro gregge. Vi ringrazio”